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"Un treno per l'inferno e altri racconti" di Giorgio Scerbanenco***

Un mese e passa, che non scrivo sul blog e questo articolo, forse, non ci finirà mai.
Metto una data, una data che chissà, come sarò allora.
Il bello di programmare i post, idea che ho sempre avuto da quando la uso, 'sta funzione, è quello che potrei essere morto, e forse lo sono, ma continuare a pubblicare post, e recensioni, dall'oltre tomba, oppure semplicemente dal luogo dove sono andato a scomparire.
Figo vero?
E allora questo è il primo.
E come data metto il due novembre, ecco.
Il 999 post del blog era Scerbanenco, e il 1001 è di nuovo Scerbanenco. E' un caso, ovviamente, perché se per lo scorso lo avevo letto perché c'era il concorso e perché me lo avevano poi regalato, questo è perché avevo deciso di non rifare la raccolta dei Racconti d'autore, nuova serie, ma poi, trovandomelo per le mani al banco libro, me lo sono preso, e boh, poi ne ho trovato un altro, e adesso sono in caccia, per recuperare i numeri mancanti.
Alla fine, se uno legge racconti, questi sono racconti, e qualcuno bello se ne trova sempre.
Questi tre lo erano tutti, Molto Scerbanenchiani, va detto, con uno lungo che con il noir non ha niente a che fare (e perché avrebbe dovuto poi) e due invece sì.
Sono racconti che, forse, come assaggio dell'autore per qualcuno che non l'ha assaggiato mai, non hanno il piglio dell'incisività. Non sono di quelli che ti ricordi per sempre. Ma sono racconti che si leggono con piacere.
Il primo è, come plot, forse il migliore, che vede svelare via via la presenza di un gruppetto di giovanotti bene a bere e parlare in alcuni vagono abbandonati. Le ragazze un po' scrofette, i maschi stupidotti tranne uno che denigra e schifa tutti, ché insomma, un bastian contrario ci dev'esser sempre. Il titolo è ovviamente Un treno per l'inferno (brutto titolo, ammettiamolo, anche se adatto) ed è l'unico che offre suspense. 
Il secondo invece, ha un titolo che fa molto kurtcobain, L'uomo più solo del mondo, ed è piuttosto lunghetto. Parla di un uomo, appunto, delle donne che ha avuto e che scopre di non avere più, per vari motivi, e della simpatia che prova verso due giovinetti sposi da poco, forse, che incontra e con cui intreccia le giornate. Un racconto strano, romantico, d'amore. Con un finale che nega la solitudine assoluta che era stata premessa. Mi è piaciuto, alla fine, anche se non è certo di quei racconti esaltanti che ti cambiano la vita. Eppure, credo che me lo ricorderò più degli altri due.
Anche del terzo, che alla fine è quello che mi è piaciuto di più, in cui non c'è suspence, visto che si comincia già dal morto ammazzato, E' un giallo, ma è bello soprattutto per la costruzione dei personaggi e dell'ambientazione. L'ultimo ucraino discendente degli ucraini che hanno fondato una cittadina americana. Un ubriacone, che viene trovato morto ucciso da un fucile da collezione.
E seguiamo l'indagine, niente di che. E dura poche pagine. Morte a pagamento, il titolo.
Basta così, non c'è molto altro da dire. 
Alla fine sono tre racconti che in parte tolgono la stretta etichetta di giallista a Scerbanenco - che era già presente nella prima serie dei Racconti d'autore, di qualche anno fa. La tolgono nel senso che mostrano, con il pezzo più corposo, come il rosa non sia una sfumatura del suo giallo, ma a volte sia anche l'unico colore. A me ha fatto piacere leggerli. 
Ah, questo era il numero 13, tipo prima settimana d'agosto. Ora siamo tipo al 20. 



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