Etichette: , ,

"Mare al mattino" di Margaret Mazzantini****

Non ho mai letto la Mazzantini, prima di questo libro.
Era un nome, prima d'oggi, che sentivo spesso, che collegavo, non so perché, alle signore quelle lì, piagnone, che amano parlare di figli e gnegnegne, e leggono tutti i libri pieni di gnegneria...
(Stesso effetto, per dire, mi fanno quegli scaffali pieni di danielle steele di casati modignani... li associo a gnegneria e non li ho mai letti).
Poi, in effetti, io tipo nemmeno sapevo che lei era la moglie di quell'attore là, e anche se tipo, per caso, poco tempo prima di leggere questo, li ho beccati in radio - prima uno poi l'altro - e mi sono piaciuti entrambe. Persone intelligenti che amano fare al meglio quello che fanno, piaccia o non piaccia a me. Non sentii traccia di gnegneria.
Poi capita che la Marzia, la regina della biblio che legge cose che io no, e cose che io mai, tira fuori questo, che non è per me, tra l'altro, però i patti con Giorgia sono questi. Io ti procuro un libro X, a caso, tirato fuori da non si sa cosa, e poi, siccome cerco di procurarlo corto, cerco di leggero anche io.
E' per questo che mi sono letto De Luca, l'altra volta.
E che non mi è piaciuto, ma comunque ho letto con piacere, così so di non ricascarci.
Stavolta la Marzia mi ha tirato fuori Mare al mattino, del 2011.
E temevo, sì, temevo assai, che leggere questa Mazzantini mi procurasse altrettanto fastidio.
Invece no.

Il libro è corto. 128 pagine, una più una meno, e io adoro i libri corti, lo sapete.
Sia perché uno non può avere tante cose interessanti da dire, sia perché sono gli unici che riesco a leggere, con i miei tempi di vita... (con oggi, per dire, ho cominciato il lavoro n° 5, da cui sono appena tornato e che mi rovinerà i sabati fino a giugno). Ma torniamo al libro... e al fatto che mi è piaciuto. Allora... io mi conosco. Io ogni tanto mi faccio pigliare male da alcune cose.
Una delle cose che mi infastidisce è l'ignoranza.
Uno delle cose che più viene scambiata per l'ignoranza è il razzismo.
Gli avvenimenti di Lampedusa degli ultimi giorni - ma quello è uno tra i tanti - ha tirato fuori delle manifestazioni di idiozia che nemmeno una scimmia ubriaca, leghista e sotto acido.
E allora, vi dico subito, che mi girano i ciglioni a mille quando senti costoro dire delle frasi tipo "Ah, ma io non so perché salgono su quei barconi che tanto sanno che poi muoiono"
Ecco.
Io questi li ammazzerei, per migliorare il mondo.
E badate che io sono razzista eh, mica no. Solo che è l'idiozia, il male del mondo, e certa gente migliorerebbe decisamente il mondo, da morta.
Ma lasciamo perdere questo, era solo per dirvi che leggere questo libro in questo periodo dà una sensazione particolare. Perché è un libro che parla di barconi, di immigrati, di libia, di madri e figli e di destini. Di esseri umani, di quelli che noi, ora, non capiamo perché si imbarcano; che noi, ora, non capiamo cosa credono di trovare; che noi, ora, pensiamo provenire da posti brutti e poveri e sporchi; che noi, ora, pensiamo essere brutti, poveri, sporchi.
Insomma.... è un libro a rischio. A rischio di retorica buonista, antirazzista, politica...
Secondo me invece no. Si salva.
E si salva in due, forse tre modi. Perché molta attenzione è data al rapporto madre figlia. Un rapporto diverso ma simile, come a disegnare lo stesso soggetto ma in contesti diversi.
In secondo luogo perché c'è attenzione alla scrittura, alla forma, a uno stile che potrebbe soffrire di piacioneria ma invece no, o almeno, a me non ha dato fastidio e a tratti, anzi, mi sembra dotato anche di buona melodia.
E poi i fatti, sì. Dove il finale sembrava quasi telefonato - due storie, di qua e di là del mare - ma si evita l'incrocia e le cose vanno come devono andare.

Ma forse meglio che smetto di parlare e vedi di scannarvi dei pezzi che vi fanno capire sia lo stile sia cosa intendo dicendo che è un libro che andrebbe letto, forse, e fatto leggere, di questi tempi...
Prendente questo pezzo, ai tempi della ri-presa del potere del buon gheddafi, con i poveretti, che scappano e si imbarcano. Jamila e suo figlio, per dire, sono tra di loro, il papà l'hanno appena fatto fuori, le case requisite, e il nonno gli ha dato i soldi mentre lui, presumibilmente, se ne è stato a morire.
Una mano raccoglie i soldi sulla spiaggia. Un altro uomo con il turbante, ma vestito da città. Una giacca chiara, sudata sul collo, sulle spalle. L'uomo grasso urla. La bottiglia di pepsi-cola si agita sul suo ventre molle. Devono sbrigarsi, sono allo scoperto. Anche se la situazione è sotto controllo. I pretoriani lealisti hanno l'ordine di lasciar partire i barconi. Adesso il rais vuole che il Mediterraneo si riempia di miserabili per far tremare l'Europa. È l'arma migliore che ha. La carne marcia dei poveri. È dinamite. Fa scoppiare i centri d'accoglienza, le ipocrisie dei governanti.
Poco più avanti la vediamo nell'altro senso, da parte di Vito, con sua madre, e qui il senso degli incroci, che era un tripolina, una italiana cacciata dalla Libia, che non è di là e non è di qua.

Vito guarda i detriti, i pezzi di barche e il resto vomitati sulla spiaggia che pare una discarica marina. Dall'altra parte del mare c'è la guerra. E stata un'estate tragica per l'isola. La solita tragedia, quest'anno di più. Vito c'è andato poco in paese. Ha visto il centro d'accoglienza scoppiare, puzzare come uno zoo. Ha visto le file di quei poveracci davanti alla cucina nella tenda, le cabine di plastica dei cessi. Ha visto i campi di notte seminati di teli argentati. Ha visto Tindara, la loro vicina di casa, urlare e quasi morire dallo spavento perché un tunisino le si era infilato in casa a rubare. Ha visto i ragazzi che conosceva da bambino e adesso nemmeno saluta preparare pentoloni di couscous per il pranzo arabo dei disperati. 
Questo pezzo invece è poco dopo, ed è quello che penso spesso anche io, di quel mare. 
Che non ci nuoterei, non ce li mangerei quei pesci. Ecco qua:
Guarda l'avanzo di una barca, una fiancata a strisce azzurra e verde, una stella e una luna arabe. Non ha mangiato nemmeno una fetta di tonno quest'estate, nemmeno una mupa. Solo uova e spaghetti. Non gli piace pensare a cosa mangiano i pesci. Lo ha sognato una notte, un fondale buio e un banco di pesci infilati in una testa umana come in una grotta di anemoni fluttuanti.
Ecco, al di là dello stile, comunque, che può non piacere, chiaro, non si può negare che dietro ci sia tempo speso, parole non scelte a caso, lessico curato e una volontà di creare qualcosa di rotondo e senza spigoli. Pochi voli pindarici sintattici, diciamo, (alla baricco, per capirci).
Poi che altro dire... ah si, quello che ti lascia il libro.
Ti lascia idee.... L'idea che l'Africa, quella molto simile all'europa, è un posto bellissimo, e no, nessuno se ne vorrebbe andare se non fosse che è obbligato a.
Ti lascia l'idea che le cose non vanno come dovrebbero, che benché questo sia un libro, la realtà non è un libro. 
E ti lascia pure l'idea che le persone, tutte le persone, sono una cosa bella. Anche le persone brutte, sì, alla fine, anche se le preferiresti belle.
Poi basta... dài, magari, prima o poi ne leggerò un altro, di 'sta Mazzantini, se è corto. 
Su questo mi rendo che ci sarebbe altro da dire, volendo, ma oggi non ho voglia di approfondire niente, e quindi, accontentatevi di quei pezzi... dovrebbe bastare per capire se. 
Ciao cari!
Alla prossima. :)
 Se vi interessa si compra qui
Ah, la copertina non mi piace. 

Nessun commento:

Posta un commento