Etichette: , , ,

"Ossessione" di Stephen King***

Da un po' che non leggo.
Avevo dei giorni liberi, questi giorni, e non sto facendo nulla.
Nemmeno leggere, no. 
I pochi, pochissimi impegni si sono diluiti uno per giorno, in modo da non lasciarmi godere nemmeno di un vero giorno di festa piena, per fare un giro in bici, o andare al mare. 
Martedì, una riunione trevigiana, perfettamente inutile, ma ha avuto l'unico pregio di costringermi ad andare in treno.
E ho portato via l'ereader, che mi stava bene pure per gli appunti,
e sono andato un po' avanti con questo libro.
E aggiungo, una cosa che poteva essere piacevole, avevo deciso di non tenere più il cellulare. 
Mi è caduto in acqua, non va più, e mi son detto... perché riprenderne un altro?
E invece sappiatelo, il mondo non ve lo permette.
E' una cosa che mi ha reso triste, molto triste.
Si è creata come una crociata collettiva di persone che - disgiuntamente - si poneva nella posizione di non tollerare che io non avessi il cellulare. Non riuscivano a, come direbbero gli inglesi, deal whit it. 
E' stato triste constatare che l'ho dovuto ricomprare per gli altri, pur non avendone bisogno e pur stando finalmente in pace, senza. Ci riproverò, magari senza dirlo a nessuno, vediamo...
Senza ho passato le prime ore di pace da due-tre anni a questa parte... compreso il viaggio in treno, che è stato fatto in solitudine, ascoltando il disco ultimo degli elbow, che è un bel disco per leggere, e leggendomi una cinquantina di pagine di questo romanzo, di cui vi dicevo.
Non avendo il telefono, infatti, i colleghi non hanno potuto reperirmi e sapere se e in quale vagone mi trovassi, e ho potuto godere della pace.

Non ho la più pallida idea di come io abbia questo epub. 
Forse me l'ha mandato Michela, forse. Non so.
Se vede che è un qualcosa di pirata, c'è qualche errore da scannamento, ma niente che non ne permetta la lettura. La copertina che vi lascio è a caso, tra quelle che mi piacevano di più.
E non ci metterò molto, a dirvi qualcosa.
Sono 150 pagine di ereader, che non saprei quantificarvi diversamente, in ogni caso è un romanzo breve.
Ci sono diverse cose interessanti. 
E' la prima cosa che Stefano Re ha cominciato a scrivere, a 18 anni, nel 1966, l'ha tirata fuori molto dopo, per pubblicarla con il suo celebre pseudonimo.
Dice di non amarlo, come libro, ma vorrei ben vedere. 
E' stato tolto dal commercio, lui ha acconsentito, e questa io la trovo una vaccata pazzesca. Una cosa triste, penosa, avvilente. Un sintomo della decadenza umana, votata all'oblio e all'ignoranza.
Sì, perché è stato tolto dal commercio in quanto i suoi contenuti potrebbero stuzzicare certi comportamenti. Quali? Stragi scolastiche.

Charlie, il protagonista 17enne del romanzo, ci racconta la sua storia in prima persona. E' matto, Charlie, o comunque diciamo che ha dei problemi a rapportarsi con gli altri. 
Certo, è intelligente, è un profondo conoscitore delle menti altrui, del sistema, della norma sociale... ma tanto a posto non è. Così, quando viene espulso dal preside dopo l'ennesima raffica di insulti che si becca (e dopo aver, mesi prima, spaccato il cranio a un prof con un serratubi) con tutta calma brucia il suo armadietto, prende una pistola rubata al padre, ammazza due prof e prende in ostaggio la sua classe. E lì comincia buona parte del libro, con la sua classe che si confesse, parla, racconta, escono esperienze e verità. Tutti tranne uno, Ted Jones, che sembra diventare antagonista di Charlie, anche se è semplicemente il custode del socialmente accettabile.
Il romanzo, benché non sia certo politicamente corretto, mettendo in luce una rivincita dello studente che spesso sembra davvero avere più ragione che torto, a sparare ai prof e a prendere per il culo le autorità, dicevo, il romanzo è una descrizione della metà oscura.
Ciò che è socialmente accettabile, strenuamente rappresentato e difeso da Jones, e ciò che non lo è.
Non è un brutto romanzo, non è un romanzo originale.
Ci sarebbe da ridire, sulla credibilità di certi comportamenti e su come i ragazzi si raccontano, ma nel complesso la terapia di gruppo di Charlie è accattivante, gradevole, e il libro si legge. E infatti ieri notte, anzi, stamattina, mi sono finito le ultime dieci pagine. Finisce come doveva finire, ovvio, non ci sono black box accazz, ma resta un romanzo che mi ha fatto piacere leggere.

Non so, se non lo trovate in giro, e magari siete dei patiti di King, ditemi che ve lo mando, in ogni caso non è un qualcosa di imperdibile, ci mancherebbe. 
Quello che vi stavo dicendo sul suo ritiro dal commercio riguarda il fatto che in un paio di stragi scolastiche americane il libro sia stato tirato in ballo come co-stuzzicatore del ragazzo pistolero di turno. E io la trovo una cosa ridicola. 
Chiudo con altre cose, perché mi va.
Una è mettervi una foto di un serratubi, che ogni volta io mi chiedo che cazzo sia, per poi realizzare che non lo chiamo così, ma per me sono semplicemente "pinze".
La seconda cosa è che è uscito il disco di Sinead O'Connor e che è un disco parecchio bello.
Poi vi posso pure dire che quello di Lenny Kravitz è di una bruttezza imbarazzante.
Poi basta. Niente. Torno nella mia inconcludenza.


Nessun commento:

Posta un commento