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"Quinta corsa" di Margherita D'amico***

E siamo alla stretta finale, di questo post e di questi Corti della collana I corti. Quanti me ne mancano... aspettate un attimo che ora vedo.
8, me ne mancano.
E sono tutti da reperire tramite ragnatele di biblioteche, ma qui o là, dovrei farcela. Okay, non serve a nessuno, questa mia serie di letture, ma alla fine si impara sempre qualcosa, si scopre nomi, autori, mondi che non si conosceva. O ci si ricorda cose.

Questo libercolo è il secondo della collana e devo dire che non è proprio facilissimo, alla lettura, soprattutto perché ti catapulta in media res in un mondo, quello dei fantini e delle gare di cavalli, a cui non si è abituati e qualche termine è e resterà del tutto occulto. Certo, chi gioca ai cavalli probabilmente non ha questo problema, ma io sì, essendo un mondo che proprio non conosco.
Che cosa mi sono ricordato, con questo libro?
Mi sono ricordato delle corse dei cavalli e dei nomi, dei cavalli. In novecento, il buon Novecento T.D. Boodman o quel che era, leggeva i nomi dei cavalli, al vecchio macchinista, e lo facevano scompisciare. E i nomi dei cavalli, anche secondo me, hanno sempre avuto un qualcosa di fascinoso. E' un mondo dove tutto ha senso o lo assume. 
Ecco, vado a prendervi la quinta corsa di oggi, Roma, Capannelle, dove è ambientato questo raccontino di Giacomo il fantino.
Adsense, Brandon Force, Fiore Nascosto, Cross Out, Green Arbour, Lux Fulgenti, Montemurro, Shafir Kodiac, Jolly of Naytiri, Complikated Theme e Chastened... 
Beh, pensavo meglio. Sono quasi più divertenti i fantini: Bietolini, Fiocchi, Fois... sembra di essere a un buffo buffet Il fantino più ciccione pesa 60kg, il più magro 54.
Ve lo dico perché ho realizzato anche questa questione, di punti di vista, vedendo come Giacomo, il protagonista, coglionizzato in quanto nano, piccolo, ecc. Non appena realizza di voler e poter fare il fantino, ecco che brama di non crescere, e non risente più di tali insulti e cattiverie.

Si chiama Cantami o Diva, la cavalla nuova, che monterà il nostro Giacomo, e nella notte prima della gara, diciamo che non gli va proprio di lusso, e si fa inguairare in varie vicissitudini, tra strisce di coca altrui, badanti dell'est, acquazzoni, ubriachi molesti e teppisti, che insomma... va che va che non è in forma per la gara.
E poi?
E poi mi sono ricordato della tris, e mi son ricordato che nemmeno io, come il protagonista, riuscivo a farmi venire in mente da doveva veniva quella cosa di Achille, e tutt'ora non lo ricordo, però mi è venuta in mente una canzone nuova dei Perturbazione, sempliciotta, ma con il piglio del singolo da radio, e immagino sia fatta per quello, visto che dà il titolo al disco. Ascoltatela va.

Ma chiudiamo tornando al libro. Benché si segua l'ordine cronologico, e benché il finale sia scontato, ma non in senso critico, perché è così che doveva finire la storia, vi dico che ha un che di coraggioso, questo racconto, perché alla fine non è stucchevole, e non è intriso di buoni sentimenti, e ti mostra che la vita va così, che a volte, anche se la gara che il giorno dopo ti dovrebbe o potrebbe cambiare la vita è importante, rischi di giocartela per nulla, perché aiuti un debole a cercarsi il motorino che gli hanno rubato, e magari sì, finisci in cose da nulla, che ti fan fare mattina, e che ti diverti anche, ma che magari, forse, era meglio un altro giorno. E stop, fine della storia, che poi, qua, va bene.

Come vi saluto? Non sto a ricordarvi che c'è in scadenza il fun cool. Vediamo... Vi regalo due quadri di due artisti che sono in mostra a Milano adesso, Kandinsky e Klimt, il primo in scadenza, il secondo aperta ieri.



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