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"La casa dei sette ponti" di Mauro Corona***

Mi sembra giusto cominciare l'anno con il libro del primo dell'anno.
Un piccolo libro regalato. Piccolo intendo proprio piccolo, una fiaba moderna da 63 pagine. Con tanti margini e qualcuna bianca in mezzo.
Diciamo... una cosa che si legge in poco più di mezzora, volendo, questo "La casa dei sette ponti" di Mauro Corona.
E volendo fare le pigne in culo, potremmo perdere tempo a scagliarci contro la feltrinelli e l'editoria tutta e blabla, che insomma, son sempre 7.50 per una cosa che Mauro può aver scritto in un paio di giorni, con illustrazione della copertina (molto bella) commissionata al figlio e insomma... è una cash cow, il Corona scrittore, e perderemmo solo tempo.
E' così che funziona, e alla fine, io sono contento di averlo e di possederlo, questo piccolo libro.
Tenterò, per esempio, di farlo leggere ai miei. I miei non sono colti, hanno una 5^ e una 6^ elementare, e leggere la lista della spesa della vecchia è tipo farsi un campionari degli errori e delle libertà linguistiche di un futurista incallito.
(tenuto conto che lei toglie le doppie in alcuni casi per errore, in altri, per fare prima, visto che sostiene siano inutili).

E dicevo, il Corona scrittore, è da tanto, troppo tempo che non lo leggo. Dai tempi di Storia di neve, e vi dico anche che l'ombra del bastone riposa sulla mia libreria da quella volta. Voglio leggerla, la sua trilogia, mentre sono molto meno attratto dalla produzione di questi ultimi anni, a parte le fiabe, quelle no, quelle le leggerei. Ma tornando a questo libro, ottimo per il primo dell'anno (è corto, è leggero, sta nel taschino interno del mio giubbottone di pelle, ti fa riflettere, ha dell'armonia, ha pure le alette per tenere il segno).
E' una favola, si diceva, e non magnifichiamola troppo, alla fine è una favola semplice, con una morale scontata, che lavora sullo stereotipo dell'industriale senza cuore, che si è scordato i valori di sempre, che sputtana la vita per orgoglio, che vive di stress, di lavoro, di competizione.
Eppure, là, sui monti toscani sopra Prato, abbandona la terra della guerra tessile contro i cinesi per andare a trovare i suoi amici di una volta, quelli che non lo invidiano, che hanno facce pulite e carezzate di pace, anche se magari povere. Ecco, e quella casina, là, proprio quella lì sulla curva, col tetto colorato, modalità arlecchino, fatto di rattoppi, povera, eppure con due comignoli sempre fumanti, giorno e notte. E chi vivrà in quella casetta? 
E' questo il viaggio che il nostro industriale della seta, il nostro "Marco Polo", deve compiere, per scoprire cose che sa, e cose che non sa. Riscoprire, pardon, ché questa è la parola chiave.

Vi dico un paio di cose che ho pensato.
La prima è che da metà racconto si sa dove si vuol andare a parare, c'è una rivelazione, per il lettore, che è importante, ben gestita, e da lì diciamo che capisci come deve proseguire la storia. La cosa però non pesa, e anzi, il finale, che non è drammatico, come mi aspettavo, e come forse sarebbe stato più giusto, non mi è pesato. E' una questione di contesti, a me, il primo giorno dell'anno, se fosse finita come doveva finire, questa storia, mi sarei messo a piangere. Invece è finita bene. Troppo bene. E per una volta pazienza, non voglio sparare merda. E' una scelta e andava benissimo anche a me.
A volte, nella vita, ci è data occasione di recuperare gli errori, magari non tutti, ma in parte sì.
Anzi... fatemi mandare un messaggio va, che provo a recuperare in parte uno dei miei.
La seconda cosa è che la prima metà di libro, le descrizioni, qualche similitudini, con questo far diventare umani gli elementi della natura e gli ambienti, che sono i veri personaggi della primissima parte della fiaba, ecco, era una parte da leggere ad alta voce, perché armonica, melodica. 
Ho provato, ché tanto in spiaggia non c'era nessuno a rompere il cazzo, sennò questi son capaci di accodarsi e insistere che gliela leggi tutta che poi ti dan le monetine, e insomma... avevo ragione.
Aspettate, vi leggo-scanno un pezzetto di ciò che intendo, che tra l'altro lo rileggo volentieri anche io.
L'intaglio lungo il quale si snoda la strada è sempre ombroso, stretto fra pareti alte e ripide, infiorate di alberi ritorti e stentati, sorretti da ciuffi di zolle nervose come calci di capra. Ogni tanto rocce verde scuro pencolanti e sgretolate appaiono qua e là, incombono da una parte e dall'altra come minacce. Sembrano sul punto di cadere, ma non cadono. Rimangono lassù, aggrappate al nulla, come un alpinista incrodato. Forse vogliono ricordare al viandante la precarietà dell'esistenza.
Giù in fondo, con la stessa pazienza dei pendii, scorre un torrente dall'aspetto inaccessibile, di colore scuro come la valle che lo tiene in grembo. Solo ogni tanto, nelle balze più ostiche e nei salti, l'acqua si illumina di sorrisi con bagliori lucenti e occhi d'oro. D'autunno, i funghi rotolano in basso perché la valle trema di nostalgia e silenzio, mentre le poiane fanno i loro giri, a controllare che tutto rimanga segreto.
Quella valle è uno sbrego torturato e duro, dieci chilometri lungo i quali i bordi sembrano abbracciare gli automobilisti e tirarli su, a respirare più in alto, dove c'è aria e sole. Da quei pendii scabri, sospesi sul vuoto, piccoli alberi ritorti e pieni di tristezza guardano verso un punto lontano, dove fratelli più fortunati godono un rigoglio unico in un posto meraviglioso: l'Abetone. E allora piangono. Spesso singhiozzano di dolore per essere stati confinati lassù, all'eterna penitenza, da qualche spirito invidioso e malvagio. Piangono e bagnano la strada: gli automobilisti, ignari, pensano che stia piovendo, e imprecano contro quella valle umida, disagevole e piovosa.

Bello vero? Vi assicuro che letto a voce alta, sulla risacca, il giorno del primo dell'anno, anche se parla di montagna, è davvero una bella melodia. Pensavo a questa quasi iperaggettivazione coronica, che non infastidisce. Mi chiedevo perché... Ecco, mi sono risposto.
Perché c'è verità, dietro. Alla fine, mi son detto, per cercare parole, usare parole, scoprire parole, devi avere cose da dire. Altrimenti diventa un insulso esercizio di thesaurus, e suonano finte. Adatte, forse, ma finte. Invece qua io le sento belle, ricercate, ma vere. 
Doveva entrare anche nei miei buoni propositi dell'anno nuovo, questa cosa del cercare le parole migliori solo quando hai qualcosa di vero da dire e raccontare.
Bene, detto questo direi anche di chiuderla. A me è piaciuta, questa moderna fiaba
Si gioca facile, certo, ed è roba semplice, certo. E ne abbiamo già lette, certo. Ma tant'è, se ti tocca, vuol dire che ha dentro del bello, e va riconosciuto. 
Se vi interessa si compra anche qui su libreria universitaria.
Quando l'ho finita ho chiamato a casa, per vedere come stava la vecchia, e ho pensato a quante cose poco importanti mi circondano e di cui potrei fare a meno. Diciamo pure tutte, va, son fatto male e lo so :)
Che altro dirvi? Non so, buon anno cari, io me ne vado per qualche giorno, attraverso l'italia, domani, quindi se volete offrirmi da mangiare avvisate, faccio volentieri deviazioni.
Vi saluto con una foto di quelle di ieri va. Era tutto così bello, da non aver bisogno più di tutto.


4 commenti:

  1. Spesso leggo, ma per la poca voglia non commento.
    Oggi sì. Da anni non leggo Corona e forse ho sbagliato.
    Questo tuo commento mi incuriosisce per la forza che lo scrittore dà a tutte le forme di vita che gli girano intorno. Io un po' ci vivo di questo.
    Grazie

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    1. ma, sai, io ogni tanto trovo gente che crede che in Corona si trovi ancora quello scrittore acerbo che raccontava la montagna nei primi libri. letti uno letti tutti, quelli. Io non so, con gli altri, questi libri qua sono un po' roba per la massa, per il marketing, però non mi è dispiaciuto. Però libri come Storia di neve, che ancora adesso ho dentro, son pieni di idee, di meraviglia. uno scrittore scafato ce ne faceva cinque, di libri, con le idee che ha messo in quello li.

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  2. Ma Corona dovrei leggerlo anch'io. Mia moglie ha letto Storia di Neve, me l'ha rraccontato, mi ha detto che piacerebbe anche a me, ma non ho voglia di iniziare a leggere un autore da un volume di quelle dimensioni... Prendo nota di questo, grazie di averlo condiviso.

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    1. e fa bene a fartelo leggere, storia di neve! :D

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