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"Il Centodelitti" di Giorgio Scerbanenco****

Leggetevi questo:

« Sì, va bene, vi siete sposati questa mattina, ma venite lo stesso con noi... » disse il milite.
Si avviò con il suo compagno sotto la pioggia verso la caserma, mentre loro, nella quasi putrescente millequattro il cui immortale motore funzionava ancora, li seguivano a passo di funerale, e lei' finiva di rivestirsi, sorpresa com'era stata poco prima dai due militi, dal fascio della lampada portatile che aveva illuminato brutalmente la tenerezza della sua nudità.
« Ci siamo sposati questa mattina, » disse lui in caserma, al maresciallo, « abbiamo pochi soldi per il viaggio di nozze, non possiamo andare in albergo... »
II maresciallo soffiò su un angolo della scrivania per far andar via un poco di polvere.
« Perché, secondo voi, quelli sposati possono fare i propri comodi in mezzo alla strada?» Ammesso poi che fossero sposati: tentavano solo di commuoverlo con quella trovata, forse. Disse al milite di metterli in guardina, il giorno dopo avrebbe preso le informazioni, comunque c'era la denunzia per atti osceni commessi in luogo pubblico. Lei gridò di no, lui si mise a piangere:
« Ma eravamo in una traversa dello stradone, era buio, pioveva, se avessimo avuto i soldi saremmo andati all'albergo... »
« State calmi, » disse il maresciallo uscendo, « se no c'è anche ribellione alla forza pubblica. »
Non si ribellarono, piangendo entrarono uno in una stanzetta, l'altra in un'altra, lontana, della caserma: il favoloso viaggio di nozze che avevano sognato di fare senza soldi sulla carriola presa a un parco rottami, così pieni di entusiasmo e di giovinezza, era finito. Per tutta la vita, non avrebbero più sognato.

Si intitola "Fine del viaggio" ed è uno degli innumerevoli (una settantina, penso) racconti da una pagina di Giorgio Scerbanenco, che trovate in questo grosso libro della Garzanti (414pagg) e che è imprescindibile, a mio avviso, per chi si occupi di narrativa breve, di giallo e noir, e di costruzione emotiva dei personaggi. E in generale per chi vuole farsi un'idea dei grandi narratori italiani del secolo scorso, perché Scerbanenco, e ne sono sicuro dopo poco di lui che ho letto, è tra questi.
Se qualcuno crede che questi piccoli racconti siano cazzatine, robe che Scerbanenco scriveva in un'oretta, dopo cena, tanto per. Ecco, ha ragione.
Lo trovate scritto nell'introduzione, ricordo familiare, che dice questo:
Mi piace ricordare come Giorgio scriveva quei brevissimi racconti. Erano nati nel 1963 come Il Quattronovelle per una rivista. I quattro racconti dovevano stare tutti in una pagina e avevano un tema diverso ogni settimana: la guerra, gli innamorati, le grandi città di notte, avere sedici anni, vittoria!, i piccoli paesi, i sogni, le infermiere, a che servono i soldi?, la moglie in vacanza... Li scriveva in un'oretta dopo cena. È andato avanti così per oltre due anni. I colleghi gli dicevano: “Ma perché sprechi delle idee così belle per dei racconti così brevi?”. Lui rispondeva: “Faccio fatica a scrivere solo quattro racconti su un tema, perché me ne vengono in mente dieci, venti, trenta, e devo eliminarli”.
Ma se invece per cazzatine pensate che siano di poco valore, come questo sopra qua che vi ho riportato, be' allora non avete capito un cazzo, ed è meglio che andiate avanti a leggere Grey o altre stronzate. Perché io lo avevo notato, questo libro, all'uscita. Me lo ero segnato mentalmente.
Poi non c'è tempo per. E lo avevo messo nelle liste delle cose da far comprare alla gente che mi chiede i lavori di lettura ecc. E infatti devo ringraziare tantissimo Tiziana, che me lo ha comprato, perché è vero che lo stavo leggendo da biblioteca, ero a pagg 138, ma averlo, possederlo, riporlo nella libreria, è tutta un'altra cosa. Non vuol dire che andrò a rileggerlo, ma per le serate, i reading di racconti brevi, come quello di una paio tre di settimane addietro, ecco, l'idea di arrivare con la carriola di libri era bella, e se porti una carriola di libri di racconti, Scerbanenco ci deve essere. 
Per forza.
Sono raccontini piccoli e perfetti, curati, che sviluppano un'idea riducendola all'essenziale. Ti dà l'impressione, il Giorgio, di poter, se vuole, allungare, e riuscire a produrre un racconto ugualmente valido anche in dieci pagine, come gli altri che ci sono qui, tutti scorrevoli, godibili, gradevoli.
Ma ti dà l'impressione anche di scegliere la via breve senza indugio, come se ti dicesse: non ho bisogno di altre parole per raccontarti queste storie, esattamente come te le voglio raccontare."
Io almeno ho avuto quell'impressione. 
Credo si chiami soddisfazione, nel senso che finisci il raccontino e dici "Ah, che bello" un po' come si fa dopo il primo sorso di birra. Fresca. Ad agosto. 
E pure quelli lunghi, sono gioiellini, a volte. Non sempre certo, chi più chi meno, ma alcuni hanno artigli forti, che ti strappano davvero qualcosa, da cuore.
Ah, sì, perché Scerbanenco, se vuole, sa essere violento, violentissimo. E mica parlo di pulp o di botte. La sua violenza è nella cattiveria interiore, che sinceramente riesce a dipingere come pochi altri. Credo si chiamino emozioni e che sia da tirare in ballo il concetto di sfumatura. Metti insieme le due cose e ti salta fuori un personaggio di questi racconti. 

Poi che altro dire. Un sacco di cose, certo.
Per esempio che è un libro che abbiamo aspettato da quarantanni, che fosse riedito, e va dato atto alla garzanti che lo ha risputato fuori, aspettando, immagino, scadenza diritti o cose così. Sfugge qualche cazzatina di battitura, ogni tanto, ma niente di che. Da dire c'è che è bello averlo, assieme agli altri libri di Scerbanenco, perché ti dà una dimensione dell'autore che è diversa, da quella dei romanzi. Più pura, quasi, nel senso che è libero dal lacci del giallo, dall'incastro, dalla costruzione delle relazioni, dei trucchi, dei nascondigli che un romanzo giallo implica. 
E' un po' la differenza che emergeva tra i due libri lignanesi che ho letto, la sabbia non ricorda e Al mare con la ragazza. Il secondo, a livello di costruzione emotiva dei personaggi, è più incisivo, e bello, e ti lascia qualcosa dentro che resiste più a lungo dell'altro.
Posso dirvi che da quest'anno a lignano hanno rifatto il Premio Scerbanenco, curato dalla figlia, anche, mi pare, ed è una bella cosa. Posso dirvi che tocca e descrive una ampia porzione d'Italia, e non quella della città, ma della provincia.
E poi basta, dai. 
In generale, credo sia ora di basta.
Questo è il post n° 999 di questo blog. E direi che potrebbe essere l'ultimo. A volte è giusto salutare tutti e io, oggi, saluto tutti :)


3 commenti:

  1. Tanti felici auguri buon compleanno Gelo

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  2. Mi sa che dovrò acquistarlo anch'io. Tra l'altro ho ancora L'uomo che cadde sulla terra... che attende di intraprendere un altro viaggio.
    Sempre interessanti le tue recensioni. Di sicuro molto schiette.

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    1. ah pure io devo recuperare quel libro lì, che cadde sulla terra :)

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