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"Brevi racconti di un grande maestro" di Jaroslav Hašek***

Io ogni tanto leggo cose strane, lo sapete già.
Soprattutto quando le trovo in giro, nei mercatini, e soprattutto se sono racconti, e soprattutto se sono brevi. Quando poi, 'sta cosa me la dicono già in copertina, nel titolo, e vedo un nome che mi pare sconosciuto ma leggo che è un cecoslovacco un po' fuori di testa, be', figuriamoci se non me lo prendevo, questo libretto.

In realtà, poi, Jaroslav Hasek non è uno sconosciuto, ha scritto un romanzo umoristicosatiricoincompleto tradotto in 60 lingue che prendeva per il cool il comunismo e la guerra, soprattutto. Un tizio morto a 40, prigioniero in Russia, che ha girato mezza Asia, arrestato per millanta motivi, politicamente scorretto in tutto, e insomma... una lettura alla sua bio è cosa gradevole. 
Diciamo pure che di cose da dire ne aveva.
Era anche molto prolifico, spesso di raccontini.
Ed era ironico e surreale, come spesso piacciono a me i racconti di satira.
Siccome più chele chiacchiere valgono i fatti, io vi scanno l'incipit del primo raccontino che apre la raccolta, che poi proseguirà con le galattiche vicende di questo partito nuovo fondato dal nostro narratore.
Ecco qua: godetevi l'incipit di Il partito cresce ma le prende.
Ogni nuovo partito politico ha bisogno di entusiasmo. Ma questo entusiasmo lo hanno anche gli altri partiti, e quando il nuovo partito si scontra con uno vecchio, accade inevitabilmente, o per meglio dire d'abitudine, che quelli che sono in minoranza annunciano al mondo di aver ottenuto una vittoria morale. Raggiungono la vittoria morale tutti coloro a cui l'avversario spacca una gamba. Tolstoj una volta ha detto che la vittoria morale è una cosa luminosa e Masaryk stima altamente la vittoria morale, ma né Tolstoj né Masaryk hanno mai avuto il muso rotto. Chi vuole propagandare i principi di un partito che sta nascendo deve dunque per solito accontentarsi di questa vittoria morale e dire: «Noi abbiamo vinto», mentre intanto si fa stendere dell'olio di canfora sulla schiena, perché l'olio di canfora è un mezzo efficacissimo contro le contusioni e i lividi. Ogni nuovo partito deve dunque contare sull'olio di canfora. E in special modo ogni apostolo di una nuova idea politica. Chi vuole imporre le proprie convinzioni politiche a un altro partito, porti sempre con sé una bottiglietta di questo unguento, se non c'è un pronto soccorso nelle vicinanze. Ogni oratore politico ricordi che i gonfiori si medicano con l'acqua vegeto-minerale, e se dopo uno schiaffo si gonfia la faccia, curiamo con un infuso di olio di oliva, cloroformio e una goccia di alcool canforato. Ciò paralizza egregiamente l'effetto dei nuovi slogan politici e delle figure retoriche.
Geniale! Qua mi stavo pisciando dal ridere. E nella prima metà ci sono parecchi momenti come questo, in cui per via d'assurdo il buon Jaro sottolinea l'assurdita umana quando si lega a logiche di guerra e di partito. A volte è persino crudo, nel suo prendere in giro sto poveretto del nuovo partito e le botte che prende. 
Nella seconda metà, devo dire, il libro cala un po', i racconti sono un po' meno incisivi, a livello di surrealità, e si fa più forte l'intenzione satirica e tendono a una certa pesantezza, anche se la Storia infelice di un gatto è forse il punto più alto del libro.
Resta però un libello (ahahah, se lo leggete capirete perché libello mi fa ridere) di valore, se non altro storico. Ci sono molti punti di contatto con un altro geniali narratore di racconti brevi dell'est europeo, questo, che avevo scoperto lo scorso anno, anche se qui la surrealità è molto meno volta al non sense. si vuole mettere in mostra soprattutto le contraddizione del sistema d'oltre cortina della fu Cecoslovacchia, e il pessimo modo di gestire uno Stato.

Poi?
Niente... che credo che questo librettino sia introvabile (stampato dalla Orbis, a Praga, nel 1984... anno decisamente simbolico) e sono contento di averli letti. Ah, e ci sono pure i disegnetti.
Dai, vi saluto con una foto a una pagina col disegno e così vi potete leggere un altro pezzo di racconti breverrimi e satirici, e farvi due risate. Questo è tratto da un raccontino che parla di "Idilli agrari" e di maiali Yorkshire (e il dubbio che Orwell lo conoscesse, ovviamente, ce l'ho).


Ed è tutto, su, mettiamolo via, andiamo a fare una corsa, e come si conclude il libretto, Addio!

1 commento:

  1. Suggerimento interessante come sempre, Gelo: questo me lo procuro e lo leggo in ferie come ho fatto l'anno scorso con m.R. James.
    Per restare in tema, mi permetto di segnalarti Una banda di idioti, romanzo comico del semisconosciuto John Kennedy Toole: secondo me un capolavoro, fammi sapere se riesci a procurartelo!

    Matteo Bigarella

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