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"L'isola - una storia misteriosa" di Charlotte Link**

La faccio breve, brevissima.
Brevissima come questa "storia misteriosa" (maziobilly, si può essere più banali, nel sottotitolo) di Charlotte Link, edizioni Corbaccio, con su scritto sotto "Romanzo".
Brevissima perché questo è il racconto del mercoledì, e infatti, quella scritta romanzo è fuorviante, perché dalle 80 pagine dovete toglierne 16 che sono i quadri di Horst Meyer. E poi diciamo pure che per il nucleo narrativo che mostra, - A uccide B, ma crede che B sia fuggita con C, - poteva essere anche più magro, questo scritto.

Avrete capito che non m'è piaciuto, e non si merita granché. 
E se vi state lamentando che vi ho praticamente detto come va a finire, ve lo sconsiglio. La cosa più irritante del raccontino, infatti, avviene poco dopo la metà, quando il protagonista - disperato perché la sua Clara è fuggita con un riccone lasciandolo solo lì sull'isola delle vacanze a crogiolarsi nel suo dolore - dicevo, a poco più di metà libro si dice "Dai meandri della sua coscienza gli pervenne il ricordo sfuocato (sfocato, sì, si dovrebbe dire) dei graffi profondi che aveva sul petto, sulle braccia e sulle spalle."
E grazie al cazzo, mi è venuto da pensare. E perché dovrei andare avanti a leggere?! Mi hai già detto tutto!
Aggiungo, che siccome si voleva mostrare come il protagonista sia partito con la testa (non dorme da giorni, passeggia giorno e notte, non mangia quasi...) non mi si può scegliere una terza persona, benché focalizzata internamente su di lui, e che diamine...

Ma perché ho scelto questo libercolo della Link, L'isola. Perché ha uno scaffale pieno, di suoi libri. E avevo intuito che sono thriller di quelli che oramai vanno sotto l'etichetta "gialli svedesi" anche se la link è tedesca, e in teoria ha una wiki scarna da far paura, ma che mi dice che scrive gialli/thriller psicologici e con risvolti sociali.
Ora... qui si descrive Sylt, l'isola, appunto, che è meravigliosa dal punto di vista della natura, ma altrettanto da quello della varia umanità ricca che vi staziona. Ostentare, è la parola chiave. Si mescolano questo cose e il protagonista, avvocato, che pure tanto povero non dev'essere, soffre enormemente questa cosa, ne è ossessionato. Problemi:
1) c'è una becera descrizione di luoghi comuni e stereotipi, per descrivere la ricchezza. cioè... Rolex, zaffiri, viaggio a Parigi, Champagne, Porsche... ma dai! Ma siamo rimasti agli anni '80?
2) le descrizioni della natura e della spiaggia non hanno nulla di memorabile, letterariamente parlando.
3) l'approfondimento psicologico del personaggio non ha minimamente speranze di riuscire a far credere al lettore che il raptus di violenza sia giustificato e credibile. 
4) Nemmeno i quadri - come quelli in copertina - sono granché. colori acquosi che sembrano scimmiottare quelli più famosi di non ricordo chi, e insomma... tanti colori, sì, ma non mi prendevano.
Insomma... ho detto che sarò breve e la chiudo qua, anche perché questo libro lo vado a mettere subito sullo scaffale e lì ce lo lascio. Non so come siano i romanzi della Link, vedo che vanno via abbastanza bene tra le signore di mezz'età. Però son le stesse che divorano Casati Modignani come pasticcini allo zenzero e quindi, penso che non mi fiderò... Nella prossima vita, va. :)

3 commenti:

  1. Ahahahah... gli incredibili giallisti svedesi ahahahah...
    Ma come mai in questi periodo bisogna essere svedesi o siciliani per scrivere un giallo?
    E poi perché è così pieno di gialli?
    Non sarà che i gialli sono come la settimana enigmistica che non ci capisci una mazza?
    (A me piace molto Fred Vargas)

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    1. anche a me la Vargas, piace, sì. Adamsberg è un simpaticone, ed è da un po' che non la leggo. Di scandinavi invece, confesso di non averne letto alcuno.. tutt'al più qualche puntata di wallander su topcrime :D

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  2. Io nemmeno quelli!
    La mia cultura 'gialla' si ferma a Poirot.

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