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"Suonala ancora, Cozzetta" di Lia Celi****

Sì, sì, lo so, ci sono milioni di modi migliori di aspettare il pranzo di Natale, ma io mi sono svegliato un'ora fa, gli auguri mi mettono di malumore, ascolto Iron and wine e tra un secondo andrò a far fame spaccando due ciocchi sotto la pioggia. E siccome ieri ho letto "Suonala ancora. Cozzetta" alla mia Cozzetta, oggi si parte così, cercando di regalarvi una risata, come 'sto pezzo l'ha regalata a me.
Una settimana fa, Santo le ha chiesto di ospitare Cozzetta a casa sua e di trasformarla in qualcosa che un cliente del Blonde Planet possa guardare senza chiamare l'accalappiacani. Compito difficile. Virginia ha sottoposto a un attento esame Cozzetta in mutande e reggiseno. Mai vista una pelle cosi bianca e dei peli così neri. Folti, poi. Le ginocchia erano più pelose delle teste di molti avventori del Planet. Virginia ha messo subito sul fuoco il pentolino della ceretta depilatoria.
- Sai cos'è, no? Si spalma sui peli, poi un bello strappo e...
Non aveva ancora finito che Cozzetta stava già correndo giù per le scale. In mutande. Per fortuna Virginia aveva in casa una tanica di crema decolorante e ci ha dato giù di brutto. Risultato: coperta di peli bianchi, Cozzetta sembrava una pin-up per orsi polari. Poi Virginia le ha fatto sparire i cavaturaccioli corvini sotto una parrucca bionda. «Con la riga a sinistra, così puoi coprirti l'occhio scuro. Il pubblico ti vedrà solo di profilo, e non si accorgerà del tuo difet... ehm, particolarità.
Ultimo tocco, un tubino nero e un paio di calze a rete.
- Schizzano fuori i peli bianchi, - ha osservato Cozzetta. - Più che gambe, sembrano calzoni principe di Galles.
Correzione: e un collant nero.
Anche Santo è stato contento. O quasi. - L'importante è che non le tirino le noccioline, - ha commentato Santo. - E poi la gente mica deve guardarla, basta che la senta.
Vi ha fatto ridere? Se sì vi posso anche dire che è comunque tra i pezzi migliori, in questo piccolo librettino della collana de I Corti, e si capisce subito perché il nome dell'autrice, Lia Celi, non mi suonava nuovo. Perché è uno di quei nomi che compaiono nei titoli di testa, o di coda, o forse di pancia, non so, dicevo, di quei nomi che scrivono i testi a qualche trasmissione comica. Tipo il glorioso Pippo Chennedy Show, ve lo ricordate? Rinfreschiamoci la memoria, che ci facciamo due risate. E tra l'altro fa anche le cose per bimbi coi disegni... ma parliamo solo di Cozzetta va, che la voglio liquidare oggi, anche se voi leggerete domani o dopodomani. 
E' un racconto comico. Ma sempre un racconto. Anzi, se perde in verve è proprio nella parte finale, dove arriva l'uomo della provvidenza - un avvocato - che tira fuori un pippone sul come non bisogna tormentare i figli facendogli fare quello che vogliono i genitori ma lasciandoli un minimo liberi.
Certo, Cozzetta è una pianista. E bella non è, avrete capito.
E vederla a lavorare al Blonde Planet, un locale per streap tease, lei, una piccola cozza minorenne, ma con le manine fatate, sul tasti bianconeri, ecco, non si dovrebbe. Eppure lei ci si trova bene, i clienti anche, e alla fine bevono di più, ordinano più cocktail, ché insomma, mica puoi berti una birra se senti suonare come fosse nella New York dei jazzisti più grandi.
E metteteci il villain che fa per voi, Zouzou Prado, una che dopo essere uscita dalle SS tedesche e dopo settordicimila plastiche fa la coreografa per le bionde patate del Planet, ed ecco che la storia decolla. A me è piaciuta, si legge in un'oretta e mezza e pur non essendo certo innovativo è puro intrattenimento. E quindi, promosso a pieni voti, Cozzetta, e qualche risata, ogni tanto, ci vuol proprio, con tanto di lieto fine. Ah, piccola controindicazione, a vedere tutte queste bionde fighe e ochette vi verrà voglia di andare al night :D



1 commento:

  1. E se io la voglia di andare al night ce l'avessi già di default?

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