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"Destinatario sconosciuto" di Kressman Taylor****(*)

Adressat unbekannt, sarebbe questa la traduzione tedesca di questa scoperta di oggi.
Destinatario sconosciuto. L'ultimo piccolo del mercoledì, prima di tornare disoccupato, letto oggi, al volo, in mezzora.
Un libro fatto di lettere, di ottanta pagine, alcune bianche, molto rarefatte.
Il solito libro sull'olocausto e dintorni?
L'ho pensato all'inizio, alla prima pagina, con la prima lettera.
Mittente Eisenstein, from San Francisco, California, USA.
Destinatario Shulse, im Monaco, Germania.
Data: 12 novembre 1932.
Vi scrivevo nell'altro post che l'olocausto è il cancro della letteratura con appigli storici... giri e volti e pare che non possano fare a meno di tirare fuori ebrei e dintorni, per dare verve storica a un testo. Se siamo prima dell'30, il leit motif diventano le streghe e l'inquisizione. Ecco... 
E allora cosa succede?
Succede che vai a caccia di un libro corto, un libro da mezzora. Giri per gli scaffali, ti imbatti in questo, il giorno prima. Lo giri al contrario, per riconoscerlo, lo pigli, e cominci a leggerlo e pensi proprio quella cosa lì "occazzo, no, di nuovo 'sto olocausto?"
Ma il libro è un romanzo mini, epistolare, fatto di lettere. La corrispondenza tra Max, il socio ebreo rimasto negli States, e Martin, il suo socio tedesco ritornato in patria, ora che l'economia comincia a girare, è uno scambio che comincia a prenderti.
Sei curioso, perché questi due, alla fine, sono due imprenditori, due mercanti d'arte che si fanno i soldi fregando il prossimo. E vanno d'accordo, si capisce. Il tedesco è sposato ma ha avuto una storia con la sorella ebrea dell'altro, una gran quaglia che fa l'attrice. E allora sei curioso di sapere che succede, anche se lo sai.
Pian piano il nazismo prende piede, il rapporto cambia, uno diventa una belva, chiaramente, e l'altro passa dall'incredulo al disperato... E come andrà a finire?
Questo non ve lo dico, ma vi dico che questo libro è pressoché perfetto, nella struttura e nei tempi. Non si capisce subito bene cosa sta capitando e quando lo capisci cominci a fare il tifo, a pensare: e sì, ebbravo cazzo! vai così! vendetta tremenda vendetta. E poi il finale, che è solo una lettera, chiusa, che non c'è più bisogno di aprire.
Secondo me, i tempi sono perfetti. E la storia è una di quelle che va esattamente dove deve andare, dritta, sparata, e ci va di gusto. Originale? No. Non lo è... 
Però succede una cosa, alla fine del libro, una cosa che ti fa dire "occazzo, ho letto male"
Quale?
Leggi la data. 
Questo libro è del 1938. Pubblicato, nel '38. 
E' stato un caso letterario,  su una rivista letteraria americana e la tiratura è andata a ruba, la gente lo fotocopiava e lo mandava in giro... ripubblicato con l'avvento dei rigurgiti nazisti, e in questa edizione della rizzoli, (2000, 9.5€) piccolo formato, cartonato, forse un po' caretta, ma che li vale.
E' il classico libro che viene assegnato ai ragazzi delle medie e delle superiori, soprattutto a quelli che non hanno pazienza e dopo tre pagine si fanno cadere tutte le unghie e i denti piuttosto di andare avanti a leggere. 
L'autrice, Kressman Taylor, dice che ha basi di verità. Quel suo essere profetico, (il '38 è l'anno dell'Anschluss) nasce da lettere più o meno vere, o comunque veritiere. La cecità del credo nazista, l'assoluta arroganza, l'ineluttabilità di un treno lanciato verso la distruzione a velocità folle che era l'europa dell'epoca. Si riflette tutto in queste lettere.
Insomma... la chiudo qua. Se passate in una biblio, leggetelo. E' un bel libro, nonostante parli di olocausto. Alla fine, il nazismo è solo un colore: si parla di esseri umani e della nostra crudeltà.

4 commenti:

  1. Ma nel 1938 esistevano già le fotocopiatrici?

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    Risposte
    1. ah non lo so come lo copiavano, boh, c'era scritto così alla fine del libro :)

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  2. Lo copiavano con la macchina da scrivere. Ora vi porgo una chicca: il Decamerone deve la sua fortuna alle donne che lo scrivevamo a mano, e anche alla diffusione della lingua italiana.
    Se non ricordo male anche il Dittatore di Chaplin nacque prima.
    Elisa Sala

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