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Solo grilli e cicale (breve racconto horror)


Le sterrate di campagna sono dentro di noi: due strisce di terra battuta dai trattori, separate da una d'erba arida e impolverata. Ci abbiamo corso tutti, a piedi o in bicicletta, seguendo le traiettorie spezzate dai ramarri o spaventati da qualche biscia. Ai lati, a volte crescono piccoli boschi: ortiche, soffioni, sambuco, acacie, gelsi… rovi soprattutto. S'intrecciano fino a escludere cielo e luce. 
Ci affascinano quei cunicoli di vegetazione.
Vi entriamo come in una bocca misteriosa, l'afrore delle muffe si fonde alla frescura. 
L'ho visto fare anche a mio figlio, prima che la bocca si chiudesse, in un masticare di legno spezzato e graffiar di spine. Gridava e gridava. Un raglio impazzito che non copriva il rumore d'ossa sbriciolate e pelle squarciata. 
Poi nulla. Silenzio. Solo grilli e cicale.
Aveva otto anni e non trovarono nemmeno i vestiti. Per qualche tempo m'incolparono: non parlavo più. 
In campagna, non sono tornato mai.

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In previsione della mia sparizione sto svuotando il desktop, e nel desktop ci sono anche i file con le idee per le storie. Robe tipo una frase sola, che mi viene in mente e che mettevo lì, in attesa. Quindi adesso per svuotare li prendo e li scrivo corti, così, al volo, senza pensarci tanto su. Alcuni li regalo a destra e a manca, qualcuno mi resta e non so che cazzo farne. Così mi sono ricordato che è un cifra che non vi metto una piccola storia di gelo, qui sul blog, e allora ci metto questa. Il file si intitolava "bosco che mangia" e nasce dal fatto che le strade, d'estate, talvolta sembrano tanto dei tunnel, delle gole, che ho sempre paura mi inghiottano. Un tempo. Tanto valeva scriverci una storiellina.

1 commento:

  1. Secondo me potresti anche rimpolparlo un poco, sono convinto che verrebbe fuori un gran bel racconto.

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