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"Pianoforte vendesi" di Andrea Vitali**

La notizia numero uno è che potete di nuovo commentare sul blog, e quindi, voi tutti fan di Vitali, potete già cominciare a insultarmi perché questo libercolo non mi è piaciuto tanto.

La cosa numero due è che il blog è praticamente nuovo, anche se non si vede, e quindi sto rimettendo a posto tutti i link, quasi tutti corrotti, e potete di nuovo gironzolare qua e là con facilità.

La cosa numero tre è che sono un menzognero, in parte, perché avevo detto che prima di salutare avrei letto solo classici o bei libri conclamati, ma eccomi qua a parlarvi di un librettino che da dire non ha molto, anche se non mi sento nemmeno di affermare sia brutto.

La quarta verità è che sono menzognero solo un poco, perché i classici li continuo a leggere, ma in mezzo a uno e all'altro, cerco di metterci una lettura breve, di quei libri con meno di cento pagine, perché alla fine vedo di liberarmi di qualche libro e poi è una buona scusa per rompere il cazz al blog, sennò che l'ho fatto rinnovare a fare.

Quinto fatto, per rincuorarvi, è che ho cominciato a leggere Fenoglio, con la sua questione privata, perché è sia classico, sia presente nei programmi di quinta, sia brevissimo e sia - per ora - molto bello. E sullo scaffale qui di fianco, letta prima di Vitali, ho la raccolta di racconti italiani del Novecento.

Numero 6, che una volta era un gruppo, e adesso anche, ma non intendevo quello, ma il fatto che credo che non lo terrò, questo libro, che poi ho rubato, ma lo regalerò alla biblioteca scolastica che sto costruendo, visto che alla fine potrebbe essere una utile lettura adolescenziale per chi non legge mai, visto che è scorrevole e lineare, e visto che magari, la sua semplicità e tradizionalità del plot, ben si adatta a chi come lettura più alta ha gli stati di faccialibro dei propri amici.

E adesso, che non vi ho parlato del libro, mentre mi ascolto un disco nuovo che mi han parlato bene, (che poi sono in fregola per il nuovo disco dei Faith No More che arriverà) mi favo a fare un po' di barba, anche, e sistemo qualche link. Poi torno qua, da Vitali.

Eccomi di nuovo... troppa barba, avevo, mi si è scaricato il rasoio a metà. Vabbè, aspettiamo. E nel mentre vi dico del libro. E' un racconto. Una novella, se vogliamo. Sono... boh un'ottantina di pagine, se ben ricordo, e questa edizione, intuisco da google immagini, non è quella famosa, tant'è che si trovano millemile copertine di un'altra e solo mezza, di questa, che vedete lassù. E' un 2009.
Vitali, ho scoperto in biblio, è uno di quelli che vengono molto letti, che si prendono uno scaffale tutto per loro, e che hanno un lettore tipo, che poi credo sia lo stesso di altri autori ironicheggianti e molto lineari, e un po', secondo me, fasulli. Non dico disonesti, ma che ne so... Ti piace vincere facile? Ve lo dico perché a questa cosa, nei riguardi di Vitali, mi ci ha fatto pensare Gloria, quando all'epoca dei gloriosi racconti d'autore, di cui devo sistemare tutti i link, lessi un racconto lungo, Parola di cadavere, scritto di proposito per quella collana. Mi disse che non lo trovava granché, e mi citò, se ben ricordo, Piero Chiara. Ebbene... i luoghi sono gli stessi, il lago soprattutto, ma c'è una differenza di livello abissale. Profondità, la chiamerei. Me ne accorsi quando lessi i racconti di Chiara, sempre nella stessa collana, e ritrovai una certa ironia, di fatti, e non di parole, e un certo umorismo leggero, malinconico, ma comunque bello, gradevole. Ecco, qui, in questo racconto, non ve n'è traccia, anche se li si cerca. 

Sì perché in Pianoforte vendesi la vicenda si cuce attorno a un personaggio, un ladro, un poveraccio, un poco di buono, ma non cattivo, che va in paese, uno vicino, a rubare, quando c'è la festa per la vigilia dell'epifania, (è un racconto natalizio, si badi) che è la festa che fa tornare i morti.
E insomma... il ladro è lì, non ne sappiamo nemmeno il nome, ma ci viene presentato con (eccessiva) dovizia di particolari, lasciandocelo vedere che mangia in osteria le trippe e beve il vino, che pensa a cosa e come rubare (non siamo ai giorni nostri ma immagino circa a metà del secolo scorso, visto che il telefono mi pare esserci).
Incappa nella casa in cui c'è il cartello "Pianoforte vendesi" e si dice why not, ovviamente è più uno scherzo, ché un pianoforte non si ruba, ma magari c'è dell'altro, e invece di borseggiare... naturalmente la casa non è disabitata, e gli salta fuori una vecchina. La vecchina comincia a parlargli come fanno i vecchi, lo irretisce, crede che voglia comprare il pianoforte e gli racconta la storia della sua vita, di lei che lo suonava, finché dice al ladro - Il Pianista - di suonare, con quelle belle mani da borseggiatore pianista che si ritrova. Bene, siamo a pagina 37, ho girato pagina e mi sono girati i coioni. Ve la riporto, pagina 38-39:
Il maresciallo passa la chiamata al brigadiere.
«Va' un po' tu a vedere», dice. «Quelli mangiano e bevono e poi sentono i pianoforti suo-,nare», aggiunge ridendo.
Il brigadiere è alto, bello, magro e scuro di pelle. Non aspetta altro, parte di volata. Ne ha pieni i coglioni di stare lì in caserma a giocare a carte con il superiore. Anche se non gli piace è più bravo di lui. Ma gli tocca lasciarlo vincere quasi sempre, il maresciallo si incazza quando perde.
E a Sellano da due anni, sa che la sera della festa dei Re Magi è sera di casino. Ma casino ordinato. Ubriachi, quanti ne vuoi. Ma a parte quelli niente di particolare.
Sulla soglia della caserma si ferma perché il corteo sta passando proprio in quel momento. Per fortuna ha smesso di piovere e nevicare. Sta lì a guardare i Re Magi che lanciano caramelle a destra e a sinistra. La gente grida e canta. La banda suona un inno un po' malinconico: ma in tutte le feste, ragiona il brigadiere, c'è il presentimento della loro fine. D'altronde quella sera è la vigilia dell'Epifania che, come dice il proverbio, fa piazza pulita.
È ancora lì, sulla soglia del portone quando si sente richiamare dall'alto. Pure il maresciallo si è affacciato per guardare il corteo.
«Che fai?» gli chiede.
«Vado», risponde il brigadiere.
Si avvia pensando a malincuore che al ritorno gli toccherà riprendere in mano le odiate carte da gioco per tirare le due o le tre di notte, quando gli ultimi fuochi della festa saranno spenti.
Via Manzoni 27, famiglia De Santi.
Hanno sentito provenire il suono del pianoforte dall'appartamento vicino, ha detto il maresciallo.
Mazurche, valzerini.
E perché, anziché rompere i coglioni ai carabinieri, non si sono messi a ballare su quei ritmi?
In fondo è una sera di festa, o no? canta. La banda suona un inno un po' malinconico: ma in tutte le feste, ragiona il brigadiere, c'è il presentimento della loro fine. D'altronde quella sera è la vigilia dell'Epifania che, come dice il proverbio, fa piazza pulita.
È ancora lì, sulla soglia del portone quando si sente richiamare dall'alto. Pure il maresciallo si è affacciato per guardare il corteo.
«Che fai?» gli chiede.
«Vado», risponde il brigadiere.
Si avvia pensando a malincuore che al ritorno gli toccherà riprendere in mano le odiate carte da gioco per tirare le due o le tre di notte, quando gli ultimi fuochi della festa saranno spenti.
Via Manzoni 27, famiglia De Santi.
Hanno sentito provenire il suono del pianoforte dall'appartamento vicino, ha detto il maresciallo.
Mazurche, valzerini.
E perché, anziché rompere i coglioni ai carabinieri, non si sono messi a ballare su quei ritmi?
In fondo è una sera di festa, o no?
Okay, la prima cosa che si vede è il vecchio trucco del fantasma, e capisci già tutta la minestra e bon, pazienza. In fin dei conti è un trucco di secondo grado. Vitali chiaramente ti fa credere di aver capito e invece poi te lo dice, e quello che ti nasconde è un trucco di secondo grado (credevi che A fosse vero e invece erano A e B a non esserlo). Ma a me, questa cosa, ha infastidito a tal punto che poi, qualunque cosa mi raccontasse sapevo già che stavamo parlando di fantasmi e presenze natalizie, sapevo già cosa era successo alla vecchia e temevo il vecchio discorso natalizio buonista. E infatti è arrivato. Per fortuna che ha evitato la redenzione immediata del ladro va, sennò il trionfo dello stereotipo sarebbe stato completo. Insomma... una storiella, sia chiaro, e va presa senza pretese, e infatti non dico che sia una cattiva cosa da leggere. Però è prescindibile, sì, non è che ti può lasciare granché. 

Altro da dire? Non so. Non credo mi cimenterò, in futuro, in un Vitali lungo. Breve sì, si può fare. Riconosco all'autore una abile scioltezza di stile e un'ironia che è comunque gradevole, anche se qui era molto scarsa e, soprattutto, irretita dallo stereotipo. Per spiegarvi, per esempio, vi posso dire che la moglie che nasconde al Brigadiere il marito ubriaco fradicio dicendo che ha una colica e non può essere disturbato, non fa ridere più nessuno, per il suo uso smodato da sit-com di serie B. 
Io adesso vado a finire di farmi la barba e poi magari lascio stare tutto e volo a salutare in biblio dove non lavorerò più e dove hanno gli scaffali pieni di Vitali. Ma io mi prenderò un Dylan Dog, che forse è meglio.

2 commenti:

  1. Credo di aver già detto cosa ne penso.
    Mi mancava una cosa, io ho lo stesso tuo libro.
    I lettori di Vitali dovrebbero umilmente cercare qualche testo di Piero Chiara... Forse il tempo macina in un vortice tutte le cose buone e se non teniamo accesa una candelina a ricordo, altri grandi autori del passato (non parlo del tempo antico, ma del ieri) faranno la stessa fine.
    Ciao prof.

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    1. si, in effetti non è magari tanto il leggere uno a favore dell'altro, sono diversi, mi pare. Vitali è senza dubbio più leggero e ha altri obiettivi, è che si dovrebbe - ma ci vuol tempo e voglia - apprezzare uno apprezzando/conoscendo l'altro. Io sono contento di aver letto qualche racconto di Piero, sono così... leggiadri :)

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