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"Nero" di Tiziano Sclavi****

Confesso di avere peccato e contravvenuto.
Alla lista dei libri da leggere sul mio scaffale e che avevo ordinato per cercare di darmi una regolarità e sfoltirli.
Lasciamo stare che ho peccato leggendo altri libri (oggi stesso, siccome una signora me ne ha parlato bene e ho visto che è corto corto corto corto, mi sono preso un Biondillo, che non ho mai letto, da inframmezzare a Conrad e Forlani.
Dove ho contravvenuto, però, riguardo a questo Sclavi, è nel toglierlo volontariamente dal suo posto e leggerlo con molta premeditazione prima degli altri.
Perché?
Perché avevo troppo un bel ricordo di Mostri, che mi piacque tanto, e leggendo ora, via via, tutti i vecchi Dylan Dog a tempo perso, lo guardavo sempre, questo Nero. E mi dicevo, chissà se è bello come Mostri o la valle di Scuropasso?
Sì, vi dico subito di sì, che mi è piaciuto.
E soprattutto che si legge in un battibaleno (che si stia tanto poco a picchiare il maschio della balena, poi, è tutto da vedere).

Tanto per cominciare vi dico che sono due, i romanzi, in questa edizione introvabile della Fabbri.
Quello principale è proprio quello del titolo, Nero. Un romanzo di cui c'è anche la sceneggiatura, scritta da Sclavi stesso, ed  e il film che è del 1992, e naturalmente non ho visto.
E poi, dietro, c'è il primo romanzo scritto dall'autore, Film, che lui non ha ritoccato, anche se avrebbe potuto, ma dice che ce lo lascia così, come gli è venuto quella volta.

Cominciamo da Nero.
Ritrovate la scrittura di Sclavi, secca secca, per immagini, per flash, filmica. Quella di Mostri.
Ritrovate il lato onirico e visionario, immerso in una sorta di surrealità che permea tutta la storia.
L'idendità, è la chiave di volta primaria. L'identità del protagonista che, per una donna, (oca, stronza, troia, capricciosa, forse drogata, forse delinquente, ma in fin dei conti, che non riesci a detestare del tutto) finisce dall'ex che però, a quanto pare si è ammazzato, o l'hanno ammazzato, o l'ha ammazzato lei, o insomma... c'è un morto. E non sarà l'unico.
E attorno a questa avventura nerissima (roba di cadaveri fatti a pezzi e invaligiati, mannaiate alla schiena e sfighe a go go) avviene un cambio di identità mica da ridere, perché sì, il nostro Zardo, Federico Zardo, il morto, ha le stesse iniziali del protagonista, di cui, alla fine, manco sappiamo il nome, perché quel che gli capiterà e davvero assurdo. E chiaramente non ve lo dico.
Quel che vi dico è che c'è un microcosmo che ruota attorno alla vicenda che è a dir poco favoloso.
Il giovane mongoloide che piscia sulla macchina, per esempio. A ogni scena, ogni passaggio, lo trovi lì, che piscia sull'auto. O il vecchio ubriaco, o le vecchiette, le vicine di casa, che ora sono qui, ora sono là...
E Zardo, il nostro Zardo che non si chiama Zardo ma che non sappiamo come altrimenti chiamare, prosegue imperterrito in una assurda, assurdissima e inverosimile corsa alla cazzata, per colpa di Francesca, inseguito da poliziotti, disonesti e chissà cos'altro.
E' nerissima, questa storia, e fa ridere. E soprattutto confonde.
Sì, perché il lettore, con i giochi di ripetitività, e quei flash che mostrano cose che non dovrebbero essere, o comunque, che non sappiamo se sono bugie o meno, dicevo, il lettore rischia di non capire. Il segreto? prenderlo così come viene, e non farsi il sangue amaro se la vecchina conosce e saluta Zardo (il finto Zardo) come se fosse vivo e avesse la stessa faccia, mentre forse, pensiamo, non ce l'ha, ma invece, forse, è tutto nella testa di Zardo quello che ci viene raccontato e noi ci stiamo cascando... ecco, non bisogna fare questo.
Bisogno lasciarsi trasportare dalla scorrevolezza dei capitoletti, dalla magrezza delle righe che ti portano, in 2-3 ore, a divorare il romanzo e ti lasciano con un senso strano. Per me, è stato appagante. Come un sogno, per capire. Per alcuni, me ne rendo conto, potrebbe essere odioso e irritante.
Se non vi è piaciuto il minimalismo surreal onirico visionario di Sclavi, magari letto in altre opere, lasciate perdere questo Nero. Se invece vi sono piaciuto altri libri come quei due che ho letto io, Mostri e Scuropasso, allora leggete anche questo.

Poi c'è Film.
Un miniromanzo fatto di scene. Scene che si ripetono. Una dietro l'altra, collegate, dure, cattive. Alcune inutili. Alcune datate.
Nel complesso, di questo romanzo, non si capisce un cazzo. Poi, mentre leggi, pensa che ci debba essere un senso, a quel continuare a leggere e rileggere le stesse scene con microvariazioni. Poi ti accorgi che le microvariazioni sono temporali, cronologiche, e dice Oh, ma allora vedrai che alla fine tutto torna. E invece no, arrivi alla fine e capisce che sei dentro un incubo, anzi, diversi incubi, quelli dei protagonisti di questi Film che continuano a vivere e rivivere - a volte anche accorgendosene come in un deja-vu - sapendo qualcosa ma non ricordandosi niente.
Riuscito? No. Non posso dire che sia un romanzo riuscito. Però a me non è dispiaciuto, alla fine, e pur confermandovi che la prima sensazione è di non capirci un cazzo, vi dico che mi è piaciuto.
Ah, vi saluto linkandovi un'intervista recente dell'autore che non scrive più, e cercandovi dei pezzi, perché è inutile parlare tanto di scrittura di Sclavi e non lasciarvi degli esempi.
Film... vi copio qualcosa dall'incipit, che era bello.
Samuele scendeva attraverso un angusto budello e portava nella mano un fiore. Si arrestò su una piattaforma di libri, sospesa tra due piani, dov'era una ragazza pallida, vestita di bianco. La guardò senza interesse.
«E' per me?» disse la ragazza.
«No» rispose Samuele, e lasciò cadere il fiore che volò oltre l'orlo  della piattaforma, nel baratro. Rimasero a lungo in silenzio, a guardarsi.
«Eloisa...» mormorò Samuele. «Hai ancora quel vestito... è ancora macchiato di sàngue, non vedi?...»
La ragazza si guardò e sorrise.
«Non dovresti essere qui» continuò Samuele. «È passato tanto tempo, ricordi?... Ho buttato via l'accetta e ho lavato tutto quel sangue sulle tende... e sul tappeto... ho fatto bene, vero?»
«Sì. Sì, hai fatto bene».
Samuele si guardò le mani.
«Ora... ora devo andare... ho tante cose da fare...
sai...»
«Sì, Samuele».
Samuele fece qualche passo, poi si voltò.
«Non... non dovresti più mettere quel vestito, Eloisa... E troppo... scollato. Si vedono tutte le ferite...il
sangue...»
«Non lo metterò più».
Samuele annuì.
«Bene... bene, proprio bene...»
La ragazza lo guardò sparire tra i libri. Poi si mosse. La sua testa ciondolò un poco sul collo, scivolò dalla gola squarciata e cadde con un tonfo.




1 commento:

  1. Il film vedilo, è davvero bello. Il romanza mi manca, ma Sclavi si presta facilmente al cinema e non a caso anche Della Morte Dell'Amore è riuscito come film (sfido, segue pari pari le pagine stampate, con però qualche guizzo personale che non guasta), quindi dubito che Nero. sia un film lontano.

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