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"Il banchiere anarchico" di Fernando Pessoa***

Orbene!
Ho dormito un quartodorino, mentre ascoltavo Songs of faith and devotion, stupendomi di quanto è bello, e mentre leggevo un libro per bambini (in tre tranche, pensato come sono ridotto) e ora basta, ho voglia di aggiornare il blog prima di fare l'ennesima puntatina verso l'ennesima concessionaria.
Non vi sto a dire che fa caldo, che ve l'han già detto tutti, non vi raccomando di non prendere per lo culo i malati, sennò poi voi mi prendete per il cool i sani, e non vi chiedo che macchina devo comprare o che nome dare al mio bambino fantasma vicino al comodino.
Un racconto che mi è rimasto indietro dalla serie dei racconti del sole 24 ore, quelli che uscivano la domenica, che ho tutti, che poi si è bruscamente interrotta, e io, che ho bruscamente interrotto l'attività del leggere, ho avanzato alcuni numeri.
Uno brutto, di Garcia Lorca, cominciato e lasciato a metà.
Uno che mi sembrava palloso, questo.
Uno che sarà bello, di Conrad, e un altro paio che non ricordo.

Perché non leggo più?
Perché non posso pù dire nemmeno di non trovare il tempo. Con il lavoro 1, 2, 3 e ora arriva anche i 4, a cui non posso dire no, adesso che pure il papi è senza, diciamo che decido di spendere il tempo in donne e sport, con buona pace del leggere.
Ho un mobile intero, un Billy ikea, per capirci, di libri da leggere. Alcuni bellissimi... alcuni da sbavare. Qualche esempio? La raccolta dei racconti di M. R. James, dei Saramago, dei Corona, dei Munro, dei Clark, e poi amici, scrittori amici come la Miriam, come Ale, come Frank... insomma, avete capito.
E allora? Come si fa?
Ho pensato che si unisce due cose: leggere e la donna, e questo è il primo esperimento.
In fin dei conti sono stato attore, in fin dei conti leggere a voce alta mi piace, in fin dei conti, è un modo come un altro per godersi il tempo.
E ho cominciato proprio da questo "Banchiere anarchico" di Pessoa.
Io non ho mai letto Pessoa. Lo catalogo mentalmente tra le letture impegnate, pesanti e verbose, ma belle, forse.  Uno con la wiki lunga, insomma, di quelle che ti stufi a leggerla. Però questo è un racconto ed era corto, e a me piace provare tutto, e poi, alla fine, in certe condizioni di vita, a me piacciono le letture verbose, pesanti e belle. E poi è un poeta, e io non leggo le poesie, ma i poeti che scrivono narrativa hanno delicatezze tutte loro, nell'infrangere le visioni statiche delle cose.
Fatto sta che, alla fine, è un po' barboso, sì, il banchiere anarchico.

La storia?
Un dialogo, tutto nell'incipit:
Avevamo finito di cenare. Davanti a me, il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava come chi non pensa. La conversazione, che era andata morendo, tra di noi giaceva morta. Cercai di rianimarla, a caso, servendomi di un'idea che mi passò per la mente. Sorridendo, mi rivolsi a lui. «Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico...». «Non sono stato: sono stato e sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico». «Questa è buona! Lei anarchico! E in che cosa lei è anarchico?... A meno che non attribuisca alla parola un senso differente...».
E da qui parte il monologo, intervallato pochissimo dagli interventi del primo interlocutore che parla in prima persona. 
Si spiegherà, ovviamente, com'è possibile che un banchiere, la summa del capitalismo fatta persona, ancorché di uno spietato, che usa ogni mezzo per arricchirsi, e che, alla fine, è fondamentalmente egoista, sia un anarchico in pratica, e non solo teorico.
Perché sì, pensare da anarchici è facile, ma mostrare e agire non lo è.
E non lo è per millanta motivi, ci dice il banchiere, che nel suo palloso discorso (perché è palloso, sì, ma comunque scorrevole) costruisce una struttura teorica che - alla fine - porta a giustificare le sue azioni e la sua anarchia in forma e sostanza
Risultato? Riuscito, sì. Innegabile.
Il lettore finale viene immancabilmente raggiunto da due sensazioni contrastanti che possiamo riassumere in due esclamazioni:
a) Ma che cazzo stai dicendo, stronzo egoista che non sei altro!
b) Certo che, non hai tutti i torti, anzi, non fa una grinza.
Ecco... unite queste due sensazioni e sarete voi dopo che avete letto questo breve racconto. Qui mi pare lo spieghino meglio, ecco, se volete i blog più seri.
Si intuisce, in ogni caso, che il messaggio è oltre le parole, ed è un messaggio sfumato, sull'anarchia e sulla non anarchia, sulle parole e sui comportamenti che circondano questo termine. Incuriosisce che - ricordando che è un racconto datato inizio '900 - non sembra vecchio e sembra attualissimo.

Io che altro vi posso dire... non lo so, che avrei voluto un finale con una pistolettate in faccia al banchiere, ma qui è Pessoa, non gelostellato.
E' tutto! 
Vado a mettere il link nell'elenco galattico dei libri del Sole e voi tornate pure alla geLotteria!

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