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"Io sono le voci" di Danilo Arona***

Ho finito questo libro un'ora fa.
E' uno della lista dei libri che non sto leggendo, uno di quelli che più passa il tempo e non li leggo e più mi sento in colpa. 
Tanto per cominciare perché io li voglio leggere. Sono libri che bene o male so che mi lasceranno qualcosa e che non mi deluderanno. E poi, quando me li regalano, lo so, lo so da me che una recensione è meglio farla nei pressi dell'uscita del libro, senza lasciar passare troppo tempo.
E insomma... però è anche vero che ho una vita complessa, tutta quella che non sapete, e non ci posso fare niente. E quella cosa lì, del senso di colpa, l'ho uccisa parecchi anni fa... cioè, non è che l'ho proprio ammazzato. Altre sono le cose che si ammazzano. Questa cosa, il senso di colpa, l'ho fatto prigioniero e l'ho sottoposto a esperimenti, così, per vedere cosa ne esce e se ne esce qualcosa di buono. 
Nel mio caso ne è uscito una sorte di codice riparatorio basato sul mio senso del si deve e del lo posso fare.
Tutte queste stronzate solo per dire che, Io sono le voci, l'ho fatto comprare alla biblioteca dove lavoro ancora un paio di settimane fa, quando ero appena a metà libro, credo, o anche meno. E probabilmente lo faro comprare anche all'altra. Eh, sì, perché questo è un thriller citazionistico, che parla di cronaca e delitti irrisolti, di cinema e dei suoi effetti, di nord Italia, Milano soprattutto, ma anche un po' di Friuli, a Budoia, dove inizia e finisce.

Insomma... potevo farlo e l'ho fatto, così come ve ne sto per parlare bene. Perché no, non è ai picchi di altri libri di Danilo, come le Cronache di Bassavilla o L'Estate di Montebuio, che per me sono una spanna sopra e sono di quelli che ti lasciano un senso di soddisfazione non da poco. Non è nemmeno un libro forte e diverso come quello dell'amico scrittore scomparso di Danilo, Morgan Perdinka, Malapunta, che pure questo è un libro davvero ottimo.
Però questo Io sono le voci è un buon thriller, anche se atipico.
Non vi dovete aspettare uno di quelli che vi trascinano all'ultima pagina, perché le scene thrilling non fanno parte del dna di un'opera che vuole dare spazio a cose diverse.
Una serie di omicidi feroci, insoluti, efferati e inspiegabilmente molto vicini all'ambiente del cinema e dei film di un certo tipo, accaduti a Milano nei primi '70. Omicidi ignorati, poco considerati, soprattutto perché in quegli anni era più probabilme morire per delle bombe messe qua e là per le città, piuttosto che per un killer che ti sgozza o ti spinge sui binari della metropolitana.

E non è tutto. C'è una tesi ripescata dalla giornalista che intervista alcuni serial killer e che comincia a collegare opere cinematografiche e delitti. Sono le tesi di cui si parla in Possessione mediatica, un saggio di Arona pubblicato dalla fu Tropea e che abbiamo letto in 15, forse, tra cui alcuni suoi parenti e alcuni adepti ai culti satanici ingannati dal titolo. 
No, tranquilli, il cinema e la Tv non è satana, non è questa la tesi, ma che essa possa, e certe visioni possano influenzare il comportamento umano deviato o addirittura deviarlo esse stesse è materia attuale, affascinante, con fondamenti e direi da valutare e rinnovare. 
Ricordo che quando lessi quel saggio pensai che era materia che cambiava in fretta. 
Quello che era il cinema, i transfer e le possessioni del cinema, ce poi sono state integrate e/o sostituite dalla tv, adesso vengono plasmate da un coacervo di plasmatori e usurpatori di ruoli, che hanno nomi che spesso iniziano con la i minuscola e una mela masticata, o che, area molto vasta, appartengono al mondo dei videogiochi.
Il delitto accaduto qui a Udine, l'estate scorsa, dove due ragazzine quindicenni hanno fatto fuori un poveraccio dopo essersi stufate di scroccargli soldi per motivi poco chiari, è un delitto che tira dentro brutalmente uno di questi temi. Eravamo dentro a un videogioco, hanno dichiarato le due dopo consultazione con l'avvocato, probabilmente. E il fatto che questa linee di difesa, vera o artefatta che sia, possa essere credibile e utilizzabile, vi fa capire come Arona possa avere ragione e di come la ragnatela di fatti che costruisce attorno a questi omicidi possano essere credibili.
Un discorso particolare, per esempio, e uno studio non da ridere, andarebbe fatto sugli effetti a media lunga - se non breve - distanza che il pullulare di canali come giallo o top crime, e di centinaia e centinaia di fiction con dentro, in varie salse, cadaveri e crimini, ma ancor più sadismi ed efferatezze, causa o causerà a nostri contorni.

Due parole sulla trama, va, che sennò non mi capite.
L'innesco è Cassandra Giordano, che intervista degli assassini e ne strizza fuori la cattiveria per metterla nei libri. Libri che vendono, ma che, a parte trovare contatti con un ghost writer, gliene trovano anche con il killer principale di questi delitti irrisolti. Un assassino che è dentro un gioco di citazioni, omicidi di puttane che citano film. Ma lui non è uno uscito dal nulla: c'è un demiurgo, che ha dato origine a tutto questo: un uomo albino, forse, albino e sfortunato, che cova il terrore di occhi bianchi e soprattutto bambini biondi. Sono la sua citazione personale... che scatena l'assassinio.
E insomma.. Entreranno in gioco un poliziotto, la sorella di Cassandra, un covo di vecchi cinefili, e un caso da risolvere che è più una scoperta di fatti, visto che di pari passo alle indagini, al lettore viene proposta la vicenda del killer e delle sue azioni, e non aspettatevi le americanate, eh.

C'è Milano, sullo sfondo, ma non solo Milano. 
Limbiate e la costa di Ponente, piuttosto che il Friuli povero, come già detto. Insomma il nord, che parte dal nord povero di metà Novecento e arriva a quelli di piombo e sangue dei Settanta, per arrivare a quello di oggi, fatto di ricchi e di furbi, di romeni e albanesi, di parchi abbandonati e città ancora tanto diverse dalla provincia. E di cattiveria, sì, che c'è un po' in tutti, e quando non ha quel vestito ha preso in prestito quello di avidità e superbia, di brama e invidia. Il nord, insomma.

E poi ci sono le citazioni.
Film. Tanti film. Ma anche la musica dei Goblin, che sto ascoltando proprio adesso, e anche un po' di Cronaca del nostro paese. Tutto mescolato senza lo schema classico da thriller. E' più un mosaico, questo romanzo, e insomma... potrebbe diventare anche il suo tallone d'achille, l'essere disorganico, all'inizio, con analessi e interludi, ma poi, alla fine, tutto finisce abbastanza al suo posto e i fili che non restano annodati non si scorgono più.

Che altro volete che vi dica? Niente, ringrazio Danilo per la lettura e vi faccio una cosa, vi scanno la filmografia finale. Se volete leggervi questo libro, e magari non siete dei cinefili, ma i film horror li guardate volentieri, be', questa pagina che vi scanno vi potrebbe essere più che mai utili.
Se invece questi film li avete visti quasi tutti, be, direi che è un libro che fa per voi.
Ah, a parte qualche ridondanza nella seconda parte, ma quisquigli da editor cagacazzi, un plauso alla editoriAnordest, che ha confezionato proprio un bel prodotto.

4 commenti:

  1. Ottima recensione. Un Arona "minore" (diciamo così) ma che ha un suo (perverso) fascino...

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    1. naaa, non direi un Arona Minore (sembra un'isola del pacifico, che figata!). Diciamo che nella prima metà è la storia a essere molto buona e poi a scemare un po', una volta venute meno le parti di cronaca che rendono parecchio bene, tra le dita di Danilo. Per dirti, dopo aver letto dell'evasione del serial killer più vecchio, la mattina dopo, non ricordavo se quella notizia l'avevo letta nel libro o sentita al tg (certo, complice anche il mio pessimo vizio di addormentarmi a luce e radio accese eh. )
      Nella seconda parte diciamo che diventa più thriller normale, e in assenza di rivelazioni incide di meno. :) Anyway, mi è piaciuto.

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    2. Per carità, ci troviamo di fronte ad un buon romanzo, ma ritengo che sia leggermente al di sotto della qualità di altre sue opere. E poi un Arona Minore ;-) è sempre spanne sopra la maggior parte delle opere di genere che escono in Italia. Quello che è certo è che Arona riesce sempre a essere dannatamente "reale"; come dici tu sembra che le cose che racconta siano un reportage di fatti veramente accaduti e non riesci a capire se si tratta di fiction o di giornalismo...ritengo che questo sia uno dei suoi punti di forza....

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  2. C'è Milano, sullo sfondo, ma non solo Milano.
    Limbiate e la costa di Ponente, piuttosto che il Friuli povero, come già detto. Insomma il nord, che parte dal nord povero di metà Novecento e arriva a quelli di piombo e sangue dei Settanta, per arrivare a quello di oggi, fatto di ricchi e di furbi, di romeni e albanesi, di parchi abbandonati e città ancora tanto diverse dalla provincia. E di cattiveria, sì, che c'è un po' in tutti, e quando non ha quel vestito ha preso in prestito quello di avidità e superbia, di brama e invidia. Il nord, insomma.

    Una descrizione indovinata del territorio, i miei complimenti gelo. ;)

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