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UN PAR DE COPIONI! - i vincitori


Ed eccoci all'atto conclusivo!
Sì, avete capito bene: qui di seguito ci saranno i risultati della prima, bellerrima edizione de "Un par de copioni!". Perché qui abbiamo giurati seri, giurati che lavorano e non stanno a grattarsi la coda!
E ve li dico subito, chi sono, i meravigliosi 4 che assieme a me hanno giudicato i sei finalisti e i relativi plagi. 

NICOLA NICODEMO, ovvero uno degli sponsor (a sua insaputa) del concorso, che con il suo La gatta che suonava il piano, che potete scaricare dal suo Blog-Romanzo, allieterà le letture di uno dei copioni premiati.

LUIGI MUSOLINO, ovvero l'altro degli sponsor che allieterà un altro copione con le sue Storie da Idrasca, (a proposito gigi, vedi di regalarne una copia anche a me) e che qui abbiamo già incontrato con In bilico e Sporcizia, e che ha tradotto i Vermi conquistatori e che mi deve una birra, credo, e di cui potete persino leggere un'intervista folle di persona fallica, o il contrario, vedete voi.

SIMONE CORA', e cioè l'autore delle Maledette Zanzare, ma non solo di quelle, perché adesso potete leggere aggratis anche Lo Schiacciaporci... perché insomma, dev'essere uno che ce l'ha con gli animali. E poi, insomma... è un po' il padrino del concorso, visto che è stato il primo a farsi plagiare, con le famose frittelle per le mie bancarelle.

ALFREDO MOGAVERO, colui che spara Six Shots e poi domina il mio Pub per mesi con il suo libro "Eravamo una cosa sola", completamente aggratis pure questo e sulla di cui bellezza mi sento di garantire cecamente (nel senso che ve lo posso garantire in lingua ceca)

Quindi?
Ho o non ho una bella giuria? Che altro volete sapere? Ah, i criteri di votazione sono stati come nella fase precedente, con i numeri primi 7-5-3-1 e con un voto dato all'ultimo racconto, che ha trionfato per 4 a 1. Da dire, che a differenza delle precedenti votazioni, i giurati hanno visionato sia il plagio, sia il plagiato, per valutare anche l'abilità plagiativa. E se volete sapere perché il secondo e terzo non sono a pari merito, è perché ho valutato meglio chi ha preso più voti, piuttosto che pochi ma alti.
Poi?
Ah sì... inizialmente pensavo di far vincere il plagiato nello stesso grado del plagiatore, ma poi ho pensato che non è giusto. Il plagiato si è fatto il culo, ed è bello che un plagiatore, che non ha fatto una ceppa, si ritrovi premiato, però non è bello che rubi un posto ai plagiatori, che quindi sceglieranno per primi, nell'ordine che vedete qui sotto...
Come dite? Basta parlare, facci vedere?
Sì, certo, ma prima un omaggio alla vincitrice.
Un par de copioni! sarà anche stato un concorso stupido, ma se leggete questi racconti, e vi consiglio di farlo, perché sono belli, capirete che è stato un esperimento molto utile, sia per plagiati, sia per plagiatori
E la riprova di ciò è proprio la vincitrice, che non solo ha plagiato, ma ha plagiato doppio!
Qui il suo altro plagio, che poi, forse su mio consiglio, spero, non ha inviato, ma che non era comunque un brutto plagio... A voi, come bonus track, con gentile concessione della prima Regina dei Copioni:

Una mano lava l'altra

Il boia mozzò la mano al ladro. Mentre lui ancora urlava gli consegnò l’arto avvolto in un panno.
Quando riuscì ad arrivare a casa, Alì crollò sul pavimento dove giacque per un giorno. Il mattino dopo si trascinò nell’orto dove seppellì la mano sotto il fico.
Privo della destra e della sua destrezza, Alì si ridusse a mendicare. All’angolo della moschea cercava di impietosire i fedeli ricordando che il Corano prescrive l’elemosina, ma il moncherino denunciava il suo reato e nessuno gli elargiva un soldo.

Una sera cercando qualche fico maturo per sfamarsi, vide affiorare dal terreno la mano. La fissò inorridito, poi, osservandola meglio, gli parve fosse in buona salute: rosea, dritta, il polso conficcato nel terreno. Provò a tirarla su, ma la mano sembrava radicata al suolo e si strinse alla sua con forza inaspettata.
Il mattino dopo andò a controllare se avesse sognato. La mano era là e abbozzò un gesto di saluto. Una moneta apparve tra le dita, roteò rapidamente dal mignolo all’indice, sparì e ricomparve scintillante sul palmo. Alì  la prese con cautela: era un dìnaro d’argento.
Corse al mercato, comprò cibo, un kaftano nuovo e si recò all’hamam per ripulirsi.
Il miracolo si ripeté quotidianamente, Alì  spendeva con parsimonia per non dare nell’occhio. Si concedeva però il lusso di fare l’elemosina: le benedizioni che riceveva gli avrebbero assicurato l’indulgenza di Allah.

Nel frattempo, di notte, dal tesoro del Sultano continuavano a sparire le monete d’argento.
Il tesoriere chiuse una guardia nella sala. Al mattino questa raccontò di aver visto una mano mozzata prendere un dìnaro e sparire.
La guardia fu gettata in carcere, il tesoriere licenziato.
Alì mise da parte una fortuna, cambiò paese, divenne mercante. La mano, avvolta in foglie di fico, lo seguì per tutta la vita.
Le ricchezze del Sultano diminuirono fino a indurlo a vessare con tasse inique il suo popolo. Che si ribellò e lo depose.

Ed ora... LA CLASSIFICA FINALE!
Ma prima permettetemi di ringraziare tutti. Non pensavo mi prendesse così tanto tempo l'organizzazione di questa mia gelofigata, ma mi sono proprio divertito, con tutti voi, e l'ho trovato un esperimento interessantissimo. Spero vi siate divertiti anche voi.
Come al solito, attendo i commenti dei vincitori in ordine di scelta per dirmi - con un commento - il premio che desiderano, e poi, se pensate che non ce l'abbia, mandatemi pure l'indirizzo postale in mail. E' tutto... Alla prossima, nuova gelofigata!


Primo classificato (22)
che sceglierà per prima
DNA
di Gloria Gerecht


L’Aloe da cui stava prelevando una talea lo punse. Il sangue gocciolò sul terriccio nella vasca delle succulente. Bestemmiò tamponandosi.

Qualche giorno dopo notò dei germogli spuntare accanto alla pianta madre. All’inizio timidi e grassocci, presero in seguito la forma di dita fino ad evolversi, in una sola notte, in una mano. Identica alla sua.
La sfiorò con cautela: era morbida e prensile. Rispose al suo tocco accarezzandogli il dito.
Figo, pensò, che mi sia clonato?
Indagò alla base dell’arto, ma sotto trovò solo un groviglio di radici tubolari e bluastre. La trapiantò in un vaso tutto suo.
Ogni mattina, entrando nella serra, le diceva:”Dammi il cinque!” La mano schioccava pronta contro la sua.

Prese l’abitudine di portarla con sé quando andava a fare le consegne del vivaio. Ancorata al cruscotto dell’Ape fungeva da navigatore, suggerendo le svolte inclinandosi, ammonendo con l’indice in caso di pericolo, dando l’alt o i rallentamenti con una gestualità degna di un vigile urbano.
All’occasione, mentre lui cantava, batteva pure il ritmo sul parabrezza.
Il giorno in cui un SUV prepotente lo mandò quasi nel fosso, la mano si unì alle sue imprecazioni con l’indice e il mignolo alzati.
Ma,  poco dopo,  lo raggiunsero. Fermo contro un albero si sbracciava in cerca di soccorso.
L’Ape proseguì incurante, mentre la mano si esibiva in un dito medio trionfale.
Era proprio sangue del suo sangue.


che ha plagiato
 Ciao ciao
di Michela Zangarelli
che sceglierà per quarta

Simone è così, puoi dirgli qualunque cosa e lui al massimo risponde «Ah, okay». Poi fa la rivoluzione.
Quando la madre gli dice di avere l'artrite e di non potersi occupare delle serre, Simone risponde «Okay». Poi la porta in Olanda a fare una cura sperimentale, lui che non aveva mai preso l’aereo prima, e si fa carico dell’azienda anche se non sa quasi niente sulla coltivazione delle piante ornamentali.
Dopo qualche mese nota dei germogli sconosciuti nella serra delle succulente: tre all'inizio, una settimana più tardi ne spuntano altri due. Marroncini, hanno una foglia coriacea, e crescono lentamente: passano due settimane, si può riconoscere la giuntura tra indice e medio, prima che Simone capisca che sta guardando delle dita.
Toccandole reagiscono appena; sono tiepide, come tutto lì nella serra. Ci vuole un mese perché spunti tutta la mano. È rosa sul palmo, bruna sul dorso, si muove piano in risposta al calore, alla luce, al tocco. Stringendola ricambia, come un uomo schietto che saluta; una notte lui le fa tenere una torcia e lei la regge per dieci minuti, poi la lascia scivolare a terra.
Dopo un mese che la mano non cresce più Simone scava delicatamente attorno al polso, trovando una radice simile a una carota scura. Aveva temuto di ritrovarsi un uomo-pianta, ma invece è tutto lì. Una mano destra nera, e basta. 
La trasferisce in un vaso e la tiene con sé in ufficio. Se deve fare una telefonata difficile o contrattare duro, senza pensarci la stringe, oppure ne sfiora le dita, che rispondono al tocco. Un cliente la vede, cerca di comperarla: lui pensa a una macchina nuova, annuisce, apre la bocca e dice: «Assolutamente no». Il cliente si allontana sconcertato. Simone, in preda ai dubbi, fa per richiamarlo, poi coglie un movimento, guarda giù e sorride; nel vaso la mano si agita beffarda in direzione della porta: ciao ciao.
Secondo classificato (15)
che sceglierà per secondo

L’ultimo
di Diego Cocco

Ti chiami Learco Guerra e la bicicletta è la tua vita. Sei cresciuto sputando sangue per ricalcare le orme di tuo nonno, campione indiscusso degli anni Cinquanta: Learco Guerra, la locomotiva umana. Porti lo stesso nome, una zavorra che ti trascini anche lì dove sei adesso, lungo l’impegnativa salita del Mont Ventoux.
Purtroppo i tempi sono cambiati, e la gamba del nipote non è degna di un fuoriclasse.
Ti ritrovi ultimo, a inseguire un gruppo che ama fare colazione con pane e steroidi. Burattini che hanno venduto decenza e integrità fisica per inseguire sogni contraffatti. Tu invece no, ti affidi alla sola forza dei muscoli: per questo ormai sei un puntino lontano, e riesci a malapena a superare un tifoso che ti corre accanto.
La vista ti si annebbia e riconosci a stento l’ammiraglia che si affianca. Vieni bombardato dagli insulti del tecnico che si vergogna di te, bastardo dissidente.
Settimo tornante, manca poco. Giusto il tempo per togliere una mano dal manubrio e sollevare in mondovisione il dito medio verso il responsabile della tua squadra.
La macchina accelera e ti lascia solo a strizzare le ultime gocce di fatica.
Eccolo. Lo hai scelto ieri durante il giro di ricognizione: l’ottavo tornante. Ti alzi sui pedali per uno sprint che ti farà strappare i muscoli. La folla ai lati della strada sembra sorpresa della tua reazione e si scatena per incitarti: ti senti diverso, forte, potente. Chiudi gli occhi e la bicicletta vibra impazzita sotto i colpi delle pedalate, i tifosi si fanno da parte mentre ti avvicini veloce a un parapetto troppo basso per un baratro di novanta metri.
Lo oltrepassi e cadi nel vuoto stretto alla tua bici. Immagini uomini e donne con vestiti d’altri tempi che gridano il tuo nome in francese. Learcò Guerra, la locomotiva umana. Vedi il traguardo e sei primo, la coppa è una lastra fredda di roccia e fango.
che ha plagiato

Learco
di Gino Carosini
che sceglierà per quinto

Learco inseguiva. Aveva scelto di fare il ciclista, lui… il nipote di Learco Guerra, l’imbattibile, ne portava anche il nome. Cosa poteva fare se non seguire le orme del nonno?
Il gruppo fuggiva sulla salita del Mont Ventoux. Distante, l’ultima maglia un puntino lontano. Andò in souplesse. Si guardò attorno. La bella Provenza, suo nonno volava su quella cima: invincibile locomotiva umana!
Pensieroso il giovane imboccò una strada laterale. Se ne rese conto solo quando la bicicletta sobbalzò
“Ora sbaglio anche la strada!” pensò. Strano: cercava di frenare ma la bicicletta sembrava possedere un’anima e procedeva spedita sulla strada impossibile. Vide gli spettatori: erano vestiti stranamente, paglietta, ghette. Sventolavano fazzoletti. Donne con strani copricapo mandavano baci. Guardò la bicicletta: sembrava antica. Learco soffiava come una locomotiva umana. Sentì le urla d’incitamento del pubblico: Learcò, Learcò, con l’ accento francese. Lui si sentiva diverso, forte, potente. Vide il traguardo…il primo della sua carriera.
Aveva vinto: l’ennesima vittoria di Learco Guerra. Gli uomini e le donne lo portavano in trionfo baciandolo. Guardò riflesso sulla coppa il suo volto sudato. Era cambiato, era più vecchio, ma si sentiva il più forte: Learcò Guerra la locomotiva umana.

Da “Le Figarò”, luglio 2011

“…continuano le ricerche sul Mont Ventoux del giovane ciclista Learco Guerra scomparso dopo la terribile tappa. Learco Guerra, nipote del grande ciclista degli anni trenta, era in fondo al gruppo staccato di  un’ora. L’ammiraglia della sua squadra lo ha atteso invano al traguardo e così, avvisata la locale polizia, sono iniziate le ricerche. Si teme un’altra vittima del terribile Mont Ventoux. 

In un altro tempo, in un altro mondo Learco Guerra intanto continuava a vincere.
Terzo classificato (15)
che sceglierà per terzo

Rettificando Invenies
di David Riva

«Racconta».
Nuda, pelle d'ambra, gocciolava essenze sull'uomo e lo carezzava con i lunghi capelli neri e con il morbido resto di sé. Lui cominciò.
«Andarono a prelevarlo dalla cella mentre stava completando il suo ultimo disegno, il suo ultimo segno: seduto al centro del Labirinto, tracciò la coda dell'Ouroboro dentro la bocca, nel tintinnare dei ceppi di piombo. Intorno, i Sette Pianeti e i Quattro Cavalieri accanto all'Albero, e l'Ermafrodito a coglierne i frutti sotto il Sole e l'Astro con gli anelli e la Costellazione d'Atalanta: scie come sentieri nel giardino segreto di muschio e terra e polvere e sudiciume, sulle pareti ammuffite e in alto fino al soffitto di pietre fredde e stellate. Là dentro aveva ricreato il suo laboratorio senza nient'altro che una scheggia di mercurio».
Lei gli salì a cavalcioni e iniziò a muoversi, premendogli calore madido sulle terga.
«Lo condussero alla spiaggia e l'obbligarono sulla pira. Quando l'Inquisitore gli chiese l'abiura, perché l'accusavano di aver visitato le interiora della terra, egli rispose: Non capite, vero? Nell'inizio c'è la fine, nella fine l'Inizio. Il Tutto ritorna, come le onde sulla riva, e l'eternità è qui e ora: il cosmo che ha termine rinasce. Le fiamme lo divorarono, ma lui sorrideva quasi fossero amorevoli tocchi, con lui si sciolsero il piombo e il mercurio e lo zolfo e anche l'oro che aveva al collo, intanto l'eclisse di luna vegliò le sue ceneri per tutta la notte».
La donna – la dea – si distese e si aprì a lui, e lui prese l'offerta abbracciato dai suoi gemiti.
Aggiunse solo: «All'alba, dalle ceneri, un vagito».
 
che ha plagiato 

La guerra alla fine dell’universo
 di Andrea Viscusi
 che sceglierà per sesto

Il sergente McAllister prese l’ascensore per scendere al livello detentivo della navecittà. Attraverso il tubo che lo spediva quattromila chilometri più in basso, vide la Galassia Nana del Compasso nei colori del blueshift provocato dalla velocità ultraluce. Sarebbero giunti sull’obiettivo in pochi minuti.
Entrò nella cella in cui era chiuso il brùsio. L’alieno aveva ritirato le membrane che utilizzava per planare tra i sistemi stellari, e appariva come una medusa traslucida.
– Brùsio – chiamò.
Parla, sergente. La sua specie comunicava stimolando il cervello dell’interlocutore.
– Perché eri con i delfiani?
I brùsii erano alleati degli umani da tredicimila anni in quella guerra che aveva assunto proporzioni intergalattiche. Avevano una percezione del tempo non lineare, e la loro coscienza non si limitava al presente.
Ma questo brùsio era nell’equipaggio di una nave delfiana.
Non vuoi questa risposta.
– Se sei un traditore dobbiamo saperlo.
Servo il mio scopo. Il vostro scopo. Lo scopo di tutti.
La navecittà abbandonò l’ultraluce raggiunta la Galassia occupata dai delfiani. Avrebbero testato la nuova arma a inversione quantica, dirigendola sul nucleo attivo di PGC50779.
– La guerra è finita. Possiamo far implodere le galassie. I delfiani hanno perso.
La guerra è sempre esistita. Noi vi abbiamo portati entrambi alla guerra. L’universo deve finire per iniziare. L’universo è sempre iniziato così, è sempre finito così.
McAllister cercò di capire. Possibile che quell’arma innescasse una reazione a catena in grado di annichilire l’intero universo? Possibile che il Big Bang derivasse dall’ultimo atto della guerra?
Doveva avvertire il comandante, ma era troppo tardi. 
È la fine, è l’inizio, è tutto, furono le ultime parole che il brùsio suonò nella sua mente in quell’iterazione dell’universo.


Quarto classificato (12)
Il super-soldato
di Angelo Frascella
— Soldato, aiutami.
Allungo il braccio per afferrare il sergente che sta scivolando sul sentiero bagnato e tiro.
Troppo.
Lui si ritrova proiettato in un volo che termina in una pozzanghera.
— Idiota, per poco non mi spezzi l’osso del collo.
— Scusi signore, non mi sono ancora abituato a — Alla super-forza, sto per dire. Mi interrompo appena in tempo.
Non parlare dell’esperimento con nessuno. Finiresti sotto corte marziale.
Certo, sarebbe più facile senza quel fastidio alla radice del naso. Come se uno starnuto prigioniero tentasse inutilmente l’evasione.
— A cosa non sei abituato, soldato? A usare il cervello? — conclude il sergente, rialzandosi in piedi
Poi ordina: — Andiamo cialtroni. La strada è lunga.
Il siero del super soldato sembra aver funzionato solo in parte. Ti manderemo in missione: l’adrenalina aiuterà la fase finale della trasformazione.
Invece questa missione mi sta solo provocando nausea per la nazione che rappresento.
— Fermi. C’è un villaggio da quella parte.
Ci mimetizziamo fra la vegetazione.
Sergente, basta morti innocenti, vorrei dirgli. È il momento di ribellarmi. Userò i miei poteri per difendere gli oppressi. Come i supereroi dei fumetti, che però, non hanno mai il raffreddore. Tantomeno nel mezzo di una missione. Che sia un effetto collaterale del siero?
Ma poi, perché diavolo hanno scelto me?
Non sono un eroe, generale. Mi sono arruolato solo perché avevo bisogno di uno stipendio per aiutare la mia famiglia.
Lo so soldato: sei uno studente brillante, mingherlino e pacifista. Per questo ti abbiamo scelto. Solo così saremo sicuri che il siero funziona.
Il sergente ordina di attaccare. Mi alzo, pronto a fermare i compagni, ma lo starnuto erompe con la forza di un uragano.
Mi soffio il naso. Ne esce una massa grigia e molliccia.
Alla fine, mi sento la testa leggera. Via tutti quegli inutili pensieri.
Inizio a correre insieme agli altri.
Sono libero.
Imbraccio il fucile. Lo punto contro uno degli abitanti del villaggio.
Libero di uccidere.


Che ha plagiato 
Cervello
di Riccardo Sartori

Si soffiò il naso e ne uscì una piccola massa grigia. Pensò a quante stranezze poteva produrre il corpo umano, e continuò a soffiare. Quando ebbe finito, si sentì la testa leggera. Nessun pensiero, nessuna preoccupazione. Solo un senso di stupita libertà.


Quinto classificato (12)
Con le migliori intenzioni
di Andrea Viscusi

Peppo sta sempre dietro al  fratellone Nino, cinque anni e nove, forse perché non ha nessun altro con cui stare. In paese li vedono sempre accoppiati, anche se poi non sono così simili.
Nino ruba gli ombrelli fuori dalla bottega e li butta per strada, e Peppo lo imita ma non sa perché. Nino lega petardi alla coda dei gatti e ride, Peppo fa lo stesso ma non si diverte. Nino piscia nel serbatoio della macchina di don Alfonso, e Peppo ci prova ma non ci arriva.
Quando il parroco lo scopre col pisello di fuori accanto alla sua Uno, Peppo si prende tutta la lavata di capo.
– Tuo nonno si rivolta nella tomba se sa che combini! –  minaccia don Alfonso, come se lui potesse andarglielo a dire, nella tomba, quello che fa il nipote.
Peppo corre via dalla sagrestia coi lucciconi, e Nino lo aspetta dietro un'acquasantiera, ride, e prima di uscire sputa al Cristo sulla croce e gli dice di farlo anche lui. Peppo lo accontenta, ma poi gli racconta quello che gli ha detto don Alfonso.
– Ti faccio vedere io che tiene nella tomba! – lo schernisce Nino. Si intrufolano nella stanza della nonna, frugano nell'armadio dove tiene i cimeli del marito morto. Poi escono a giocare alla guerra in giardino, con tutti quegli aggeggi vecchi e pesanti.
– Fai come me, tirala in casa così alla mamma gli prende un colpo – esorta Nino. – Ma non levare questo cerchio qui, così poi le andiamo a riprendere e giochiamo ancora.
Peppo vede il fratello lanciare la palla verso la finestra della cucina dove la mamma prepara la cena. Lui però non vuole giocare ancora, e allora per la prima volta pensa di testa sua, e fa il contrario di quello che dice Nino.
Con le migliore intenzioni, Peppo tira la spoletta della granata del nonno prima di lanciarla in casa.
che ha plagiato
Angeli e demoni
di David Riva



È un angelo, quel bambino.
Sta dietro a suo fratello maggiore, fa tutto quello che fa quell'altro, neanche fosse la sua ombra.
Un giorno, per esempio, Nino va in Chiesa a sputare in faccia al Cristo, e Peppo sputa pure lui, anche se non gli sembra giusto e la perpetua grida ai due fuggitivi che la loro santa nonna si rivolterà nella tomba. A Peppo, cinque anni, il pensiero dei morti che si girano nelle bare non lo fa dormire per molte notti. Nino invece ride che potrebbe creparne, della sua bava su quella faccia triste, e il giorno dopo fa la Comunione.
Un pomeriggio salgono per arrampicare sulla Forra: è proibito, loro padre gli scortica la schiena a cinghiate se li scopre, ma Nino ci va e Peppo lo segue, anche se la paura lo fa tremare come un rametto di lavanda appena lasciato da un'ape; ma preferisce quegli appigli franosi e le vertigini piuttosto che aspettare suo fratello in basso, dentro le ombre nere.
Al ritorno danno fuoco alla gatta di Mariuccia e ai suoi micetti, e gli animali impazziti dal dolore come fuochi fatui riempiono di strazi l'aria della sera, finché qualche anima pia li spegne soffocando fiamme e vita. Non è che Peppo si diverta molto, così.
Sarà per questo che infine Peppo dice basta. O per quell'altra cosa dell'incidente provocato a Dante: Peppo guarda il ghigno di Nino e non capisce come fa uno a divertirsi, quando un bambino torna dall'ospedale seduto su una sedia con le ruote, e non cammina più.
Allora Peppo decide di fare tutto il contrario di Nino. Se Nino dice: andiamo fuori, lui sta in casa. Se dice: tiragli un sasso, lui si gira dall'altra parte. Se dice: scopala, lui nemmeno abbassa i pantaloni.
Una volta viene fuori il gioco dell'ascia.
Nino gli dice: quando l'abbasso sul ceppo, tu sposta la mano, come prima ho fatto io.
 


Sesto classificato (4)
 Una morte invidiabile
di Michela Zangarelli
Nessuno ti conosce come tua moglie.
Nessuno sa tentarti come un'amante.
Si dice che una candela accesa dai due lati bruci di luce più intensa, ma per un tempo così meravigliosamente breve...
Carlo aveva avuto tutto dalla vita: una donna silenziosa e devota che lo accudiva senza chiedergli nulla in cambio, neppure un figlio; un'immensa fortuna accumulata in anni di competizioni spietate ai piani alti delle aziende di tutta Europa; e infine una morte invidiabile, improvvisa, fra le braccia della propria amante, con le labbra sulle sue.

Al funerale, mentre la moglie sedeva composta e solitaria in prima fila, in fondo alla chiesa non erano mancati commenti sui baci mozzafiato, né altri più scontati sull'Alito della Morte. L'arresto respiratorio che lo aveva colto in un momento tanto inopportuno non era l'unica domanda rimasta senza risposta: il suo rifiuto categorico di partecipare alle cene di affari, o anche solo a un aperitivo di lavoro, aveva contribuito ad alimentare la fama di freddezza che lo accompagnava. In realtà, se qualcuno avesse mai pensato di chiederlo a sua moglie, lei avrebbe potuto spiegare che Carlo non riteneva opportuno far sapere a nessuno delle gravi allergie alimentari che lo affliggevano: era quasi paranoico sotto quel punto di vista. Non si arriva in vetta al mondo rendendo note le proprie debolezze.

Carissima Giada,
Mio marito mi ha parlato spesso di te e della preziosa collaborazione che gli offri durante le trasferte. Quello che invece ha tralasciato di dirmi si intuiva facilmente dai messaggi che ho trovato nel suo telefono cellulare. Non vi serbo rancore, ma questa sera, prima che tu lo veda, mi farebbe piacere incontrarti e chiacchierare serenamente, io e te da sole, magari davanti a un bicchiere di bianco, a una ciotola di pistacchi e anacardi, e ai miei famosi tramezzini al burro di arachidi. Sono una vera delizia: quando ne assaggerai uno vorrai finirli tutti.
Con simpatia,
Luisa


Che ha plagiato
Sentite condoglianze
di Gloria Gerecht


                                                                                  Viareggio, 4 ottobre 2011



Cara Luisa,

                  la notizia della scomparsa di Carlo mi ha lasciata sgomenta.
Ci conosciamo da sempre, eppure non so neanche io come testimoniarti la pena che provo e quanto ti sia vicina in questo momento dolorosissimo


Pensare che con Carlo ci eravamo lasciati la sera prima. Baciati prima che salisse in macchina per rientrare a Firenze. Da te.
Perché ogni volta lui mi lasciava per tornare a casa, da te che non sospettavi nulla, da te che abbiamo sempre ingannato. Quasi a volerti proteggere. O piuttosto per proteggere il nostro amore. Un amore forte, vero. Un amore che tu non hai mai conosciuto in tutti gli anni che hai passato con lui. E io ti invidio perché non sai quello che hai perso. Adesso sarai solo tu a poterlo piangere, tu ad essere compatita, consolata, a tener vivo il suo ricordo vestita a lutto.
Mentre io resto qui a disperarmi da sola, senza poter venire a dargli un ultimo saluto   perché, se venissi, lo capirebbero tutti che la vera vedova sono io...


Posò la penna. Appallottolò il foglio con rabbia.
Prese il telefono, compose un numero, aspettò qualche secondo poi con voce rotta disse:
“Vorrei dettare un telegramma:
Sentite condoglianze. Federica”.
Penultimo classificato

L’incredibile storia del signor Culo
di Gian De Steja

“Non credo di aver capito bene…”
“Ha capito benissimo, dottor Scroto!” Il signor Culo sbatté con violenza il pugno sulla scrivania. Un rapido sguardo alla laurea in chirurgia plastica, appesa in bella mostra sulla parete davanti a lui, poi riprese, con calma. “Ho detto che voglio un naso. Non ne posso piú di tutte queste facce che ne vanno in giro a far bella mostra di sè. Voglio un naso importante, che mi renda un bel profilo greco. Voglio un naso che mi permetta di usare un paio di occhiali senza elastici, un naso da soffiare, un naso per sentire i profumi e gli aromi della natura, un bicchiere di vino, l’odore del pane appena sfornato.”
“Sì, ma vede…”
“Non voglio sentire ma, nè forse, nè perché. Mi sono fatto un culo così, eufemisticamente parlando, per mettere da parte i soldi e ora voglio quel naso. Non ci sono palle, ehm, se mi passa il termine.”
Il dottor Scroto fissò il paziente per pochi attimi, poi scelse un foglio da una pila sulla scrivania, ci piazzò un timbro sopra e siglò con un scarabocchio.
“Metta una firma qua. Faremo l’operazione lunedí prossimo. Mi raccomando, stia a digiuno la sera prima dell’intervento.”


Passato l’effetto dell’anestesia, il signor Culo si svegliò nella propria stanza, circondato dall’affetto dei suoi cari. La festosa baraonda di chiappette parentali tradiva la curiosità di conoscere il risultato dell’intervento. Quando il dottor Scroto tolse le bende e svelò al mondo il suo ultimo lavoro di rinoplastica, gli ohhh di sorpresa furono interrotti dalla prima dichiarazione del nuovo signor Culo: “Hei, cos’è questa puzza di merda?”
che ha plagiato


Storia di culo
di Alessandra Parise

C'era una volta Culo, unico fra tanti, simile a molti.
Come ogni sedere che si rispetti, Culo possedeva le proporzioni che Madre Natura gli aveva donato ma, al contrario dei suoi pari, ne era soddisfatto. Ciò che lo turbava fin dall’adolescenza – oltre ai brufoli – era invero la mancanza di qualcosa che riteneva indispensabile: il naso.
Un naso, ne era sicuro, lo avrebbe non solo distinto alzandolo a un livello superiore, ma, innanzitutto, avrebbe sorretto i suoi grossi occhiali da miope.
Culo era mezzo cieco dalla nascita, e niente era diventato più desiderabile di un bel sostegno, nonostante chi lo frequentava si dichiarasse contrario alla scelta, così innaturale, di piazzare al centro di quel tondo perfetto qualcosa che non doveva proprio esserci.
Per anni, lavorando come tecnico di laboratorio, aveva conservato preziosamente ogni centesimo, e il momento di rivolgersi al chirurgo non poteva più essere rimandato.
Tutti i suoi sogni, fino ad allora custoditi con amorevole devozione, stavano per esplodere e diventare realtà.

Nella sala d’aspetto della clinica, si muoveva inquieto sulla poltrona, esaminando tutti quei didietro in attesa come lui.
In quel salottino si trovava ogni qualità di posteriori immaginabile: una massa di sederi altolocati, glutei tiratissimi da anni di estenuante cyclette, chiappe cadenti, natiche rifatte e strizzate in micro-shorts brillantinati.
Culo era teso e quando venne chiamato in studio cadde dalla sedia rotolando fino alla scrivania del medico.
Lo specialista, incuriosito dall’insolita richiesta, lo fece accomodare sul lettino, chiedendogli di rilassarsi ché per il suo problema c’era un’unica soluzione.
Culo accettò di buon grado, abbagliato dall’imminente avverarsi del suo sogno. Si stese chiudendo gli occhi, quando una sensazione anomala e violenta lo pervase fino a farlo svenire.
Al suo risveglio, lo accolse il sorriso ambiguo del dottore: «Prego, può guardarsi allo specchio».
Ancora indolenzito, Culo vide il suo riflesso, capì di aver sprecato l’intera esistenza a rincorrere una chimera e si sfilò la carota.


Ultimo classificato
che sceglie per settimo
Nostra Signora dei vicoli oscuri
di Riccardo Sartori

Aveva appena visto i neon della banca cambiare in “MACELLERIA AMBROSIANA”.
Era l'ennesima allucinazione, l'ennesima volta che la giornata avrebbe preso una svolta macabra. Una volta rincasato, infatti, trovò una raccomandata sul tavolo: era stato convocato per il mese successivo al Tribunale di Milano come giurato, un uomo aveva fatto a pezzi la moglie e ne aveva nascosto i resti nel freezer.

Non sarebbe mai giunto, però, a destinazione: una settimana prima della partenza aveva letto due diversi miraggi: il titolo “OSSI DI SEPPIA” era cambiato in “OSSA DI UOMO”, e un inquietante negozio di orologi si chiamava “L'ORA È GIUNTA” .
Suo figlio, inoltre, prima di addormentarsi si soffermò un momento sulla storia appena letta, “Peter Pan”, e ragionò su come fosse pericoloso girare di notte, in quanto si sarebbe potuto smarrire la propria ombra.

Ma dimenticò quella riflessione fino alla sera successiva, quando dovette rimanere al lavoro fino a tardi. Fino a molto tardi.

Rintoccava la mezzanotte, sulla periferia deserta. Il vento, nel gelo stellato, spazzava le strade illuminate da rari lampioni a luce gialla.
L'uomo, avvolto in un tabarro, camminava in fretta evitando le pozzanghere di luce, quasi ne avesse timore.
Avanzava spedito sul marciapiede, vicino alle case, quando una finestra si accese di colpo proiettando la sua ombra sull’asfalto.
Il vento cessò all’improvviso, e una strana nebbia scaturì istantaneamente come dal nulla.
Sentì una voce echeggiargli nella testa: “ORA È IL TUO TURNO. GIOCHERÒ CON LA TUA ANIMA FINO A QUANDO RIUSCIRAI A PROCURARMENE UN'ALTRA.”

… Il mattino seguente, il giorno dopo Halloween, uno spazzino raccolse da terra le sue ossa e le scaraventò nel cassone del camion, assieme al resto della spazzatura.
Rimase interdetto quando notò il teschio e le tibie disporsi incredibilmente come in un Jolly Roger.
Lo raccontò agli amici come aneddoto, finché una sera, mentre preparava la cena, il soffritto di cipolla gli suggerì di fare attenzione ai pittogrammi.


che ha plagiato
Innamorati come polli allo spiedo
di Angelo Frascella
che vince il premio che resta

L’odore del pollo l’investì, appena sveglia.
Uscita di casa Silvia notò una scritta accanto alla macelleria: IO E TE, INNAMORATI COME. La frase pareva unirsi all’insegna: Polli allo spiedo.
Sbatté gli occhi.
Il graffito era scomparso.

Silvia adorava la vita universitaria. Adorava studiare, leggere e scrivere. E, soprattutto, adorava il tempo passato con Luca.
“A che pensi?” le chiese lui, accoccolato accanto a lei.
“Che mi piace vivere qui. Mi sono affezionata persino all’odore.”
“Luca e Silvia, innamorati come polli allo spiedo”, scherzò lui.
Il cuore di Silvia sobbalzò. Aveva dimenticato la frase letta poche ore prima.

Una scritta diversa ogni mattina le anticipava con precisione la giornata.
CHI CADE, CADE. E, in facoltà inciampava sulle scale.
NOI DUE STRETTI NELLA PIOGGIA. E la sera Luca la baciava sotto l’acquazzone.

TI STO VICINO.
Dopo la lezione, Silvia aveva invitato a casa una compagna.
“Qui abitava Ricky”, esclamò questa entrando.
“Chi?”
“Il writer. Quello dei murales del quartiere. Morì mentre suonava il pianoforte del bar all’angolo. Dicono non avesse mai suonato prima.”

NELLE NOTTI PIÙ SCURE, STAMMI LONTANA.
La luce mancava in tutta la via. Tranne che per quel debole bagliore vicino al muro. Silvia sussultò. La scritta stava comparendo sotto i suoi occhi.
NON AVVICINAR
Silvia invece si avvicinò. Il bagliore, di forma umana, pareva voltato verso di lei. Le faceva cenno di star ferma. Lei allungò la mano verso l’alone luminoso. Si ritrovò, tra le dita, una bomboletta spray.
Distinse un uomo. Piangeva, ripetendo: “Non dovevi avvicinarti.”
Nell’aria risuonò una voce, dolorosa come metallo incandescente: “Il patto è assolto: un’altra anima, al posto della tua, Ricky. un’anima che possa divertirmi, nella solitudine dell’Inferno.”
Ricky svanì.
“ORA SEI MIA. ALMENO FINO A QUANDO...”

“Qui abitava Silvia. Quella che ha dipinto il graffito.”
“Silvia? È la firma sul racconto di cui, ogni giorno, trovo un pezzo.”
Franco prese dei foglietti e lesse: L’odore del pollo l’investì, appena sveglia...

31 commenti:

  1. Clap clap!
    È stato divertente. Complimenti ai classificati!

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  2. GRANDE! MA GRANDE GLORIA! :D
    E anche tutti gli altri, porca mela che bei racconti :)
    E complimenti a Gelo che se n'è inventata ancora una! :)

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  3. Ma grazie! Grazie a Michela e al suo racconto!
    Datemi il tempo di leggere tutto che me li voglio assaporare.
    E grazie a Gelo di cui ho seguito il consiglio perché per me un suo suggerimento è un diktat! ;)
    gloria

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  4. A proposito, siccome so che gli scrittori sono avidi di conoscenza, ecco a voi il dettaglio voti, così tanto per


    DNA 5+7+3+7
    L'ultimo 7+3+1+1+3
    Rettificando invenies 5+7+3
    Il super-soldato 5+7
    Con le migliori intenzioni 1+1+5+5
    Una morte invidiabile 3+1

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  5. E allora, prima di tutto: complimenti ai plagiati!
    Dovendo scegliere il premio per prima, mi affretto.

    La Crociera del Rottame Vagante di F.S. Fitzgerald.

    ps. la mia scelta è ristretta dalla mancanza di ereader :)

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  6. che gioia per una volta vincere qualcosa per meriti altrui!

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  7. Complimenti a tutti anche da parte mia, e fossi in te, Re Gelo, un pensierino per un ebook ricordo lo farei!
    Ecco la mia scelta:
    "Stregonesco" di Ortensia Visconti.
    Grazie ancora e alla prossima!

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  8. grazie al mio plagiatore! grande!!
    gino carosini

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    1. Ah ah! Grazie a te, Gino, per la bella idea. Mi sono proprio divertito a rielaborare il tuo racconto. Il mitico Learco Guerra rimarrà nella storia;)

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    2. grazie a te...hai fatto un ottimo lavoro!!
      ciao
      gino

      ..e viva learco ovviamente!!

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  9. io sceglierei se libero hawthorne ma va bene tutto...grazie!
    GINO CAROSINI colui che sceglie per quinto....

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  10. Io dovrò scegliere per penultimo, quindi attendo per non farmi illusioni. Grazie a tutti quelli che NON mi hanno votato!!

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  11. Anzi, ti dirò: fai scegliere il mio plagiato per settimo e dai a me le briciole, così mi sdebito ber la peggiore interpretazione :)

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  12. allora,
    okay per fitzgerald, okay per stregonesco
    ora tocca a david
    e poi si va avanti... :)


    E vedo che vi divertite ;D

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  13. Ciao Riccardo.

    A onor del vero, il racconto originale che avevo mandato era un po' scarso di suo :)

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    1. Non è vero., a me era piaciuto! Solo che non avevo idea di ccome lavorarlo... ho cercato di farlo mio ma con scarsi risultati. Piuttosto, tu hai usato ottimamente la mia "traccia" :)

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  14. evviva!
    misonodivertitomolto.
    quando si riciccia?
    : )

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    1. il prossimo anno! ma prima... ci sarà altro ;)

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  15. Povero Signor Culo, bistrattato da tutti... :)

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  16. Ma nuooooo per un pelo di culo non ho raggiunto la posizione più ambita! Acc, sarà per la prossima volta.
    Alessandra, sei completamente folle lo sai? Sì, lo sai. ;)

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  17. Bravi ragazzi, tutti eh: da Gelo che l'ha pensata, a Gloria che l'ha vinta, ai partecipanti che l'hanno osata fare, ai giurati che l'hanno metabolizzata, ai classificati che l'hanno spuntata, agli altri che la spunteranno.

    Di mio scelgo "Il caso Redureau", perché ho un debole per le storie vere.

    Anche questa che ho raccontato lo è, cosa credete?

    Grazie a tutti!

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  18. okay, segnato anche questo
    ora tocca a michela!
    scegli :)

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  19. Tocca a me? Scelgo Hammett, che non lo conosco, così rimedio :)
    Grazie!

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    1. oh, ma siete delle frecce,
      bravi bravi,
      allora adesso tocca al... sesto, perché colui che sceglie per quinto ha già scelto hawthorne
      chi é
      piscu!
      toccatte!

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  20. Bravi beavi bravi!mi sono divertita un sacco! A leggere, a scrivere, a giudicare, a confrontare.

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  21. allora sai che ti dico? io mi scelgo l'ebook di musolino, per a quel ragazzo gli devo ancora una birra e poi il kindle sennò che l'ho comprato a fare?

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  22. bene bene bene
    mai avuto vincitori così celeri
    ora tocca a Riccardo, che a questo punto immagino si sceglierà Piero Chiara, che non è manco brutto, a ad Angelo andrà la gatta, ma insomma
    vediamo che dice il settimo sceglitore :)

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  23. E immagini bene, immagini, visto che non possiedo (né sono posseduto da) ebook reader di sorta! :)

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  24. e con la tua scelta abbiamo la parola fine!
    Ad Angelo va la gatta e spero davvero siate tutti soddisfatti

    Io sì! :)

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  25. solo per dire che ieri pomeriggio,finalmente, ho spedito i libbbri ai vincitori, i due ebook, invece, dovrebbero esservi già stati spediti dai due sponsor
    :)

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