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"La soffitta dei pipistrelli dormienti" di Elisa Sala Borin***

La soffitta dei pipistrelli dormienti è proprio un bel titolo, ci ripensavo adesso.
E l'ho letto circa 2,3 -  2,4 volte.
Sì, perché è un libro breve, di racconti, che Elisa, ormai credo unica mia fan costante e sempre presente del blog, ha voluto regalarmi. 
Così come mi aveva regalato Camilla e la Luna piena, che lessi in stereofonia questo gennaio, nella mia vacanza invernale partenopea. Mi piacque, ricordo, e ricordandomelo ancora significa che mi era piaciuto davvero.
Questo invece è una raccolta di racconti, brevi o brevissimi, una settantina di pagine, per i tipi della Carta e penna.
La copertina l'ha disegnata sempre Elisa, acrilico su cartone, partendo da una suggestione calviniana.
E insomma... lo so che sarà incredibile, che mi merito vergogna e frustate, ma benché mi abbia regalato questo libro mesi orsono, io solo ora l'ho letto tutto, anche se alla fine ci si impiega, volendo, meno di un paio d'ore.

E meno di un paio d'ore impiegherò per parlarvene, visto che sono le 18.23, io me ne andrò alle 20.00, per cena, e in mezzo devo fare un sacco di cose e cosucce.
Per prima cosa scappo a prendermi il caffè, che lo sento chiamare dall'alto... e voi mi sopporterete come al solito che vi parlo dei cazzi miei.
... ecco, niente caffè, per ora, ché aspetto mia madre che deve fare diosolosacosa in giardino al buio. Ma ho fatto pausa tagliandomi le unghie - dovevo fare anche quello - controllando che Kappa e Garappa fossero sotto le loro tegole (siccome ultimamente tendono a ribaltarsi guscio all'aria e ho l'ansia di trovarle secche il giorno dopo, 'sti cazzo di rettili) e dato un buffetto a Ebola, la coniglia nuova, che se non si muove a conigliare finisce in padella.

Dicevo dei racconti di Elisa Sara Borin. Sono semplici, nel senso buono del termine, come quella Semplicità che cantava la Consoli in quel primo disco, ecco. Mi sono piaciuti, dàì. Li ho riletti quasi tutti l'altro ieri, sul Tagliamento, nel pomeriggio. 
Ci ero andato in bicicletta, a prendere un paio delle ultime ore di sole di questa stagione strana. Sembrava di stare alle Maldive, c'erano centinaia di gabbiani e un'acqua strana, bellissima, e quasi nessuno in giro. Ho dormito un'ora e letto un'ora, dopo aver fatto il bagno a metà perché non trovavo l'acqua alta. Anzi, senza tanto menarla vi metto la foto e voi vi rendete conto.

Figo vero?
Ho fatto pure il video, camminandoci dentro, e poi magari ve lo metto sui pensieri di gelo.
Solo per dire che questa seconda o terza lettura me la sono goduta di più. Sì, perché prima avevo cominciato a leggerlo con/alla donna ma poi si sa, non si trova mai il tempo, e quando lo si trova non ho voglia e blablabla.
Leggere ad alta voce è bello, mi piace, ma è faticoso, e se capita che fate lavori tipo il prof, a parlare per ore ad altra, non si ha voglia. Così il tempo è passato. 
Ho letto altre cose, in mezzo, ma ogni tanto ci riprovavo, a notte fonda, e finiva sempre che mi addormentavo. Colpa mia, non del libro. Sono uno che ha qualche anno di sonno arretrato, e appena tocco il letto muoio e risorgo, più che dormire.
Fatto sta che avevo ricominciato dalla fine, e di qualche racconto mi sono letto le prime 2-3 pagine 2-3 volte.
Insomma... l'altro ieri ho preso zaino, libro e asciugamano e l'ho praticamente finito.
Ora però vado a farmi 'sto caffè eh, ché la vecchia attende e non sia mai che becco i gol della non vittoria dell'udine.

Beccati!
E che rabbia... rigore inesistente. Vabbè. Ci hanno rubato due punti... 
Le piccole cose della domenica.
E sono piccole anche tutte le cose dentro ai racconti di Elisa, che ha almeno due pregi.
E' leggera, il suo sguardo di narratrice è bonario, sono tutti racconti senza cattiverie, senza nulla che faccia tremare, e persino quando arrivano delle presenze, o delle morti, c'è una sorta di bontà e di accettazione che permea gli eventi che è tutto tenero. 
Certo, un po' aiuta anche il suo stile che è uno stile che fa di necessità virtù. Si vede che è solo da pochi anni che Elisa è una scrittrice, ma quello che è ingenuità, in lei è caratteristica. Persino i doppi spazi che ogni tanto si trova qua e là, sembra poter stare lì dove sono.
Non so, è un discorso che ho già fatto,  e non lo rifaccio. E' il discorso dell'onestà, che distingue il cercare di scrivere come dallo scrivere per. In questi racconti non si cerca di scrivere come nessuno, perché pare quasi che pur essendoci - dietro alle righe, in profondità - numerose letture, nessuna sia così prepotente da condizionare. Ci racconta le sue storie, e okay, spesso non sono mica originali, non vogliono mica piacerci per forza. Sono lì, le si legge, finiscono subito e non hanno infastidito. Sono oneste, in altre parole.
La seconda è una sorta di bonarietà e delicatezza di fondo. E non so, forse è un'idea che mi sono fatto io, forse sbaglio, ma penso che sia figlia di un sentire dovuto all'età, al vissuto. Si giudica poco, dopo una certa età, credo. E si percepisce questo modo di vedere le cose. Una calma di fondo che è anche nelle righe, con racconti che non sono mai bruschi, non accelerano mai inutilmente.

Ora vi parlo di quelli che mi son piaciuti di più. e anche di quelli che un po' meno. La lasciatemi andare a fare un po' di barba, prima, che sennò con sti capelloni lunghi sembro un bigfoot.
Ho scoperto l'altro giorno che una classe di ragazzi a cui ho fatto supplenza l'hanno scorso mi ha soprannominato per il resto dell'anno GesùCristo, facendomi riflettere sul rapporto tra me e il mio barbiere a dieci euro... forse è ora che li spenda. :)

Eccomi qua! Ma sono l'unico che si stanca facendosi la barba? Boh... sono a metà.
In ogni caso. Mi è piaciuto molto il racconto di apertura, semplice semplice, dal titolo Clementina va alla guerra, e certo, lo capisci che non è una guerra coi fucili, ma non immagini bene cosa, e in effetti, alla fine, mentre Clementina se ne va a zonzo, prima che il resto della famiglia si svegli, per i luoghi del suo vivere quotidiano, lo capisci che la definizione di andare in guerra è proprio azzeccata.
Annina mi è piaciuto un po' meno, perché ha un bel momento di tensione che poi si stempera troppo in fretta. La lunga malattia, e l'allontanarsi dei figli, non sono sufficienti per rendere credibile che si siano "dimenticati" di lei a tal punto da non attenderla più a casa. Resta però un raccontino che nella prima metà mi è piaciuto. Nei racconti con gli spettri, dove fa capolino un po' d'horror, invece, c'è il compito più difficile, per una scrittura così delicata. Delfina e il suo sogno infatti funziona quasi alla perfezione, e scade solo con la frase finale. Tolta quella era di una angosciante leggerezza. 
Margareta, attuale racconto che descrive la parte buona e difficile dell'immigrazione, è forse davvero troppo buono, ma resta tra quelli che mi sono piaciuti. 
I fantasmi tornano in altri due racconti, ma in entrambi la scontatezza del nucleo narrativo ti lascia un po' zoppicare la lettura. Ce lo si aspetta, il finale, in entrambi, ed è forse qui, in queste storie classiche di spettri, che si notano di più le ingenuità. Nel primo abbiamo un uomo di mezza età che festeggia il matrimonio della figlia in un albergo sul un Lago dove ha lasciato uno dei suoi amori, che misteriosamente ritorna. Nel secondo, Sotto il carrubo, abbiamo di nuovo l'amore, più fisico, stavolta, con qualcuno che non dovrebbe apparire dove appare.
I gabbiani della Scania, invece, storia di capelli rossi e figli sperduti per il mondo, mi è piaciuto parecchio, perché c'è questo personaggio, questa ragazza solare, strana, allegra. Un bel personaggio, quasi irrazionale, in certe cose. 
Poi c'è l'inframmezzo autobiagrafico stendhaliano di un sogno in mezzo alla stanza Picta del palazzo ducale di Mantova, e qui capisco il commento sul post del Mantegna. Troppo personale, credo, per lasciarsi apprezzare da un lettore che non ha visto questa stanza dal vivo. Andrò, prima o poi.
Si termina con tre racconti diversi, in cui tornano di nuovo le presenze, sempre tenere, discrete, eppure forti. Di gente morta, ovvio. Non fantasmi qualunque.
Mi è piaciuto soprattutto Florian del Colle vecchio, dopo insieme al tema degli spiriti c'è l'amore che travalica. Certo, è banale, così come già vista mille volte è il trattenere lo spirito dell'amata con il troppo pensarla. Il non volersi far separare dalla morte, insomma. Eppure c'è tanta tenerezza in questo pezzo, ed è funzionale il ruolo dei cani, personaggi quanto i due padroni.
Meno bello, per me, il Figlio dell'avvocato, troppo simile a Delfina, anche.
L'ultimo, ma tra i miei tre preferiti, è un racconto che non dice nulla, di fatti, in cui non succede nulla, ma descrive perfettamente cos'è internet e la rete, i social, per chi entra in quel mondo dopo una certa età. Porte e finestre, ci sono... Un bel racconto.

E io la chiudo qua. E dico Grazie a Elisa e scusa per averci messo così tanto.
Sono le otto meno cinque, ho cinque minuti per finire di fare la barba cambiarmi e uscire a cena. I grassetti li metterò domani. Smetto di ascoltare il nuovo Thom Yorke, piuttosto complicato, e mi fiondo ad ascoltare i tre simpaticoni di Fabi, Gazzè e Silvestri, in macchina, che alla fine han fatto un bel disco. Lo so, non c'entra niente, ma era per parlare di cose semplici e complesse.
Vi saluto con la foto che se la ingrandite, vedete tutti i gabbiani, laggiù... delicati, a modo loro.



2 commenti:

  1. Credevi che mi fossi dimenticata di te!
    Purtroppo ho problemi più grandi di me!!!
    Solo ora ho visto e letto la tua recensione.
    Non pensavo, conoscendo un pochino come la pensi di prendermi tre stelle!!!!
    Mi hai riconosciuto una cosa a cui ci tengo molto: Il personale modo di scrivere.
    La lettura deve essere piacevole anche per chi non è abituato a leggere.
    La pubblicazione di questo piccolo libro è un premio letterario, vincere il primo premio al giorno d'oggi, dove c'è l'iradiddio di concorrenti non credo sia poco.
    Sì, sono una grande lettrice e inoltre onnivora.
    Non dissento su nulla, infondo ci assomigliamo un pochino. I tre racconti che segnali sono anche i miei preferiti.
    Mi piace questo tuo modo di interagire, fai diventare una lettura piacevole, e, quel finire un lungo discorso in un tranquillo pomeriggio alla vista di gabbiani... tranquilli a modo loro.




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