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Una famiglia cattiva (breve racconto horror)

UNA FAMIGLIA CATTIVA
 
Una famiglia cattiva (matita su carta)

Il sangue è sempre poco e lo lecco subito.
I frammenti di pelle e peli, invece abbondano, ma a volte sono sottili e mi sfuggono.
Del sudore, e quello c’è sempre, riconosco persino l’origine: rabbia, irritazione, rancore, invidia…
Faccio parte di una famiglia cattiva, anche se non mi sento uno di loro.


Il ragazzo torna da scuola con la maglietta sporca e strappata, un occhio pesto.
«Giocando a pallone? Quante volte ti devo dire di non raccontare bugie!»
La sberla arriva prima d’ogni giustificazione.

Strappo fibre dai jeans, dalle cuciture, dagli orli sfilacciati. Le mastico assieme all’acqua sporca, alla terra, a pezzi di cibo e sapone. Ne faccio poltiglia.
Avrei bisogno di bottoni, ma riesco a strapparli solo quando sono già scuciti.
Perché mi tengono prigioniero qui?


«C’era coda al supermercato, scusami… ora preparo».
Lui si nasconde dietro il giornale, non risponde.
«Sei arrabbiato?»
«Stai zitta», sibila, «troia», aggiunge tra i denti.

A volte faccio rumore, strappando una cerniera o lasciandomi cullare dall’acqua tiepida.
Lei arriva, apre la porta e fissa perplessa la penombra.
Io mi sono già nascosto negli angoli, contratto.
Quando se ne va, mi acciambello tra i vestiti umidi.


‘Sì. Moglie via col bambino tutto giorno. Vieni da me?’.
E prima di ricevere l'SMS di risposta, ha già messo in fresco il vino.

Devo fuggire.
Mi sento schiacciato, asfissiato.
Sono cattivi e li odio. Tutti.
Mi accartoccio sulla coda…


L’oblò della lavatrice si spalanca con uno schianto e la creatura le si avventa contro.
Ha bottoni per occhi, per squame i denti delle lampo. Centesimi arrugginiti formano una cresta tagliente, lungo il corpo serpentiforme pulsante di sporcizia e umori, di tessuti e cattiveria.
Trova la bocca di lei, spalancata dallo spavento, e s’infila.
Squarcia l’esofago, riempie polmoni e viscere cercando una via d’uscita.
Poi, avida, striscia verso le scale.

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Figure in una casa - Antonio Lopez Garcìa - 1967
A NASTY FAMILY
a horror short story

Blood is always so scarce and I lick it in a flash.
Skin fragments and hairs, on the contrary, are too many but sometimes they are so slimy and they slip me away.
Of sweating, which is everywhere, I can recognize even its origin: anger, annoyance, grievance, envy…
I belong to a nasty family even though I don’t feel like part of them.


The boy comes back from school with his shirt completely dirty and torn and a black eye. «Playing football? How many times do I have to tell you not to tell lies?»
The slap comes before any explanation.

I tear fibers from jeans, seams, frayed hems. I chew them together with dirty water, dirt, pieces of food and soap. I make them mush. 
I’d need some buttons, but I can tear them out only when they are already unstitched. 
Why do they keep me locked here?

«There was the queue at the supermarket, sorry…, now I’m going to get dinner».
He hides himself behind the newspaper and says nothing.
«Are you angry?»
«Shut up», he replies through clenched teeth, «slut!»

Sometimes I make noise by tearing a zip out, or letting me rock by warm water.
She comes, opens the door and, puzzled, stares at the half-light. I’m already hidden in the corner, shrunk.
When she leaves the room, I curl up among damp clothes.


'Yes, my wife’s out with the kid all day. Wanna come here?'
And before receiving any reply text he’s already chilled the wine.

I must escape.
I feel squashed, suffocated.
They are so nasty and I hate them. All of them.
I crumple up on my tail…


The window of the washing machine suddenly opens and the creature rushes at her.
Its eyes are buttons, its teeth are the zip’s. Rusty cents form a sharp crest on a long, snake-like body full of dirtiness and liquids, of fabrics and nastiness.
He gets to her mouth, gaping because of her scare, and then it slips inside.
It rips her stomach, it fills her lungs, her entrails while looking for an exit.
Then, completely greedy, it crawls towards the stairs.

(translation from Carla Ferman)

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La famiglia - Egon Schiele - 1918
UNA MALA FAMILIA
un breve cuento de horror

La sangre me parece siempre así poca y me la lamo enseguida.
Los fragmentos de piel y vello, en cambio, abundan pero a veces son demasiado sutiles y me escapan.
Del sudor, y éste nunca falta, reconozco hasta su origen: cólera, irritación, livor, envidia…
Soy miembro de una familia muy mala, aunque no me siento parte de ella.

El niño regresa del colegio con su camiseta hecha pedazos, sucia y con un ojo magullado.
«¿Jugando a fútbol? ¡Cuántas veces hay que decirte que no debes decir mentiras!»
La bofetada llega antes de cualquiera explicación.

Arranco fibras de los vaqueros, de las costuras, de los ruedos descosidos. Los mástico con el agua sucia, con tierra y trozos de comida. Hago papilla de todo eso.
Necesitaría unos botones, todavía consigo arrancarlos sólo cuando ya están descosidos.
¿Por qué estoy prisonero aquí?

«Había cola en el supermercado, lo siento ... ahora me voy a poner la mesa.»
Él va escondiéndose detrás del periódico y no le contesta.
«¿ Estás enfadado?»
«¡Cállate!», le dice a regañadientes, «puta», añade.

A veces hago ruído arrancando una cremallera o dejándome mecer por el agua tibia.
Ella llega, abre la puerta y mira perpleja la penumbra.
Ya me he escondido en el rincón, todo contraído.
Cuando se va, me enrosco entre la ropa mojada.

'Sí, mi mujer fuera con el chico todo el día. ¿ Entonces vienes aquí?'
Y antes de que reciba el mensaje de respuesta ya ha puesto el vino en la nevera.

Tengo que huirme.
Me siento aplastado, sofocado.
Son malos, y les odio a todos. A todos.
Me ovillo en mi cola...

La portilla de la lavadora de repente se abre de par en par y la criatura se arremete contra de ella.
Tiene botones por ojos, los dientes de la cremallera por escamas mientras céntimos herrumbrosos crean una cresta afilada a lo largo de un cuerpo serpenteado que late de suciedad, orina, tejidos y maldad.
Encuentra su boca que está abierta por el susto y se desliza por ella.
Desgarra el esófago, rellena los pulmones y las entrañas mientras intenta buscar una salida.
Después, ávida, se arrastra hacia la escalera.

(Traslado desde Carla Ferman

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"Una famiglia cattiva" è il racconto con cui ho partecipato al 300 parole di scheletri.com. Non ho avuto molta fortuna, ma ho voluto riproporlo ugualmente, perché lo trovo un buon racconto. Certo, richiede un lettore attento, ma l'idea di fondo vuole aggiungere all'horror le cattiverie di una famiglia come tante, in balia dei propri egoismi. La cattiveria, si sa, a volte prende forma, esce da noi, e gli umori umani mi sembrano uno dei modi più naturali, per farlo.

9 commenti:

  1. Il tuo ero convinto finisse tra le primissime posizioni. É inquietante, molto evocativo, anche per la presenza della lavatrice, che in questo caso assume una forte valenza simbolica.

    Ps Anche i disegni del conto alla rovescia non erano così male:-)

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  2. oh, grazie, anche a me piaceva assai :)
    e alla fine, anche se non è granche, anche il disegno non mi dispiace :)

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  3. ...mi è molto piaciuto!!!
    Grazie per la lettura!!!
    ^_^
    Ma il disegno è tuo?

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    1. sì, il disegno essere mio :)

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    2. ...mi piace molto!
      ^_^
      ...ed è molto adatto alla storia!
      Non sapevo stessi facendo anche disegni di questo genere!
      Bravo!!!

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  4. piaciuti racconto e disegno

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  5. Avevo già apprezzato il racconto leggendolo dal concorso di "scheletri", ma quanto rende con il disegno!!!! Azzeccato: ti balzano addosso disfacimento, disordine, sporcizia, le crepe sui muri come crepe della psiche, nessun contatto tra gli umani, e su tutto incombe la lavatrice. Ma non basta lavare per eliminare. A volte qualcosa resta. E si nutre. E cresce. Per divorare.
    Compliments! Bueno!

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    1. grazie! hai capito perfettamente il senso non-horror celato. Non potevi andare tu, in giuria? :D

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