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"Il prete peccatore" di Alberto Bevilacqua**


Non ho ancora finito di leggere la inutile vecchia giovanile collane de I Corti, che mi è presa un'altra mania.

Questo è il secondo, che leggo, e sono più corti ancora. E se non fosse stato per questa mania credo che mai e poi mai avrei letto Alberto Bevilacqua, in vita mia.
Perché?
Non lo so. Ammetto di essere prevenuto. Vedere quelli scaffali pieni, lunghi, con quei titoli pomposi, e vedere la vecchieria dei suoi lettori,  non mi stimola.
Però è anche vero che non ho la più pallida idea di come scriva, uno tra i più prolifici scrittori italici che, a quanto pare, dovrebbe essere roba più alta della media.
E insomma, okay, posso dire che ha del mestiere. Sì, frasi che hanno complessità, non tanto in lunghezza, quanto nella loro gestione, a volte non sempre ordinaria, e a volte di non facile lettura. Insomma, qualche frase dovevo rileggerla perché non ci capivo un cazzo. 
E va bene eh, alla fine, la frase aveva il suo valore, ma... posso dire? Se dico che mi sembrava una scrittura, a tratti, un po' supponente? Se puoi dire le cose in maniera più semplice e ugualmente bella, in modo da facilitare la lettura, perché non farlo, mi chiedevo ogni volta che una virgola messa un po' a muzzo o un inciso pindarico, mi costringevano a rileggere.
Detto questo, due parole sulla storia.
Breve, visto che son scritti in un carattere 14 o 15, questi Corti di Carta. 
C'è un prete di Piacenza, che diciamo ha fatto un peccato, anzi, più peccati, ma insomma, è bello, e poi, le cose scappano di mano, o dalle mutande, ed ecco che lui, il prete peccatore, bello il titolo spoiler, viene curato (ahaha) mandandolo in altra parrocchia. Addio promozione, carriera ecc.
E dove lo si manda? apparma, no, a Parma, volevo dire, la città mangiapreti per eccellenza, che li accomuna ai fascisti e che tende a sparargli, o quasi. E cosi, il buon prelato arriva in treno e lo vengono a pigliare e insomma, è tutto tranne che facile. Ma alla fine, come andrà la storia? Beh, guardate, qui entra in gioco l'idiozia della quarta di copertina, anzi, del risvolto, che ancora mi sto chiedendo che tipo di rane ha leccato.
Cito: 
"Dove, però, Don Ersilio scopre che la sua vera vocazione non è poi un peccato cossì grave perché 'un prete nato per amare non può essere che un gran prete!'. Ed è questo il credo di molte donne della sua nuova parrocchia.
Insomma, altro che spoiler, potete tranquillamente fare a meno di leggere, anche perché questa frase è nell'ultima pagina, o quasi, ed è la chiosa che dà un senso alla tensione che (se non avessi letto questa frase) si sarebbe costruita via via. Anche perché quella la promuovo, la lunga analessi che racconta i peccati infatti, viene subito ripresa dalle pallottole e dai morti che il prete trova, a Parma, in quella fase storica controversa e confusa che è la fine seconda guerra. Insomma... i contenuti, vi dico, mi sono piaciuti, ma la resa sarebbe stata davvero molto migliore, senza questo spoiler. Ho visto, un commento del cazzullo, per dire, che esalta questo raccontino. Io non esagererei, alla fine è un Tipiacevincerefacile, e non c'è poi 'sto gran coraggio, nel 2007, a dire che un prete bello se le tromba tutte e quelle che i preti li sopportano male proprio per le anacronisticità penose (ahaha) della chiesa apprezzeranno senz'altro questa sua eterodossia di comportamento. Bene, ora basta darvi da bere l'acqua, passiamo alla cosa che più mi interessa.

Allora, voi, là fuori, ditemi:
- Cosa sapete di questi Corti di Carta del 2007 sputati fuori assieme al Corriere della sera? Mi risulta che ci siano due serie, vi risulta? Su internetto non trovo cose chiare. 
- Ne avete? Io ora ne ho 5, tre di un tipo, copertina lucida con motivi grafici come quello di Camilleri, che per altro era bellissimo, e questo, con le copertine così. Se li avete, me li regalate? Tanto che cazzullo ve ne fate, su.

Bene, è tutto. Ho fatto una fatica bestia a dirvi di questo Corto di Carta, ditemi qualcosa voi, suvvia.

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