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"La distruzione di Kreshev" di Isaac B. Singer**(*)

Ieri notte era tardi, ero tornato dal mare e c'erano tanti, tanti grilli, e la sangria da spaccare, là, sepolta nel frigo, e faceva fresco e allora, siccome da mesi oramai non riesco a leggere - una volta a letto - che qualche pagina, di solito meno di due, ho deciso di finire questo, che mi rotola per auto e comodini da lunedì.
Mi piaceva, stavolta, la copertina, che finalmente posso dire adatta, al racconto, e mi piaceva soprattutto l'idea di mettermi in giardino, in mutande e lampada ikea, a sangriare leggendo.
Anzi, vi metto pure la foto, se volete, anche perché così vi rendete conto del perché mio padre, probabilmente pensando ai ladri, è venuto pilamunito a sbirciare dal terrazzo, mi ha guardato, ha scuotuto gravemente il capo ed è tornato a dormire.
Comunque sia, ero arrivato a un punto, poi, che mi sembrava bello, sembrava che il libro, racconto lungo, anzi, dopo essersi trascinato per le prime pagine e fatto vagamente interessante verso la sua metà, avesse una svolta. 

Certo, la svolta c'è stata, sì, ma non come pensavo e anzi, piuttosto blanda, in fin dei conti, e con una morale religioseggiante che non mi ha soddisfatto per nulla, del tipo, abbi tanta cieca fede e il Maligno non avrà presa su di te.
Vi dico subito che è uno di quei libri pieni di ebreitudine. Ne ho letti due o tre, oramai, e devo dire che hanno tante, tantissime cose in comune. In tutti c'è quel voler riempire le pagine dei loro riferimenti, tant'è che in tutti è sempre necessario un glossario, che comunque, alla fine, è fatto di poche decine di voci e una volta letto un libro condito da ebreitudine siete a posto. Diciamo pure che una volta familiarizzato con torah, filatteri, talmud, mazal tov, geenna, yom kippur e poche altre, andate via lisci. Certo... va detto che questo racconto di Isaac Bashevis Singer, che poi è pure un Nobel, mica pizza e borscht, è un racconto del '62, e quindi avrà ben più diritto lui di parlarci di queste cose, mentre ci illustra il modo in cui Kreshev, affronta la vita e la presenza del diavolo.

Ed è proprio il diavolo, che ci racconta la storia, per dirci di come, anche se di solito nei piccoli villaggi lui non ha molto da fare, anzi, quasi niente, di come ha mandato a sultane Kreshev, questo paesetto pieno di sfiga, dalle cavallette al maltempo, che si ostina a credere di potersi redimere con le preghiere, mentre sì, non scherziamo, non è picchiando forte su una campana che si scaccia il diavolo! O almeno così lui ci dice. E insomma... le premesse sono piacevoli, anche perché emerge quasi subito un altro denominatore dei libri di questo tipo, un fattore che, mi ricordo, in Che fortuna essere orfano era diffuso in ogni riga. Parlo dell'ironia, quel prendersi in giro molto leggiadro, quasi compassato, come a essere consci che certe cose non sono vere, sono inutili, o sciocche, ma farle ugualmente, pur prendendosi in giro sul fatto.

Ed ecco che il diavolo ci illustra tutti i peccati e peccatucci della gente di Kreshev, puntando molto il dito su adulteri e fornicazioni varie e su una sessualità che permea, non vista, i vari avvenimenti (Un cocchiere che si tromba mezzo paese in quanto molto prestante e carino, una coppia di protagonisti che ha una vita sessuale che entra in crisi e devia verso percorsi non convenzionali, le varie scappatelle di tutti con molti, ecc). Ed ecco, ci dice, basta metterci un ricco (per altro la figura più retta di tutto il racconto) per poter dare il via agli avvenimenti che porteranno il paese alla distruzione.
Bene... Diciamo delle cose.
Non ho potuto fare a meno di pensare, leggendo queste righe, al Maestro e Margherita di Bulgakov e alle trame tessute da quel diavolo... e ovviamente solo questo accostamento ha penalizzato il racconto. E poi, diciamo che pur essendo una lettura veloce, e sì gradevole, mi ha lasciato come un senso di mancanza di ritmo, nella prima metà e verso la fine. Forse è un'impressione solo mia, eh, intendiamoci, ma c'era un filino di insoddisfazione, dopo aver letto, stamattina per altro, ché ieri avevo sonno e cominciava a far freddo, le ultime pagine.
Forse, molto è dovuto anche a questa resa del diavolo, stucchevole quasi, anche perché sputtana quando di buono e serio fatto prima, mettendo in discussione un certo modo di essere religioso senza discutere.
Quindi no, bocciato no, questo simpatico e dissacrante diavolo di Singer, ma rimandato sì, perché io tre stelline piene non gliele do. :)
Alla prossima cari, ah già, la foto notturna... eccola qua: 

5 commenti:

  1. OT (per gli gnuranti = Off Topic)

    Ma non è il momento di un Fun cool?
    Un po' di meteorismi per ventilare l'afa estiva.

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  2. hai ragione!!!!
    e di gelotteria!!!
    cazzo, alzo la posta e li faccio entrambi!

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  3. Lo sapevo: su di te si può sempre contare! ;-)

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  4. Spero solo che ci sia tempo, perché, dal 10 di questo mese, per un paio di settimane non potrò essere operativo su internet!

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  5. Il diavolo si infila da per tutto,ancche a me la copertina del libro mi sembra originale ,comunque il titolo del libro mi lo segno perche mi sembra interessante.Maria Z.

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