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"Via dell'angelo e altri racconti" di Elsa Morante***

E se vi dicessi che tanto tanto, a me, per certi aspetti. non è poi piaciuto, questo volumetto di racconti di Elsa Morante? Non brutti, eh... ben si badi. 
E' roba scritta bene, anche troppo, e benché la prosa mostri i segni di una non modernità resta un qualcosa che va portato a esempio ai nostri donzelli studianti, che descrivono il mondo usando al più un migliaio di parole di cui un centinaio soltanto sono aggettivi, quando va bene.
Diciamo però che questi cinque racconti per metà li promuovo senza indugio, e per metà mi hanno un po' stufato, diciamo così, perché c'era quasi una sorta di autocompiacimento, nella descrizione di alcuni luoghi o atteggiamenti o personaggi.
Partiamo dall'ultimo, che è quello che, per dire, io non avrei mai usato per chiudere il volumetto. Ha un finale cazzatina e favoleggiante che sputtana quello che di buono si era costruito con la descrizione della protagonista, Donna Amalia, per l'appunto, snob e ricca che si meraviglia per tutto, non perdendo le sue origini di buzzurra e un pochettin ritardata, benchè dal fisico di classe.
Ci sono descrizioni deliziose, comunque, a fianco di quelle che io ho trovato un po' artefatte, un po' insincere. Per dire, sempre in questo racconto, tanto ho trovato bello il modo di descrivere le inquietudini di Amalia, tanto ho trovato non sincero il suo parlare, la sua vita di routine che mi sembrava un orpello, un abbellimento. Un infiocchettare un personaggio perché è sicuramente bello, così descritto, ma non pare vero. Vi copio la parte bella, dai, così, perché so che vi piace :)
La ragione per cui donna Amalia non ingrassava troppo era che, nell'intimo di lei, continuava ad ardere, senza mai consumarsi, quel fervore che una donna comune può conoscere quando è bambina; ma che poi si frena in gioventù, e tramonta nell'età adulta. I sentimenti, i pensieri di donna Amalia erano sempre in moto, sempre accesi; e perfino nel sonno non si quietavano giacché il suo riposo era un tale spettacolo di sogni che, a raccontarli, sembrerebbero le Mille e una Notte.
Il segreto del carattere di donna Amalia stava tutto in ciò: che ella, a differenza della gente comune, non acquistava mai, verso gli aspetti (anche i più consueti) della vita, quell'abitudine da cui nascono l'indifferenza e la noia.
Mostrate a un bambino un candelabro acceso: spalancherà gli occhi, agiterà le mani e farà festa come se vedesse una meraviglia della natura. Col tempo, egli s'abituerà alle grazie della vita, e ci vorrà qualcosa di raro per dargli meraviglia e piacere. Non così per donna Amalia; essa rimaneva sempre una novellina, e il mondo, per lei, era un teatro d'Opera sempre aperto, con tutte le luci accese. Per esempio: che cosa c'è di più comune, di più visto, del sole e della luna? Ebbene: a ogni sole, a ogni luna, donna Amalia si entusiasmava, si incuriosiva, e si tormentava d'invidia come se vedesse passare il corteo della Regina di Saba.
Ecco, questa parte mi è piaciuta. Il racconto nel suo complesso, no, o per lo meno non del tutto.
In ogni caso, non è questo il racconto rappresentativo, e nemmeno quello che dà il titolo al libretto soleventiquattrorico. Secondo me è il pezzo d'apertura, il migliore.
In "La nonna" si racconta dell'ossessione di una donna per il figlio nel momento in cui le viene rubato da una donna più vecchia e pure vedova, che lo strega, ovviamente, causando un irreparabile frattura tra i due e la follia della donna. C'è il sud, qui dentro, ma anche un'analisi dei sentimenti che attraversa le età, da quella inconsciente dei nipoti, alla giovinezza ingenua dello sposo, alla maturità pacata e sterile della donna al tumulto interiore della nonna, che non può non nascondere un finale tragico. 

Altrettanto bello, poi, ma non scevro da qualche annoiamento descrittivo, su certe scene, è il racconto che descrive il gioco di tre fratelli, che nel cuore della decadenza familiare di una ex--nobiltà, giocano - istruiti da vecchi libri - al teatro, cosa proibita e folle e anche qui, che porta a un comportarsi "male", in senso vasto e variegato del termine.
E forse sono proprio questi comportamenti obliqui, il filo rosso che lega i racconti della Morante, oltre a un'ambientazione fortemente italiana e regionale.
Quindi, tagliamo corto, visto che non ci si mette nemmeno molto a leggerli, questi racconti, non vedo perché ve ne debba parlare tanto. Molto meglio, direi, che vi lasci un passo di dove - per me - l'autrice ha una penna felice e ricca, nel descrivere gli intorni delle sue storie.
Ecco qua, vi lascio proprio il fulcro del primo racconto, ovvero l'incontro tra i tre protagonisti.
L'uomo doveva avere circa venticinque anni e sulla virile robustezza della persona aveva un volto femmineo, quasi incompiuto come quello dei fanciulli, con occhi larghi ed azzurri dai cigli ricurvi, labbra morbide e fresche, e capelli fulvi ricciuti e piuttosto arruffati. La pelurie bionda del viso, invece di renderlo più rude, ne addolciva l'epidermide di un colore roseo abbronzato e il movimento leggero di quei grossi polsi attorno al legno aveva il senso misterioso e leggendario dei giucchi infantili. Era vestito di vecchi pantaloni di fustagno rosso e di
una giacca di camoscio verdastra e consumata. Ai piedi portava ampie pantofole imbottite di pelo.
Dopo un minuto di esitazione, si alzò all'entrare di Elena e balbettando un saluto arrossì tutto a un tratto, senza cessare di girare con le dita intorno ai suoi legni.
- Sono, - ella disse allora con sicurezza e tutta rasserenata, - la padrona della casa. Sono arrivata oggi.
- Ah, sì, - egli disse, confuso, con la stessa voce fresca e sonora che le aveva parlato all'ingresso; e, poi, volgendosi da un lato, seguitò: - Mamma, c'è qui la signora. ,
Elena si accorse allora che in quella cucina affumicata ed obliqua si muoveva anche qualcun altro. Presso il fornello, in cui friggeva una pietanza dall'odore idi lardo, era inginocchiata una figura di donna intenta a frugare fra i carboni. Si voltò appena al richiamo ed Elena sentì subito su di sé il guizzare di uno sguardo nero. Un istante dopo la donna si levò in piedi e si avanzò diffidente, accostandosi al figlio con l'espressione di un fanciullo che vede fra l'erba una biscia e si rifugia fra le vesti della madre.
Sì, rileggendolo anche adesso, devo dire che è davvero un modo molto elegante di descrivere le persone
Okay! Direi che è tutto, per oggi. Pian piano vedrò di recuperare...e domani, non si sa mai che riesca a fare già i sorteggi della geLotteria, a proposito... se entro oggi volete partecipare... diciamo che fingo di non far valere la data di scadenza! :D

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