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"Il milionario moderno e altri racconti" di Oscar Wilde***

Oh, ciccipucci, che vi devo dire... mi sono letto l'ultimo arrivato, il numero 68, con tre racconti del classico, classicissimo Oscar Wilde.
E vi dirò di più!
Ho già pronto, scannato letto e riletto, un bel pezzo del primo racconto, che è anche il più bello, e che, anche se a prima vista sembra, dico sembra, soffrire dello stesso male degli altri due, molto più brevi, è invece un racconto più denso e complesso.
Ma prima di tutto perché, ho fatto 'sta cosa dello scannare leggere e rileggere quel pezzo? Perché sono idiota? Per simpatia postuma nei confronti dell'Oscar? Perché dopo aver letto la sua biografia piena di sfighe e dissolutezze mi sono commosso e volevo rendergli omaggio?
Ma sì, dai, un po' tutto questo, perché dovevo fare delle lezioni di Tecniche di scrittura, o qualcosa di simile, e mi son detto, Però, carino questo racconto di Wilde, Il Delitto di Lord Arthur Savile, potrei darlo da leggere ai cari studenti, che sennò poi va a finire che si ricordano di Wilde solo perché era gaio e l'hanno incarcerato e per gli aforismi che trovano nei baci peruginosi.

E così ho fatto. E vi copincollo subito un pezzo del pezzo, che così poi chiacchieriamo, se vi va. Dunque, Arthur Savile sta cercando di ammazzare qualcuno a caso e ha già fallito una volta. Così decide di contattare un terrorista russo...
«Il conte Ruvaloff mi ha dato un biglietto di presenta­zione per lei», disse Lord Arthur con un inchino, «e sono ansioso di parlare con lei per una questione di affari. Mi chiamo Smith, Robert Smith. Vorrei che lei mi procuras­se un'orologio esplosivo.»
«Lieto di far la sua conoscenza, Lord Arthur», esclamò sorridendo quel simpatico piccolo tedesco. «Non tema: fa parte delle mie mansioni conoscere tutti e ricordo di averla vista una sera in casa di Lady Windermere. Mi au­guro che Sua Signoria goda di ottima salute. Le dispia­cerebbe farmi compagnia mentre finisco di mangiare? Posso offrirle un paté davvero eccellente. Gli amici sono poi così gentili da affermare che il mio vino del Reno è migliore di quello offerto all'Ambasciata di Germania», e, prima che Lord Arthur si riavesse dalla sorpresa per esser stato riconosciuto, si trovò seduto in una stanza interna della casetta a gustare un delizioso Marcobrùnner in un calice color paglierino su cui era inciso il mono­gramma imperiale, e a conversare con estrema cordialità con quel noto terrorista.
«Gli orologi esplosivi non sono molto adatti per esportarli all'estero», gli spiegò Herr Winckelkopf. «An­che se riescono a passare la dogana, il servizio ferroviario è così irregolare che di solito esplodono prima d'essere arrivati a destinazione. Tuttavia, se lei ne vuole uno per uso locale, le posso fornire un articolo davvero eccellente e le garantisco che sarà soddisfatto del risultato. Posso chiederle il nome del destinatario? Perché - vede - se è per la polizia o per qualcuno legato a Scotland Yard, temo di non poterla proprio aiutare. La Polizia inglese è davvero la nostra migliore alleata, e ho sempre trovato che, affidandoci alla loro stupidità, possiamo fare esatta­mente quel che vogliamo. Non potrei fare a meno nean­che d'uno solo di loro.»
«Le do formale assicurazione che nel mio caso la po­lizia non c'entrerà affatto. In realtà, l'orologio è destinato al decano di Chichester.»
«Buon Dio! Non immaginavo che detestasse a tal pun­to la religione. Sono pochi oggi i giovani dabbene che condividono i suoi sentimenti.»
«Temo che lei mi sopravvaluti Herr Winckelkopf», disse Lord Arthur arrossendo, «per essere sincero la teo­logia non m'interessa.»
«Si tratta allora d'una questione personale?»
«Strettamente personale.»
Herr Winckelkopf si strinse nelle spalle e uscì. Tor­nò qualche minuto dopo con una tavoletta di dinamite delle dimensioni di un penny e con un piccolo orologio francese sormontato dalla effige d'una Libertà intenta a schiacciare l'idra del Dispotismo.
Simpatico, vero?
Certo, non è granché, come stile e verve nella scrittura. E gli altri due racconti, molto brevi, La sfinge senza enigmi e Il milionario modello, sono anche peggio, da questo punto di vista.
Lasciamo stare la scrittura di fine '800 che in realtà si nota poco, mi riferisco più che altro a quell'aria da favoletta morale, da sempliciotteria, che aleggia intorno alla narrazione wildiana.
Certo... secondo me, se poi si va ad approfondire o a guardare meglio, ci sono delle finezze che consolano. Splendido, per dire, il passaggio sull'avversità religiosa dei due, con quell'esclamazione, Buon Dio, che valle mille punti se legata alla frase successiva.
Detto questo, diciamo subito che ho cominciato al contrario, con questi tre racconti, e che i primi due che ho letto, brevissimi, non è che mi han fatto granché effetto. Cioè... okay, vada per la mancanza di malizia, e vada che i fini di Wilde sono probabilmente altri - tipo la costante presa per i fondelli dell'aristocrazia intorno - ma insomma, si capisce già dopo un attimo dove vuole andare a parare il racconto del milionario. Anzi, già dal titolo. E magari, giusto per farmi venir voglia di andare avanti, un po' cose fammele capire dopo, no?
Un po' meglio con il racconto di mezzo, dove un tizio si innamora di una signora molto, molto misteriosa... cosa mai andrà a fare, in supersegreto, in un appartamento in culo a London? Non si sa, e allora si scoprirà, che era meglio non saperlo, che non c'era niente da sapere.

E infine, come vi dicevo, ho trovato carino, e brano che ha salvato l'edizione, il delitto da compiere di Lord Arthur, racconto che pare si rappresenti spesso a teatro, anche perché mi sembra avere quel classico fascino di quei film in bianco e nero da pomeriggio di rete quattro pieni di incomprensioni comice e situazioni ingarbugliate, con il buon Arthur che proprio non combina, sfigato quanto basta, a uccidere qualcuno per far avverare la predizione di chiromante.
Certo... se non contestualizzate, il difetto di cui vi dicelo, la sempliciotteria, potrebbe rivelarsi pesante e rendere l'ironia molto superficiale e le situazioni sciocche. Se però pensate che è un racconto del 1880 e qualcosa, be', si difende abbastanza bene, e accando alle battutine sbattute in faccia, ce n'è anche di più sottili, come nel caso, nel pezzettino là sopra, in cui si insinua che l'ambasciata tedesca foraggi (di vino) un terrorista russo per operare in England.
Visto con un po' di interpretazione, insomma, non è male, questa uscita di Wilde, anche se ha più un valore storico letterario, che narrativo in sè. Certo, se non altro rende bene l'idea che il buon dissoluto Wilde non era certo uno che le mandava a dire, per lo meno nei racconti. Ah, tra l'altro i racconti li trovate tranquillamente in rete, sia in inglese, sia in italiano.
Bene, vi dico subito che è tutto, perché insomma... ora basta wilde! Domani c'è Alfred Doblin, che non ho la più pallida idea di chi sia :)


2 commenti:

  1. tutte le volte che gli altri sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto. O.W.

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