Etichette: , , ,

"Racconti di fantasmi di un antiquario" di Montague Rhodes James****(*)

E' un regalo di compleanno. Credo di tre compleanni fa.
Suvvia,,, non inorridite... lo sapete che ho uno scaffale di libri da leggere mostruosamente fornito.
Ma ho deciso di leggerlo, perché non so, dopo aver letto classici e cose comunque bellissime, quando mi sono trovato a leggere dei racconti horror/apocalittici di Titta, mi sono proprio detto: ah, ma che belli che sono i racconti, e che belli che sono quelli horror... e che diamine, è proprio l'ora di leggere questo.

"Tutti i racconti" che okay, non è il titolo, dai, non scherzate. Il titolo è Racconti di fantasmi di un antiquario, che secondo me bastava.
Volume primo, e infatti sono moooolto contento di avere l'altro volume, che però leggerò più avanti, anche se devo dire che mi è rimasta una buona dose di voglia.

E sì, perché questo libro è... bello! Molto.
Ma andiamo per ordine.
Bisogna assolutamente, voi lettori horror che magari non conoscete, che lo leggiate.
Perché quando ero giovane, e frequentavo i lettori horror, ascoltavo tutto, sentivo, prendevo nota...
e avevo intuito che i padri dell'orrore, i famosi scrittori DTN, ovvero Dai Tre Nomi, non sono due, come molti pensano, ma sono tre. A fiancho di HPL e di EAP (no, cazzo, non editori a pagamento, Edgar Allan Poe!), bisogna annoverare altri due nomi: CAS, Clark Ashton Smith, che è un alchimista che da fantasy e horror costruisce mondi, e MRJ, ovvero questo altro scrittore qua.
E lo so già, che voi che la sapete lunga, avete già letto tutto del Montague, e ostentate la vostra supponenza ecc. Ma io no. Non avevo ancora letto niente, e per il solo fatto che me li sono goduti, ecco, potrei essere invidiato. :)

James è scrittore di classe, ve lo dico subito. Pur essendo ottocentesco (1862-1936) nei temi e nei modi, ha un modo di interpretare l'horror - classico e molto british - personalissimo, dandogli una chiave di narrazione che è marchio di fabbrica, e che ne disarma la paura, per lasciare spazio alla parte più misteriosa, e al clima.
Vi spiego.
Tutti questi racconti sono "di seconda mano". Nel senso che, come dicono i due sottotitoli, ce li racconta non uno che ha vissuto i fatti, ma un antuquario, che è comunque molto informato, sui fatti, vuoi perché conosce bene chi glieli racconta, vuoi perché è venuto in possesso di un oggetto che ne fa parte, o a contatto con un'abitazione che. Insomma... mediando attraverso il nostro antiquario, la paura e la suspense vengono disinnescate, lasciando come antidoto il comunicare spesso - durante il racconto - dei brevi flash forward, che non ci tolgono l'ansia, ma tranquillizzano un bel po'.

Vi metto i titoli, tanto per cominciare, così sapete orientarvi con le edizioni in italiano, che non sono poi tante, anzi.
L'album del canonico Alberico
Cuori strappati
La mezzatinta
Il frassino
La numero 13
Il conte Magnus
"Fischia e io verrò da te, ragazzo mio"
Il tesoro dell'abate Thomas (incompleto!)


Una storia dei tempi di scuola

Il roseto
Il trattato Middoth
Il sortilegio dei runi
Gli stalli della cattedrale di Barchester
Il Recinto di Martin
L'eredità del signo Humphreys

Per un totale di 258 pagine, scritte abbastanza fittamente.
Vi dicevo che è piuttosto difficile reperire edizioni di James, in italiano, che non siano quelle della newton, che okay, non so, mi danno affidamento, per ora. Questa edizione non è perfetta, si vede a chilometri che i testi sono stati scannati con OCR o simili, perché alcuni errorini, ma pochi, di battitura sono i tipici errori da scannamento. A parte questo e la mancanza del finale del racconto sul tesoro dell'abate Thomas (ma credo manchino poche righe e in ogni caso il segreto e le questioni erano già state svelate), non mi pare che sia poi un lavoro malvagio. Di malvagio c'è, invece, che quando mi sono trovato senza finale, ed essendo il biblioteca mi sono messo a cercare libri di MRJ, ebbene, uno! Uno ne ho trovato su tutte la decina di biblioteche del giro... e questo mi fa capire che no, non è bene. Io non sto dicendo che MRJ è all'altezza di Poe... dico solo che sono due modi diversi di interpretare l'horror e il gotico, e che mi paiono avere davvero lo stesso valore. Quindi insomma... se vi capita, qualche racconto di questi qua, leggeteli.

Ma di cosa parlano? Sono pieni di case e chiese inglesi, di vecchi signori distinti, di storie e leggende antiche, di suggestioni. E sono proprio le suggestioni, che la fanno da padrone, nella maggior parte dei pezzi. C'è un orrore latente, intuibile, che spesso viene svelato all'inizio per poi essere ricostruito a poco a poco.
E poi, sempre presente o quasi, c'è il mistero, sia esso un'indagine, una ricerca, o qualcosa di simile, sia esse semplicemente un fatto, un qualcosa che - ignaro - il protagonista viene a scoprire.
Vediamo...
inutile parlare tanto senza farvi qualche esempio. Vado a rileggere e ve ne scanno un pezzo, magari. Ma non adesso, che ho da andare a lavorare, cioè, passare da un lavoro all'altro. Stanotte dai. Forse domani.

Ecco. Siamo domani. Ho preso un racconto a caso. Il conte Magnus. Un tizio che poi sarà perseguitato da un qualcosa che, in una cappella, da una tomba, chiusa con dei lucchetti... ah no, un lucchetto è per terra. Insomma, avete capito. Leggetevevevelo

Per quali vie i documenti da cui ho ricavato questo racconto sono arrivati fra le mie mani, è l'ultima cosa che i lettori scopriranno in queste pagine. Ma è necessario premettere al mio estratto una descrizione della forma nella quale li posseggo.

Per la maggior parte essi consistono in una serie di appunti per un libro di viaggi, un tipo di pubblicazione molto comune nella produzione della metà del secolo scorso: il Diario di un soggiorno nello Jutland e nelle isole danesi di Horace Marryat è un ottimo esempio del genere cui alludo. Di solito questi libri parlavano di qualche parte poco conosciuta del continente. Erano illustrati con xilografie o incisioni. Fornivano descrizioni degli alberghi e dei mezzi di comunicazione, proprio come oggi noi ci aspettiamo di trovarne in ogni guida turistica ben fatta, e riportavano ampi brani di conversazioni con stranieri intelligenti, proprietari di locande caratteristiche e contadini loquaci. In una parola, erano discorsivi.
Iniziate con l'idea di procurarsi materiale per un libro di questo tipo, le mie carte, man mano che andavano avanti, assunsero la fisionomia del resoconto dell'esperienza vissuta da un'unica' persona, e questo resoconto arriva fin quasi alla vigilia della sua conclusione.
Lo scrittore era un certo signor Wraxall. Tutto quello che so di lui deriva esclusivamente da ciò che si riesce a capire dai suoi scritti, e da questi deduco che era un uomo oltre la mezza età, con una certa disponibilità economica, e completamente solo al mondo. Non aveva, a quanto pare, una residenza stabile in Inghilterra, ma viveva in alberghi e pensioni. È probabile che cullasse l'idea di stabilirsi da qualche parte in un futuro che non arrivò mai; e penso sia anche possibile che l'incendio del Pantechnicon1 nei primi anni Settanta abbia distrutto gran parte di ciò che avrebbe potuto gettare luce sul suo passato, perché una o due volte egli fa riferimento a oggetti di sua proprietà che erano immagazzinati in quello stabilimento.
Inoltre risulta che il signor Wraxall aveva pubblicato un libro, dove si parlava di una vacanza che una volta egli aveva trascorso in Bretagna. Non posso dire di più sulla sua opera, perché un'accurata ricerca bibliografica mi ha convinto che deve essere apparsa anonima o firmata con uno pseudonimo.
Per quel che riguarda il suo carattere, non è diffìcile formarsene un'opinione superficiale. Deve essere stato un uomo colto e intelligente. Sembra che stesse per diventare Fellow del suo college a Oxford, Brasenose, a quanto deduco dall'annuario. Il suo difetto principale era, senza ombra di dubbio, l'eccessiva curiosità, forse un difetto positivo in un viaggiatore, ma che sicuramente il viaggiatore in questione finì per pagare molto caro. In occasione di quella che poi si rivelò la sua ultima spedizione, stava progettando un altro libro. La Scandinavia, una regione che quaranta anni fa gli inglesi non conoscevano molto, gli era sembrata un soggetto interessante. Doveva essersi entusiasmato per qualche vecchio libro di storia svedese o per qualche scritto su questo Paese, e. gli era venuta l'idea che fosse il momento giusto per un libro che descrivesse un viaggio in Svezia, inframmezzato da episodi della storia di qualcuna delle principali famiglie svedesi. Quindi si procurò delle lettere di presentazione a persone di un certo rango in Svezia, e partì all'inizio dell'estate del 1863.
Non c'è bisogno di parlare dei suoi viaggi al nord, né del suo soggiorno di qualche settimana a Stoccolma. Devo solo accennare al fatto che qualche savant di lì lo mise sulle tracce dì un'importante collezione di documenti di famiglia che appartenevano ai proprietari di un'antica dimora nel Vestergottìand, e ottenne per lui il permesso di esaminarli.

Ecco... piacevole vero? Qui abbiamo addirittura una storia di terza mano, e poi, dentro, si apre ancora parentesi, perché ci sarà l'albergatore, adeguatamente interrogato, che racconterà la storia del Conte Magnus. Direi che non ve ne metto altri, ma vi dico altro.
Per esempio il latino e le citazioni. 
Ce ne sono tante, e non so se sono vere, non vere, o alcune inventate. Sono tutte credibili e belle, e questo basta, perché ti fanno respirare la polvere, quel non so che di muffa. Avete presente i Led Zeppelin? Avete presente Black dog, la canzone? E che Bonham per avere un suono forte fece scavare un buco nel pavimento della villa inglese che avevano affittato per registrare il disco? Ecco... in tanti racconti sembra di essere in quella villa, decenni e forse secoli prima che arrivino gli Zeppelin a devastarla di riff, e il cane nero che girava per il giardino è un personaggio di queste storie, avanzato. 

Eppure, sono moderne. Non hanno niente della modernità letteraria attuale: niente colpi di scena improvvisi, niente trucchi, niente suspense, niente azioni rocambolesche, inseguimenti, brutalità... ma sono moderne, ed efficaci. E quando dopo lunghissima ricerca il nostro protagonista trova finalmente in un buco nero e buio dentro a un pozzo il tesoro dell'abate... ecco, quando "abbraccia" al buio la cosa che gli era stata messa a guardia... ecco, vorreste essere millemiglia lontano, da quell'abbraccio, giusto per farvi un esempio. Che poi non si dice cosa sia, a meno che non sia nelle ultime righe che mancano (a proposito, se alcuni di voi là fuori possiedono questo racconto, mi mandino l'ultima pagina, grazie, che il libro che ho ordinato non sta arrivando)

E poi? E poi basta. Non vedo l'ora di rileggere anche il secondo, mi tocca ammetterlo. E quando e se arriverà il libro con tutti i racconti io sarò felice. E mi leggerò quelli che mi mancano. Che poi, una volta in più, mi si conferma quanto siano belli i racconti, quanto sia piacevole e adatta questa lunghezza letteraria, soprattutto per il genere gotico. Quindi okay, ci siamo capiti: non solo EAP e HPL, ma anche CAS e MRJ!

4 commenti:

  1. Mi hai incuriosito, lo cerco in biblio!

    Matteo Bigarella

    RispondiElimina
  2. cercalo! ho verificato che questi due volumi sono proprio esattamente gli stessi di quel tomo da 500 pagine che ho poi preso. identici, stessa traduzione. lo hanno solo scannato e riedito. comunque è un buon lavoro. merita

    RispondiElimina
  3. Ho finito di leggerli oggi: racconti di un certo fascino, che come sottolinei tu hanno aperto la strada a tutti quelli che si sono cimentati nel genere horror. L'unica pecca (veniale) è che al lettore più navigato possono sembrare un po' "scontati".
    PS: Io ho trovato l'edizione della Newton intitolata Fantasmi e altri orrori, che raccoglie tutti i racconti di James.

    Matteo Bigarella

    RispondiElimina
  4. ottimo! happy di averti fatto leggere qualcosa di gradevole. Io penso che leggerò presto quelli che mi mancano. :)

    RispondiElimina