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"Le streghe nelle credenze popolari del veneto e Friuli" di Osterman-Bernoni

Un post breve breve, giusto per non dimenticarmi che ho letto questo libro, sia mai che mi e vi servisse o che ne so. la copertina l'ho scannerizzata male, lo so, ma siccome in rete non la trovate, accontentativi di questo.
Cos'è... un libro che racconta esattamente quello che dice il titolo, la figura della strega nelle credenze popolari di Veneto e Friuli.
E perché l'ho preso?
Perché quando mi passa in mano un libro che mi interessa finisce sempre che lo apro a caso, qua o là, rischiando di leggere qualche riga e rischiando di prenderlo.
In questo, aprendo a caso, a parte i disegni che illustrano le fiabe venete e che mi sono dimenticato di scannarvi... ah, che idiota! ma ho il telefono! aspettate, le fotografo e vi metto un paio, che almeno quelle meritano viste...
a uainot, vi faccio anche la copertina!
Ma dicevo, che voglio parlare poco, di questo libro, che ho preso, appunto, perché ho beccato una filastrocca che Elena, la Elena Vesnaver, aveva usato per il suo libro piccolo ma molto bello - che tutt'ora ricordo con piacere e che è stato, se non erro, anche ripubblicato in ebook, leggetelo, che merita. Insomma, dopo aver letto la filastrocca l'ho pigliato e quindi, mi son detto, che male possono farmi XII leggende sulle streghe del Veneto? e un po' di informazioni sulle credenze popolari in Friuli?
Nessuno.
E in effetti non mi hanno fatto male, anche se più o meno sapevo tutto. Se siete interessati, il vantaggio è che è un libro agile, però attenzione che - per chi non mastica il dialetto veneto, tipo me - non è di così immediata lettura. Le leggende, infatti, sono le favole che spesso vi raccontavano da piccoli se siete un nonno, e alla fine si basano tutte sulle cose più tipiche che sapete.
La striga che se fa sangue non lo è più, così come se viene scoperta; piuttosto che la striga che deve uscire ogni notte a fare gli strigamenti, anche se non vuole, oppure che per farlo, si sa, diventa gatto o topo, e lascia lì il suo corpo mentre lei vaga, e insomma, dai, 'ste donne malvagie, che solo raramente prendono una leggere connotazione positiva e per lo più vengono scoperte o temute...
Quindi, prima parte queste fiabe, intervallate dai disegni, che ora potete vedere. Dopo un po' annoiano, perché cominciano a essere sempre uguali.
Poi c'è una parte molto breve, di Domenico Giuseppe Bernoni, che è scritta sempre in dialetto veneto e che fa una breve sinossi delle principali credenze, già ampiamente compresa dalle dodici storie precedenti.
Vi lascio la filastrocca, così, tanto per:
Piova e sol / Le strighe va in amor;
Piova e vento / Le strighe va in spavento.

Poi c'è la parte finale, la più interessante, per me, quella storica dell'Ostermann, che è un luminare di queste materie e di tradizioni e folclore friulano. Vi dirò, non mi ha entusiasmato, ma ha una cosa che le altre non hanno, ovvero riferimenti a processi storici e fatti accaduti.
Inoltre comincia proprio con i miei due Comuni, quello in cui vivo e quello materno, in cui ho trascorso buona parte dell'infanzia e di cui spesso vedete le foto, sul blog dei pensieri di gelo. Vi trascrivo l'incipit:
In alcuni paesi le streghe sono rare, in altri sono più numerose: a Talmassons, Lestizza e dintorni si crede che nessun paese abbia tante streghe quante ne ha il villaggio di Santa Maria di Pozzuolo, i cui abitanti vengono derisi col motto: "A Sante Marie, ogni cjase une strie".
Cosa che ben so, avendo a che fare con una di esse :)
E poi, tra l'altro, la presa in giro andrebbe completata con "se no je la mari, je la fie", ma soprassediamo.
Insomma,vi metto anche la copertina, qui a fianco, e vedo di concludere il post dicendovi:
- Mi sono scannato l'articolo dell'Osterman, se per caso lo volete, tanto son 5-6 paginette, chiedete pure.
- vi posso lasciare un estratto del trattato, così potete inorridire un po. 
"Chi fosse stregato, se ha il coraggio di prendere un gatto, metterlo in una pentola coperta, poi andare di notte su un crocevia ad accendere il fuoco e mettervi sopra il pignatte, è sicuro che quando il gatto sarà morto morirà anche la strega che ha prodotto la malìa; però checché si veda o si senta non si ha da aver paura, né da volgersi addietro. Perché l'operazione ottenga il suo pieno effetto bisogna inoltre che nel frattempo nessuno venga ad interrompere colla sua presenza il sor­tilegio. A guarire un povero maleficiato si ammazza una gallina nera, se ne applicano due quarti sotto la pianta dei piedi e gli altri due si seppelliscono: guai a chi mangiasse di quella carne! Ne morrebbe in breve di consunzione; invece man mano che essa putrefa, l'ammalato verrà risanan­do. Quando si fa il formaggio se si mette ad arroventare un chiodo nel fuoco, e meglio ancora tre chiodi dissimili, e si buttano roventi nella caldaia del siero nominando una strega, questa si abbru­cia e muore."
E poi direi basta, doveva essere un post corto, ed è fin già troppo lungo, e io le streghe le ho in casa e che diamine, che vado a leggere 'sti libri, che non è giusto niente. :)

3 commenti:

  1. Ecco qua, questo è un libro che potrebbe servirmi per qualche articoletto sul folklore regionale.
    p.s
    Nessuno provi a far male al gatto. Lol

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  2. Piova e sol e streghe se petena.
    A Treviso sulle risorgive vive una bellissima anguana.
    Nel mondo antico le belle donne passavano per streghe.
    Se fate male a un gatto, peste vi colga.

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