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Il dolce sfocia nel salato

Oggi sono un po' così, ma mi va di aggiornare il blog. Questo blog, ma facendolo come se fosse l'altro blog, quel pensieri di gelo che da un po' è senz'anima, e boh, forse lo rimarrà per un po', lui vive di vita non gestibile. Però ha il layout nuovo, eh, anche se non se ne è accorto nessuno, nemmeno io, mi sa, che devo ancora (imparare a) caricare le slide... ma forse, per ora che avete letto questo post, l'avrò fatto e potrete vederlo a posto. Un grazie a Michela codemonkey per il template. Oramai non si contano più i favori che mi ha fatto... mi sa che morirò in debito. Se vi serve di costruire siti o blog, sapete a chi rivolgervi.
L'immagine sopra è così, perché è bella, e perché insegna che ogni dolce sfocia nel salato, e perché è un po' malinconica, e un po' no, e perché poi è la prima che mi è capitata sottomano, il mare è come i gatti, non ne esiste uno brutto.
Ah, dunque, dicevo di voler aggiornare il blog, sì, con una poesia. Una poesia d'orrore.
Forse credo di averlo già fatto, in passato, sempre con le poesie d'orrore. Perché? Perché a scheletri sono affezionato, e alla fine mi fa trovare il tempo di impegnarmi a dare un'occhiata in più, ai versi da mandare all'orrorinversi. Quest'anno ne ho scritte tre. Anzi due.
Per me, scrivere due poesie, è tanta roba. Io ho la mia idea, di poesia, che non è quella dei pensieri di gelo. O quella che mi par di capire, hanno molti, là fuori. Sui pensieri ci sono solo spunti, parole, melodie e pensieri, appunto. Gli haiku, forse, son l'unico vero componimento, ma anche lì, me ne esce uno su cento, degno. La poesia è un'altra cosa, molto, molto diversa. La poesia è come prendere a pugni una montagna, fino a sbriciolarla e cavarne una parola. E per ogni parola è così e magari si deve sbriciolarne tante, di montagne. E serve tempo, e animo, e testa. Ecco.
Io non ne scrivo. Quasi mai.
Per questo dico due, e non tre. La terza è solo un pensiero più melodico degli altri.
Dicevo, le ho scritte per Orrorinversi, pur sapendo che sarebbe stato pressoché inutile, e mi avrebbe fatto sorridere, il voto della giuria. I versi liberi, senza rime, temo vengano ancora poco osservati, a volte penso che ci sia addirittura qualcuno che giudica le poesie senza leggerle ad alta voce, cosa che io non riesco a fare, per dire. Anyway, avevo ragione, ho preso 9, su tre giurati, e quindi un voto medio di 3/10, credo, e infatti ho sorriso. :) In effetti, il concorso era anche una scusa. Avevo piacere mi rimanesse qualcosa di bello, e sono contento, credo mi sia rimasto. E ora ve lo beccate anche voi.
Oggi la prima, per l'altra si vedrà.
Si chiama "Apparente". Ci ho messo tanto a cercare il titolo, perché la spiegasse ma senza sporcarla. Quando è arrivato non l'avrei mai più cambiato. Lo so, si poteva intitolarla catalessi, certo, ma preferisco i cuori ai cervelli. Parla di un figlio, di una madre perduta, per sempre, apparentemente, che trova le parole e ci racconta la pazzia. Il verso chiave, quel "sentire il sorriso sul volto", è un piccolo calembour, cui non so rinunciare, anche se cerco di limitarmi; è una mia piccola malattia, ma qui, a me, piace. Su, basta parole. Vi regalo questo, e lunga vita alle madri che ci restano.




Apparente


Mi tagli le labbra
con le forbici.

Rami secchi
di sangue
fioriscono
sui denti
serrati.

Ago
e filo
cuci struggimento
allo strazio.

Vuoi sentire ancora
sul tuo volto
il materno sorriso.

Apparente,
ti ha sconvolto,
la morte.

La mia.



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