Etichette: , , ,

I Maestri del colore, 4: Renoir

Ieri ho avuto un pomeriggio tranquillo. Mi son detto, siccome il prossimo Maestro del colore che dovevo leggere era Renoir, perché non cominciamo a guardare un po' di quadri... ho trovato il sito da cui vedete tutti quelli sotto dove praticamente ci sono 72x24 quadri di Pierre Auguste Renoir e ne ho sbirciati un buon terzo. Niente da fare... non mi veniva una storia. Ovvio, dai ritratti si può sempre cavare una storia, ma c'era qualcosa, in tutti quei quadri, di pacifico, di calmo, di normale, di perfettamente armonioso, che mi impediva di trovare l'appiglio giusto per cavarne una storia. Mi sono salvato quelli che esulavano un po' dal Renoir classico, che tutti conosciamo. Il gatto, per esempio, che vedete più sotto, che non ha niente di che, ma che forse non avevate mai visto. E anche quella macchia di colori, e perché no quegli alberi vangoghiani, così pieni di nodi, non fosse che, probabilmente, quegli alberi erano veramente così.
Ora che vado a leggere di Pierre Auguste scopro che, al di là delle quasi sempre presenti ristrettezze economiche, comunque mai fonte di troppo fastidio, vuoi per aiuti esterni, vuoi per amore dell'arte che faceva sopportare il cruccio, dicevo, ho scoperto che Renoir è esattamente ciò che fa trasparire dalla sua pittura: un maestro, un uomo calmo, normale, un professionista
Insomma, lui è un pittore e fa il pittore, studia e opera e rappresenta perché per quanto l'arte sia figlia dell'estro, la sua è incanalata nel mestieri e in una vita normale. 
Conosce tutti, praticamente, gli esponenti del sarà impressionismo. Ha in Courbet il suo faro, cosa che gli preclude di vendere quadri al Salon, essendo questi un corruttore di quadri; ha in Monet, Cezanne, Bazille, Sisley, Pissarro degli amici che gli durano una vita, o anche antagonisti, come Manet, con cui non va d'accordo... insomma. Renoir sembra quasi un punto di equilibrio di tutto il movimento impressionista.
Della vita, da dire, c'è sempre dell'amicizia con Monet, che insomma, con tutte le volte che ho visto ritratta la moglie ti viene da chiederti se non se la trombasse ogni tanto (lo so, sono un maligno), nonché direi più che rilevante il viaggio in Italia e il contatto con Raffaello e gli affreschi pompeiani, che insomma, quella volta mica si potevano vedere bene sulle immagini di Google i quadri.
Ah, dimenticavo di dirvi che è nato nel 1841, il 25 febbraio, che gli vengono i reumatismi dal 1905 circa e finisce per dipingere con i pennelli attaccati alle mani, senza perdere entusiasmo, però. Crepa nel 1919, il 3 dicembre. (qui sulla wikipedia francese potete vedere tutti i lavori in ordine cronologico)
Della pittura qui, si dice che emblematico questo aneddoto, di un dialogo con il suo prima maestro, che lo disapprova, ovviaemente.
Gleyre: "E' senza dubbio per divertirsi che lei dipinge, non è vero?"""Me certamente, e se non mi divertisse la prego di credere che non dipingerei affatto"
E poi, direi, ancora più rilevante, almeno per me lo è stato, capire che tra il scegliere di dipingere un'idea e un fiore, Renoir, sceglierebbe il fiore... ciò alla fine io, per dire, sceglierei sempre, ma sempre, l'idea, foss'anche un'idea di fiore, ma in lui sì, si vede, provate anche voi a guardarvi la carrellata di quadri e vi accorgerete che è vero. Vuole dipingere i fiori, in senso lato di natura, vita, bellezza semplice del mondo, cose così, e vi dirò, son d'accordo. Tra l'altro, la gioia del dipingere la vedi nell'assenza di tormenti interiori, credo.
E in effetti, l'idea di pittore come filtro, rende bene l'opera di Renoir nella sua intierezza. Anche perché in effetti vediamo sempre i capolavori, e son belli, eh... tipo questi:


E certo, sono davvero bellissimi, e ti fanno pensare davvero al concetto di eccellenza, unito a quello di sperimentazione (per l'epoca). Però mantengono una, potrei chiamarla, pace interiore. Questi sono ovviamente pensieri miei eh.
Bella la sua frase, che vi riporto, e che secondo me spiega. 
A me piacciono i dipinti che mi fanno desiderare di passeggiarvi dentro, se sono paesaggi, di accarezzarli, se rappresentano donne.
Ah, e sulle donne, devo dire, lasciate perdere quelli famosi, che avrete già visto, però cercando mi sono trovato delle quaglie davvero notevoli, che sono rappresentate in modo sensualissimo e sempre con un tocco, una leggerezza notevoli. Vi lascio qualcosa:




Bene, io finirò qui, perché okay, ho letto anche del suo rapporto col vecchio Diaz, che gli ha schiarito i colori, ho letto del movimento impressionista, e anche della simpatica cosa che da ggiovane, per burlarsi di lui, quando dipingeva ceramiche e studiare la sera alla scuola serale per pittori, lo chiamavano Rubens, e lui frignava, non perché non gli piacesse Rubens, ma perché pur precisissimo, non era preciso come avrebbe voluto... insomma... ah, chiudo, ovviamente, lasciandovi il raccontino ispirato. Stavolta ho trovato una bagnante che mi piaceva. Dipinta a napoli, tra l'altro, e la modella non è una sconosciuta, ma la sua futura moglia, ma io ho finto che sì. Alla fine del post il raccontino. Ma tanto, lo sapete, li raccolgo in un post appost. :)
Al prossimo Maestro del colore!










Come ti senti?
Gli occhi erano piccoli, le palpebre lievemente cadenti. Il mento appuntito stonava con il naso e il suo vago accenno a una gobba. Leggere occhiaie sottolineavano una pupilla d'una tonalità indefinita, a sfiorare il grigio. Le spalle, quasi scomparse sopra una magrezza scabra, parevano volersi nascondere dietro un sipario sfilacciato di capelli informi. Una palandrana dimessa, impolverandosi sul selciato, celava spigoli e assenza di seno, figli di stenti, lavoro o forse chissà, malattia. Il mare, sullo sfondo, spingeva verso l’occhio dell'osservatore la ragazza, nel complesso di rara bruttezza. Però sorrise, quando chiese timidamente d’essere ritratta. “Vorrei essere come mi sento”, disse.

1 commento:

  1. #Bello il fatto di scegliere sempre un fiore #

    RispondiElimina