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"Predatori dall'abisso" di Ivo Torello****

C'è che è domingo, e c'è che ieri l'Udine ha fatto un partitone galattico, e che oggi non piove, e che devo vangare l'orto, ma anche fare la spesa, ma anche fare il cambio armadio, e pure sistemare l'Osteria friulana, ma anche cercare di vuotare un po' tutta la lista di cose-da-fare-che-non-sto-facendo e, infine, ricordarmi cose che assolutamente devo fare oggi ma non non mi ricordo quali.
E poi stasera c'è pure la formula 1 e ho da fare inglese a Emanuela e vorrei, pomeriggio, pure fare una corsa... Come dite? La giornata non ha 43 ore? Avete ragione, ma io me ne fotto e farò lo stesso, e per dimostrarvi che me ne fotto, ho cominciato a fare tutte queste cose...
aggiornando il blog!

E lo aggiorno con questo libro, che mi è piaciuto tanto tanto, e che risale, forse qualcuno (no, non credo) se lo ricorderà, ai tempi estivi in cui lessi Sergio Bissoli e il suo paese stregato. Ricorderete di quanto quel libro mi piacque, e di quanto, soprattutto, mi sentii in colpa per averlo letto e recensito con colpevolissimo ritardo, meritandomi tante bastonate sulle gengive dalla Hypnos edizioni.
Ma ricorderete anche che ho un codice d'onore che dice che un torto dev'essere ripagato con una ragione e quindi, all'epoca della recensione, mi comprai, subito, I predatori dell'abisso, di Ivo Torello, perché mi ispirava assaissimo.

[Pausa taglio delle unghie con annessa passeggiata in giardino]
[Pausa mettere ad asciugare la vatrice con annesse foto a Obama]

Eccomi qua, fatto tutto... Vi dicevo del libro, dunque, che è un misto di cose, e di cose belle. 
Già con la trama, secondo me, capite molto. Ve la copincollo qua, visto che è scritta bene:
Scozia, 1890. La morte del paleontologo Alan Renwick apre le porte a una serie di eventi misteriosi e sinistri. Creature sconosciute cominciano a ringhiare nel buio, e una trama di incubi e coincidenze sembra spingere gli incauti protagonisti di questa storia verso una realtà estesa oltre la soglia del possibile. Fantascienza, horror, detective story e criptozoologia si mescolano nel primo volume delle avventure di Julius Milton e Thaddeus Walkley, esploratori dell'altrove.
Diciamo subito che è soprattutto fantascienza avventurosa, questo romanzo, e ottocentesca, e molto scottish. L'elemento criptozoologico c'è solo in nuce, perché viene via via a cadere con il proseguire dell'indagine e le derive fantastiche del nostri due protagonisti, che sono, devo dire, una piacevole coppia.
Soprattutto Julius, iniziatore e personaggio dotato di poteri non comuni, che sbarca il lunario dipingendo pessime scenografie, ma è abilissimo a dipingere soggetti che lui sogna, ma che, chissà, forse, non sono sogni ma visioni. E sarà proprio da questa consapevolezza che inizierà il viaggio di Milton, eroe che sarà accompagnato dal professor Walkley, benestante ed eccentrico professore inglese, appassionato di occulto e misteri.
Il libro parte davvero bene, lento ma non troppo, presentandoci via via una lista di misteri che appaiono collegati, ma di cui non vediamo il nesso, benché si abbia la sensazione - a tratti - che tutto sia chiaro, anche se invisibile. Ed è una sensazione data dal fatto che Milton e Thaddeus svolgono un'indagine prima di tutto scientifica, fatta di osservazione e di libri, di sopraluoghi e riflessioni, che paiono portare nella direzione giusta ogniqualvolta si abbandona i confini della ragione...
Perché sì, a Kirsdale, piccolo villaggio della scozia più antica, succedono cose strane e terribili, e paiono interessare ben poco, anche perché, alla fin fine, l'omicidio brutale di Alan Renwick, paleontologo (mezzo)rinnegato dagli scienziati che ha stabilito il suo quartier generale in una villa vicino a una torbiera, pare non essere poi un qualcosa di interessante da risolvere.

[pausa orto mit forca, + sistemazione vestiti 
+ un par de biscotti che la merenda di mezza mattina è d'obbligo]

Ma cosa posso dire di questo libro che non sia già stato detto nelle millemile recensioni positive che stanno sul web? Tipo qui su scheletri di Ian Delacroix, oppure qui sulla Tela Nera, o qui su horror.it dove trovate un'intervista torellica che risponderà a un po' di curiosità se per caso avete già letto il libro (da leggere se cercate fonti scientifiche non convenzionali interessanti), o ancora qui su versacrum
Ma... tanto per cominciare vi dico che una cosa piacevolissima è cogliere il lavoro (ampio e pregevole) di documentazione che c'è dietro le righe. E non parlo solo di citazioni (libri lovecraftiani, letture hogdsoniane...) ma parlo proprio di cono-scienza, intendendo che se Torello si inventa qualcosa, nella parte fiction del libro, dà l'idea di farlo una base di ricerche e informazioni che la rendono sì, fantastica, ma anche plausibile. E così ecco le creature che escono dalla torbiera, ecco i gatti-talismano, ecco i varchi dimensionali, i mazzi di carte esoterici, il quadro di duecento anni prima con dentro i draghi... tutto materiale che incuriosisce e, soprattutto, stimola.
Se siete appassionati di occulto scientifico e criptozoologia non scientifica, e preferite un libro di avventura a un barboso manuale, I predatori dell'abisso è un libro che fa al caso vostro. Non ho dubbi. Mescola tante cose e anche se non è immune da qualche piccolo difetto - i comportamenti e i dialoghi dei due protagonisti, a volte, non sembrano sempre ottocenteschi, per dirne uno - sono cose che vengono calpestate dalla trama, rocambolesca, che porta un crescendo di fatti e un finale forse non perfettamente calibrato (ma qualcuno potrebbe apprezzarne, invece, la sua velocità) ma che soddisfa e lascia la voglia di scoprire.
In fin dei conti, i predatori dell'abisso è un omaggio alla curiosità, e io ho sorvolato sul fatto che, mentre Julius sia un personaggio ottimamente disegnato, Thaddeus sembri evanescente e la femmina finale, di cui manco ricordo il nome, Winterbloom, forse, sia decisamente inutile o quasi (e forse anche il professorone astronomico e scettico coinvolto, poteva essere eliminato). Mentre, sempre restando ai personaggi, mi è piaciuto molto la macchietta di eroe pieno di spocchia che le forze dell'ordine inglesi mettono in campo, che ha dato una ventata di humor decisamente piacevole e spiazzante, per i frangenti in cui comprare.
Insomma... io non dico che sia una opera prima perfetta, ma è un qualcosa che, per i miei gusti, era adattissima ed è, inoltre, un prodotto editorialmente pregevole

Anzi, c'è da fare un discorso, in proposito. Il libro, valutato di per sé, ovvero opera d'esordio di autore sconosciuto, ha un prezzo alto. 18.90 superano le edizioni economiche e anche le opere prime di autori famosi e conosciuti, anche bravi.
Però io sono contento, contentissimo di averli spesi.
Messo vicino all'altro libro Hypnos, entrambi della collana sono belli. Perché io non voglio entrare nella diatriba carta vs digitale. Non me ne frega un cazzo, a me basta leggere e leggere roba buona. però una via per percorrere il crinale della diatriba è quella di offrire carta non convenzionale. I libri della Hypnos la percorrono. Sono grandi, per dimensioni, con alette e carta densa e ruvida - dal sapore antico. E uno stile, che può non piacere (il font maiuscolo di copertina, per dire) ma è uno stile che è adatto alle storie che contengono. Insomma... si possono collezionare, e in futuro credo che ne acquisterò ancora.

[ora pausa barba e doccia e altre cose che mi verranno in mente, 
soprattutto da aggiungere alla lista della spesa, visto che è tempo di fragole 
e rum e kinder merendero]

E come concludiamo? Boh...
Voglio scannarvi un pezzo, perché per conoscere bisogna leggere.
Vediamo... Trovato! Qui c'è un sogno di Julius, e poi l'incontro con Thaddeus, davanti a uno dei misteri che via via i due cercheranno di svelare:
Potè vederla per qualche istante soltanto: groviglio incomprensibile di tentacoli e spine, fauci e ali, grande quanto un'intera galassia alla deriva... si svegliò di nuovo, ancor più sudato di prima. Cerco a tastoni la candela, poi corse in bagno per la seconda volta, accompagnato sia da una colica potente che dal proprio terrore.
La mattina successiva era a pezzi. Visto che si sentiva ancora disturbato, a colazione non toccò nulla e si limitò a bere un po' di té. Le visioni di quella notte avevano riacceso la sua follia: sentiva dentro di sé un gran bisogno di capire.
Fuori l'aria era freddissima, il cielo pulito e altissimo. Milton decise di passeggiare un po', quanto meno per rinfrescarsi le idee. E si ritrovò a prendere la stradina che portava verso l'abbazia. Era una costruzione semplice, col caratteristico tetto a spiovente e un campanile senza grandi pretese: nell'insieme trasmetteva una sensazione di sobrietà e di pace. Il fatto che fosse stata intonacata di recente, comunque, non nascondeva l'età della costruzione. Milton aveva una infarinatura di chiese e di architettura, frutto della biblioteca di suo nonno, e azzardò che avesse anche più di mille anni. La porta d'ingresso era aperta.
L'interno si rivelò quello di una chiesa tutt'altro che accogliente. C'era altra gente: tre vecchie assorte in preghiera e, non lontano dal pulpito, un tizio dall'aria arcigna seduto su una seggiola. Con tutta evidenza costui era lo scaccino, e al momento ignorava le tre anziane donne e aveva occhi - minacciosi - solo per Milton e per un altro signore. Questi era lo stesso che Julius aveva già visto alla torbiera e la sera prima alla Murchadh.
Fra i vari quadri appesi alle pareti, questi ne stava ammirando uno in particolare. I due si scambiarono un'occhiata e l'uomo chinò leggermente il capo in un cenno di saluto. Milton si avvicinò.
La sua attenzione, però, si rivolse subito al quadro. La tela era immersa nelle ombre e parzialmente coperta da una tenda di velluto rosso. Gli occhi di Milton - ancora abbagliati alla luce del mattino - impiegarono qualche istante per vedere cosa rappresentava.
Il quadro era di eccellente fattura, e pareva l'opera di un maestro fiammingo. Pennellate minuscole, precise, un sapiente uso dei colori e del chiaroscuro. Ma straordinario era soprattutto il soggetto. L'impianto era sia quello di una caccia, sia quello di una battaglia, e i due temi sembrano sovrapposti come se una tela di Paolo Uccello si fosse mescolata a una di Albrecht Altdorfer.
«Una caccia dipinta come se fosse una guerra» mormorò Milton, pensando a voce alta. I suoi occhi si spostarono tra i tanti dettagli: cavalieri in armatura, alabarde, mute di cani dall'aria indemoniata. E poi i draghi. Era come guardare il suo sogno.
«Curioso, vero?» fece l'uomo accanto a lui. «Certo, se il sagrestano la smettesse di fissarci come se fossimo entrati in chiesa suonando la cornamusa, probabilmente mi sentirei più a mio agio e proverei a sollevare la tenda.»
Milton diede un'occhiata prima allo scaccino, poi all'uomo che aveva accanto. Lo sconosciuto sorrise appena percettibilmente. «Vi ho visto agli scavi, giù alla torbiera, ieri. Forse abbiamo interessi comuni. Mi chiamo Thaddeus Walkley.»
E' tutto, cari. Alla fine è passata la mattina, io devo ancora fare metà delle cose che dovevo, ma mi sono divertito, a scrivere dei predatori dell'abisso e delle loro creature... lo rileggerei persino, magari badando meno alla storia e più alle citazioni.
Vi lascio il sito di Ivo Torello, da cui potete pure scaricare della musica dark (sì, è uno che fa un sacco di cose), poi vi lascio il link per l'acquisto su libreria universitaria, e il link per l'acquisto direttamente sul sito della Hypnos e un'altra recensione che mi è piaciuta, su fantasticoitaliano.

4 commenti:

  1. Sai che volevo leggerlo anch'io? Con Ivo siamo pure amichetti su FB :D
    Ora lo prendo di sicuro.

    PS: penso che fosse il cielo e non il ciclo a essere pulito LOL

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    1. ma si, guarda, piglialo che fai bene
      e grazie per il ciclo :)
      corretto :)

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  2. Mi fido dal tuo consiglio, perciò mi segno subito il titolo del libro e appena possa vado in libreria ad acquistarla giacche la trama mi sembra molto interessante. Un abbraccio

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    1. speriamo bene eh, poi non tagliermi i mignoli se non ti piace il libro :)

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