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"Nemmeno il tempo di sognare" di Pierluigi Porazzi****

Sapete cosa mi è successo stamattina?
Son rimasto addormentato!
Lo so, lo so... a tutti sarà già successo, e tutti mi han detto non ti preoccupare, capita, e bla bla bla... ma per me è un dramma.
Un. dramma.
Sarà che da una vita ho sempre fatto le due le tre le quattro o le niente senza poi farmi fastidi ad andare al lavoro in modalità zombi, ma oggi quando ho scavato via il cellulare che dormiva sotto la mia panza con le tre sveglie dei QOTSA tutte regolarmente posposte e le chiamate dal lavoro, e ho letto 9.43 è stato il dramma.

Non perché dovessi andare al lavoro, figuriamoci, per fortuna avevo gente comprensiva che anzi, era ben contenta di scoprire che fossi un essere umano anch'io o che comunque non era certo dispiaciuta dalla classica eventualità de "il prof è in ritardo", e quindi no, la paranoia è tutta mia.
Ma come si sconfiggono le paranoie? Semplice! 
Bisogna trovare un colpevole! Non importa chi, cosa, come perché. Importa che si possa dire "è tutta, ma proprio tutta, colpa di", per poi continuare a fare quel che si faceva prima.
E allora io lo dico: stamattina son rimasto addormentato, ed è tutta colpa di Pierluigi Porazzi!
Sì, perché è ben vero che io l'altro ieri notte (adesso son le 6, ormai) potevo anche gestire la serata in modo migliore, invece di impiegare dalle 8 e mezza alle 9 a scrivere il raccontino zombi per il morto e mangiato di Franchini, poi fino all'una a guardare Hotel Transilvania mit donna, poi dall'una ad ascoltare il nuovo Strokes (che fa pena, o quasi, a meno che non abbiate la fissa per gli eighties) e dalle due alle tre a preparare le lezioni per il giorno dopo (tranne quella che poi ho saltato, tra l'altro) e infine, alle tre, indovinate a fare cosa? Ma si, ovvio, a finire le ultime 60 pagine di "Nemmeno il tempo per sognare" di Pierluigi...
Perché sì, era da tutto il giorno che volevo finirle, queste pagine, perché mi aveva preso davvero bene, questo giallo thriller noir, e non solo perché è ambientato a Udine e dintorni, ma proprio perché ero arrivato a una fase - quella fase che poi, in un giallo, si rivela deliziosa - in cui mi sembrava di aver capito il colpevole, ma che poi, invece, non sarebbe stato quello. 
E infatti non era quello. :)
E che, non potevo mica andare a dormire col dubbio?
E allora eccomi qua, sveglio molto molto presto, non so nemmeno io perché, che alle 5.55 mi faccio il megalattecaldo in modalità ninja, con tanto di cucchiaione nutellico sciolto dentro e la voglia di parlarvi del libro, perché è bello e se lo merita.

E non lo dico solo perché Pierluigi Porazzi è un corregionale e un autore venuto dal sottobosco horror dei tempi che furono, cosa che lo rende così umile e squisito da includere nei ringraziamenti del suo esordio, L'ombra del Falco, tutti quelli che l'hanno sostenuto. 
C'è anche dell'altro, che mi fa venire voglia di parlarne.
Questo libro, a modo suo, fa paura.
Sapete perché?
Perché io son qua, nel nord-est più sconosciuto e che tutti pensano e molti di noi pensiamo, sia tranquillo, lontano dai giri della criminalità e bla bla... e allora hai come l'impressione che sia una trovata simpatica, a leggere di questi omicidi, di questa corruzione, di queste sparatorie e violenza e cattiveria e puttanaggine (no, quella magari no, quella c'è da sempre) in una città come Udine.
Ma poi, ti alzi la mattina e leggi,adesso, pochi minuti fa, una notizia come questa, freschissima, in cui gli ucraini prendo a sprangate gente normalissima che ha solo denunciato della generica illegalità, e... insomma... ti chiedi se quello che hai appena letto non sia che un misto di verità e profezia.
Non lo so.
Spero di no, ma temo di sì.
Certo, non nei personaggi un po' estremi come Alex Nero, l'eroe del romanzo, detective buono per un film, certo, ma che non te lo vedi a incontrarlo per la città, o soprattutto il Profeta, una sorta di punisher troppo bello per essere vero; ma negli altri, nei senatori corrotti, negli ispettori accomodanti, nei clienti dei transessuali, nei piccoli boss che poi sono prima di tutto imprenditori... ecco, sì, non dubiti.
Ecco perché è qualcosa di più, che un buon thriller nero e giallo, questo libro appena uscito per la Marsilio, che trovate in giro nelle librerie praticamente da questo mese (e se vi state chiedendo come mai l'ho letto così presto, anche questa è tutta colpa di Pierluigi!). Ed è qualcosa di più, soprattutto per chi abita in Friuli, perché forse, un pochino, è il caso di cominciare a pensarla diversamente, riguardo al nostro nord-est, e farsi trovare pronti, invece che colti alla sprovvista.

Ma veniamo al libro, che mi pare il caso.
"Nemmeno il tempo di sognare" è un libro che ti fa capire subito una cosa: quanto è piacevole la caratteristica dei thriller di farsi leggere in fretta, di farsi consumare. Cominci e dopo poche pagine, ecco l'omicidio, e sei già dentro. Fioccano i particolari, di cui poi ti dimenticherai, ma che tornano poi, nelle ultime pagine, a farti esclamare "ah cazzo, è vero!". 
E benché questo lavoro sia completamente autonomo e slegato dall'Ombra del Falco, vi dico subito che chi ha letto il precedente romanzo avrà il piacere di ritrovare ambienti e personaggi familiari, a cominciare da Alex Nero, ex poliziotto, personaggio coi controcazzi, moglie e figlia fatte fuori da un serial killer, uomo con una sua morale, ma che non agisce sempre nella legalità, anche se è senza dubbio dalla parte dei buoni. 
E ritrovate anche potenti come il Senatore Ristagno, schiavi dei potenti come il poliziotto Santoruvo, o eroi borderline, misteriosi, come il Profeta, a cui potete mandare una mail, se vi va e se avete qualche ingiustizia da sanare a colpi di fucile, senza tante cerimonie.
Insomma... non vi torna in mente la storia, ma ritrovate gli amici, del romanzo precedente. E  ritrovate Udine, la Udine di via Brenari (ci ho lavorato per anni, di fronte ed è una tipica via dove potete fare la pisciata post sbornia durante il ritorno a piedi) e della Taverna dell'Angelo (si okay, qua si sfonda una porta aperta, i friulani sanno...), la Udine dei confini a portata di mano e del centro che comincia a farsi incasinato, dell'Austria vicina e della Slovenia ancora più vicina. 

E la trama?
Un transessuale, Barbie, trovato ammazzato, legato, un proiettile in testa e la faccia bruciata. Un assassino che si trova ma che è solo un povero cristo che di Barbie si era innamorato, forse ricambiato, e per fortuna conosce Alex Nero. E poi i conti cominciano a non tornare... Un belloccio da talent si suicida ma con la stessa pistola, ma poi forse no, non è suicidio, e si trovano dei dvd, perché certo, vuoi che Barbie non filmasse quelli che passavano a trovarla? E nei dvd chi ci trovi? Ma un po' tutti... perché sì, andare a puttane non è uno scandalo, ma con un trans... e le cose si complicano ancora, perché dell'indagine ufficiale si occupa Cavani, un poliziotto appena trasferito da Milano, ma che non sembra per niente irreprensibile, visto che quasi subito incontra e fa comunella con i poliziotti corrotti di Udine... (che sì, ci sono, perché mica campi con lo stipendio da poliziotto...) e insomma... io direi che non vi dico altro, se non che c'è anche un killer, Taipan, che non si capisce bene da che parte sta e che pare introvabile... 
C'è azione, nell'indagine, e rapporti umani. Un omicidio, quello della transessuale, che scoperchia un vaso di marciume e cattiveria, nemmeno troppo sepolti, nella capitale del Friuli.
Questi gli ingredienti.
Come sono mescolati?
Sapientemente.
Perché la cosa bella della scrittura, rispetto alla musica, è che di solito il secondo libro viene meglio del primo, e io, rispetto al Falco, ho solo una critica, da muovere, che vi dico dopo, ma questo lavoro è migliore. La scrittura di Porazzi ha una caratteristica: è semplice. 
Si legge bene, vola, e non si sofferma su colorite similitudini o descrizioni. C'è da indagare, scoprire, forse sparare. Punto.

In questo romanzo Pierluigi ha badato molto a essere asciutto. Sono sparite le derive cruente che a me erano piaciute ma che non erano necessarie, del precedente lavoro. Le riflessioni che i personaggi fanno, via via, sono sempre brevi, che non appesantiscono un'azione che poi è l'anima del thrilling, quando si tratta di un'indagine. Quindi sì, diamo spazio alla tristezza dei pensieri di un trans, donna in un corpo da uomo, che si prostituisce per un sogno, ma non così tanto da annoiare o distrarre da quello che è l'interrogativo che sorregge la lettura: chi è l'assassino? E chi è la vittima?
Ritmo che, l'autore ha imparato  bene le lezione - la butto lì - degli autori americani, è dato dai paragrafi brevissimi, 2-3, 4 pagine al massimo, a volte di meno, che fanno cambiare scena velocissimamente, per sostenere, per altro, un numero di personaggi non indifferente.
Da sottolineare, e se lo leggete divertitevi voi a vedere se è vero, che i personaggi si addensano attorno a tre tipologie, anche se sfumati: quelli come il giudice Martello o lo stesso Nero, che hanno qualche difettuccio, ma in linea di massimo sono sani e giusti, i villain come Ristagno, o il Greco, o Cecchi, che di buono non hanno niente, e se possono fare del male, te lo fanno, e poi una zona mista, fatta di personaggi ambigui, non grigi, bensì a volte bianchi e a volte neri, Aiko, Taipan, il profeta, la stessa Barbie... Per me è un aspetto piacevole, soprattutto perché i colori, il bianco e nero, variano nel corso dell'indagine e di ciò che il lettore scopre.

E poi?
E poi quasi basta, son le 7.22 ed è ora di caffè e yogurt e di salutarvi.
Vi lascio con le ultime due considerazioni: un pregio e un difetto.
La prima è la voglia di Pierluigi di non scrivere solo un thriller/giallo/noir. Vuole lasciare qualcosa di più, dire la sua sul mondo che abbiamo intorno, ma dirla in punta di piedi, ora in bocca a un transessuale, ora nei pensieri di un poliziotto, ora in quelli di un giudice o di un delinquente. Un mondo che cambia e non in meglio. Un mondo in cui, ovviamente, non c'è nemmeno il tempo di sognare. Forse non sarà originale, questo no, ma non si eccede mai, in queste riflessioni, e fanno bene al romanzo.
Il difetto è di aver giocato sporco con un paio di soluzioni, o con una in particolare, ovvero quella del Profeta. E' comodo ficcare un personaggio in un imbuto con fine la morte e poi tirarlo fuori con una sorpresa esterna, esogena, chiamata, certo, ma che arriva e ribalta la situazione completamente. Certo, questa soluzione piacerà a tutti voi che amate la action, e a tutti voi che amate veder i villain fare la fine che si meritano. Io so che nella realtà non funziona proprio così, anche se mi piacerebbe :)
E' tutto.
Anzi no, vi saluto nel modo migliore che ho per farvi venire voglia di leggere "Nemmeno il tempo di sognare" ovvero scannandovi una pagina o due della parte iniziale, dove trovate la descrizione dell'assassinio di Barbie. A voi!
"È vero, c'è proprio tutto" pensa Alex davanti al televisore Icd da 26 pollici. Una piccola pausa prima di riprendere a lavorare. Non guarda mai la tv, e capisce di non aver perso nulla. La notizia della morte di Barbie e dell'arresto di Sennino è arrivata ai telegiornali a diffusione nazionale. Ne parla anche la conduttrice di un programma pomeridiano che solitamente si occupa di scandali legati al mondo dello spettacolo, una a cui piace nuotare nel fango. Alex sorride vedendo il volto della donna, che esprime dolore e sgomento più finti delle labbra rigonfie che la fanno sembrare un personaggio da cartone animato. In studio, una transessuale a fare da opinionista, per risvegliare la curiosità morbosa del pubblico.
Spegne il televisore e legge il fascicolo dell'omicidio di Barbie. Nessun segno di effrazione, quindi l'assassino è stato fatto entrare dalla vittima, oppure aveva la chiave, L'f'tqpsia ha stabilito l'ora presunta della morte tra le 21 e le 22 del 5 giugno. Annota alcuni particolari sul bloc-notes aperto di fianco a lui. L'assassino ha sfondato lo specchio unidirezionale che ricopriva un vano nella parete, dove la polizia ha trovato una serie di cavi a cui si suppone fosse collegata una telecamera. "Il colpevole ha preso la telecamera e i dvd" scrive sul blocco per appunti. "Possibile movente".
Il viso di Barbie era sfigurato dalle fiamme. Secondo il rapporto del dottor Kaber, l'anatomopatologo della polizia, il volto della transessuale è stato bruciato dopo la sua morte. Il fuoco ha devastato anche la parte interna della bocca e della gola. La polizia ha sequestrato un computer portatile e un telefono cellulare che appartenevano alla transessuale. Il notebook era inutilizzabile, non era stato possibile accedere ad alcun dato. Il cellulare invece era intatto. Nel fascicolo c'è una copia dei tabulati delle telefonate fatte e ricevute da Barbie negli ultimi mesi.
Alex accende il suo MacBook. Cerca il sito con l'annuncio di Barbie. Nelle foto, i capelli biondissimi la fanno assomigliare alla bambola da cui ha preso il soprannome. Ci sarà anche qualche ritocco con Photoshop, pensa Alex, ma guardandola così sembrava proprio una donna. Il seno di una misura contenuta, una seconda abbondante, a quanto può vedere, ma molto naturale. Niente tette che sembrano palloni da calcio. Doveva essersi rivolta a un bravo chirurgo, aveva fatto proprio un ottimo lavoro. Il viso è coperto, in alcune immagini dai capelli, in altre da un effetto fotografico. Da quello che riesce a vedere, però, gli sembra anche questo femminile. Doveva avere tratti delicati e dolci. Le foto dell'autopsia sono impietose. Kaber non ha certo usato Photoshop per renderle più gradevoli. I capelli bruciati e il volto deturpato dalle fiamme. Una Barbie distrutta da un bambino cattivo, pensa Alex. Anche il corpo, sul lettino dell'obitorio, ha ben poco di femminile. A parte il seno, sodo come soltanto quelli di silicone possono essere, si vede chiaramente che è il corpo di un uomo. Si chiede come sia possibile che tanti uomini trovino eccitanti le transessuali. Forse finché le vedi nei siti per annunci, con immagini ritoccate e pose studiate. Ma visto così, il corpo di Barbie è tutto fuorché attraente.
Alex apre gli altri annunci di transessuali che lavorano a Udine e stampa una foto di ognuna di loro.
Poi sospira e continua a leggere il fascicolo.
Bene.
Per chi è in zona, c'è la presentazione del romanzo alla Moderna venerdì prossimo, il 12 aprile, tipo alle 17, se non ricordo male.
Per chi vuole comprarsi il romanzo, invece, o in libreria, o su internet, da qui.
Alla prossima, e grazie,

8 commenti:

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    1. se no tu fossis, bisugnarès... che tu fossis! :)

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  2. Grazie! Splendida recensione! ;-)
    Pierluigi

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    1. ma grazie a te! e per molti motivi :)

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  3. Davvero una bella recensione :)

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    1. danke! oh, pensa che è piaciuta pure a me :)

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  4. Letto anch'io, rece a breve, molto piacevole e scorrevolissimo, effettivamente anch'io avevo cannato di brutto l'assassino... ;-)

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    1. sai che non l'avrei mai detto? che sai leggere, intendo.
      ahahahah, no, okay, sono contento che hai cannato il colpevole anche tu va. :)

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