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"L'ultima traversa" di Paolo Maurensig***

Ah, la novella! Quella buona, intendo, ma anche quella discreta, o comunque quella che si lascia godere, pur non cambiando nulla di ciò che hai letto e leggerai.
Sono un estremo sostenitore di questa misura letteraria, non religiosa eh. La trovo completa e affascinante, e credo a ragione, se molti libri PEM e libri PSF sono novelle o poco più che, ma spacciate per romanzi brevi e romanzi propri. 
Ma perché fare questo discorso pro novella? 
Ma perché ne ho letta una! Una di Maurensig, quello della Variante sì, dai, devo dirlo ché lui povero è uno di quelli scrittori che sembra che hanno scritto solo una cosa e invece no. 
Anyway, ne lessi un'altra, di sua novella, un tempo, molto simile a questa, nella struttura, semplicissima, che vede un racconto raccontato da qualcuno che lo conosce bene, di solito per un certo qual ruolo. 
E l'ultima traversa, come i simpaticoni avranno sicuramente già detto, non è una storia ambientata nel mondo del calcio che narra le gesta di un attaccante sfigato. No... è una storia di scacchi, o almeno, è quella la traversa a cui ci si riferisce, quella della scacchiera. quella che in una partita, come nella vita, bisogna raggiungere per diventare qualcuno, di importante, tipo una regina. E come dice il detto veneto, quando la merda un pedone "monta in scagno o che la spusa o che fa dano", ed ecco che qui, nella novella, un coprotagonista è proprio una di queste regine, montate in scagno, proprio per via scacchistica. Ne ha guadagnato in boria e vanagloria, in sprezzo e vanità, in cattiveria, e in altre cose, che leggerete. Ma come vi dicevo, è un coprotagonista.
L'eroe del nostro viaggio, invece, è un prete. Giovane, in un paese sperduto vicino a Bolzano, diciamo Culonia, per quanti sono abitanti e abitudini. E qui a Culonia, fine secolo XIX, il prete, molto proposito, che porta davvero una ventata di freschezza, nella piccola parrocchia, si riappassiona agli scacchi.
E incontra l'altro, e giocano... là, a Culonia, circondati dai locali, che di scacchi ne sanno quando di bosone di Higgs

"Ah, ma c'entra con Luneberg, allora... è un sequel? prequel? raquel? fringuel?" 
Ecco, sapevo che qualcuno l'avrebbe chiesto... No no no!!! E' una storia, in cui dentro, ci sono anche gli scacchi, come strumento di indagine di due personalità, di due modi di cogliere e raccogliere la vita. Ed è una storia semplice, niente di che, che va a finire esattamente dove ti aspetti, dalla metà in poi, che vada a finire, e nonostante questo ti soddisfa, e la leggi d'un fiato.
Potremmo tacciarla di nucleo narrativo banale? No. 
C'è, ed è ben gestito, e quando ti raccontano una buona storia, anche se non è incredibile, o imprevedibile, o mai sentita, resta che se te la raccontano bene, con saggia scelta dei tempi e dei modi, e senza eccedere in parole in più o inadatte, beh, ecco, va bene. 
A me almeno va bene. Sono contento di aver letto il libro e stop, basta, non chiedo di più.
Mi successo lo stesso con Vukovlad, anche se là, il taglio fantastico e l'aria medievale che vi si respirava mi avevano forse interessato di più.

Comunque chiudiamola qua, anche perché è un libro della biblio, nuovo, uscito per i tipi della Barney edizioni dopo che nel duemila12 era già strauscito per gli Shorts di non ricordo chi.
Si legge in 40 minuti. Lo so, perché l'ho letto lunedì, che tra la 2^ e 4^ ora ho buco e dopo aver a) preso il libro e l'ipod in macchina b) fatto fotocopie per c) preso il caffè al ginseng alle macchinette
sono riuscito a leggerlo tutto (okay, confesso, 50minuti perché ho letto anche durante la ricreazione e sono andato in classe con qualche minuto di ritardo).
E direi che è ora di finire di parlarvene, lasciandovi l'incipit (reale), perché mi va, e perché se continuo ci ho messo più tempo che a leggerlo!
A voi, e al prossimo, o alla prossima novella. :)
Nella primavera del 1883 un nuovo parroco si insediò a Maria Himmelfahrt, un paesino del Tirolo sull'altopiano del Renon, compreso nella diocesi di Bolzano. Si chiamava Aloiz Bauer, aveva ventinove anni ed era sostenuto dalla fede e dall'entusiasmo propri della sua giovane età. Era di buona e ricca famiglia, e la sua vocazione sembrava autentica. Aveva studiato con grande profitto nel seminario della città vicina e, grazie ai brillanti risultati conseguiti, il vescovo gli aveva assegnato quella parrocchia rimasta vacante, la quale comprendeva, oltre al villaggio rurale, tutta una serie di piccole frazioni sparse lungo la vallata, per complessive ottocento anime, un numero che compensandosi tra morti e nascite rimaneva pressoché uguale da lungo tempo.

2 commenti:

  1. sì: Maurensig è a parer mio un bravo scrittore. Anzi un affabulatore notevole. Anni fa ho letto tutti i suoi libri. Naturalmente (data la mia età, la memoria svanisce) non ne ricordo se non la fascinazione, ma tanto basta.
    Quanto alla novella in questione, che non conosco, mi permetto di dissentire da Culonia.
    Renon, Soprabolzano, è un altopiano idilliaco dove ho soggiornato a lungo. Malgrado i suoi abitanti siano decisamente ostici, offre uno dei più bei paesaggi delle dolomiti che compensa la malagrazia altoatesina verso i terroni.

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    1. ahahah, hai ragione, hai ragione, ma il culonia è inteso come - appunto - posto ostico, isolato e difficile da raggiungere, che era proprio l'idea che ha dato nella novella, essendo ambientata nell'ottocento, dove culonia credo che lo fosse ogni posto montano oltre una certa quota. Ora Culonia in pratica è una chimera... a trovarle! :I

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