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Tatsu (breve racconto horror)



Mi sgridano perché ho paura delle cose dove non vedo dentro.
Ma una volta ho ingoiato un ragno, dal cartone del latte e ora voglio bere solo dalle bottiglie di vetro. 
Persino le pozzanghere mi spaventano, soprattutto dopo che ha piovuto, o dove sono passati i trattori e sono color del caffellatte: penso che si potrebbe sprofondare, fino in mezzo al mondo. 
Nella sterrata piangevo. Papà, in piedi fra due strisce marroni, mi prendeva in giro e mi chiamava frignone. È saltato fuori un serpente gigante, coi baffi fini fini. Lo ha morso e lo ha schiacciato come il dentifricio. Entrava e usciva dalle pozzanghere e dappertutto cadevano pezzi di papà. Lui tornava e mangiava. Però sembrava tanto il mio drago di peluche, e così alla mamma, quando mi ha chiesto, non ho detto niente.

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C'era l'horror t-shirt e io dovevo fare un disegno per la carte da gioco di Luca, ma siccome il disegno non mi veniva, e in effetti, proprio questo Tatsu, il drago del folklore giappo, non mi riesce, mi sono detto: ma tiè, ci scrivo un raccontino da cento parole e così poi lo mando a scheletri e mi ci faccio il disegno dall'ispirazione. Ecco, pioveva, e l'ispirazione sono state le pozzanghere marroni, che non sai mai quanto sono profonde... come tutte le cose dove non si vede dentro. E insomma, poi è andato anche bene, nonostante fosse stato per sport. Poi... delle pozzanghere marroni, ho ancora paura e scalzo, dentro, non ci camminerei. Ah, si può leggere anche in friulano.

2 commenti:

  1. No, ma io i tuoi racconti li comprerei a occhi chiusi, se solo ti decidessi a raccoglierli in un'anrologia!

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  2. ce li ho. presto dai, appena cerco e trovo un editore.

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