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"Il ponte galleggiante - Ortiche" di Alice Munro****

Sì, lo vedo da me che l'immagine è piccolina, ma c'è un perché.
E' successo un pasticciaccio brutto, proprio mentre leggevo questo numero dei Racconti d'autore soleventiquattroriani... è successo che ho perso il libro.
Non so.
Magari non l'ho perso. Magari è da qualche parte.
Ero arrivato a pagina 72 o 73, me ne mancavano 4 o 5 per finirlo, ma venerdì è sparito.
Non so se è perso davvero. Lo stavo leggendo in piedi mentre aspettavo che mia mamma si facesse fare il prelievo sanguigno e poi... sparito. Credevo, credo, d'averlo messo in auto, ma... boh. Insomma... se per caso l'avete comprato e non vi frega di avere tutta la collezione, beh, vedete di mandarmelo eh. Non fatemi fare la paranoica impresa di richiedere un arretrato, okay?
Comunque, visto che l'avevo praticamente finito, ve ne parlo lo stesso, di questi due racconti, anche se - appunto - non posso né scannarvi la cover, né copiarvi dei pezzi, anche se forse, a memoria, non l'avrei fatto. 
Non erano per niente brutti, i racconti. Mi riservo il giudizio su Ortiche, del quale avrei bisogno di sapere il finale, per darne un giudizio completo, ma vi posso dire lo stesso che è un racconto che ha i suoi perché, e che - finisca come finisca - ha almeno du punti di forza ben chiari.
Il primo è nella lunga analessi della protagonista, che ricorda e racconta di un'infatuazione bambina, disseppellendo dalla memoria i ricordi su di Mike, il figlio dello scavatore di pozzi o quel che era, per il quale provava di quei sentimennti ancora fanciulleschi eppure intensi, benché basti poco tempo per dimenticarli come se non fossero esistiti. Il secondo è un modo molto preciso, secco, delicato, di descrivere i pensieri, soprattutto per ciò che riguarda le contraddizioni e i desideri della nostra amica, una volta reincontrato Mike, dopo aver salutato matrimonio e figlie ed essersi adagiata con un amante normale.
Dell'altro racconto, invece, Il ponte galleggiante, vi posso dire che è bello. Mi ha ricordato, e non ditemi che è un'eresia solo perché io la Munro, fino a queste righe, non la conoscevo, dicevo, mi ha ricordato, come scrittura, Carver. Non so perché... forse per una misura delle parole che non sembravano essere troppe, messa di fronte a una storia-non-storia, un raccontare il nulla.
C'è la protagonista, di molti anni più giovane di suo marito, che si ritrova suo malgrado ad essere lei malata di un brutto male, di quelli che non si curano quasi mai, e assieme al marito, tornando dalla chemio per cambiare vita, fa il viaggio in auto con una ragazza che poi starà da loro, per fare i lavori. Una ragazza di quelle che hanno avuto una vita di soprusi familiari e che suo marito, per lavoro, cerca di aiutare, di tirar fuori dall'oblio. E finisce che finiscono a casa di lei, di questa giovanotta scontrosa, fastidiosa, e non è poi una famiglia così strana, tanto che, in un caldo soffocante, la protagonista si lascia portare in giro dal figlio maggiore, in macchina, fino a finire, ovviamente, sul ponte del titolo.
Non succede praticamente niente, più o meno. Ma è il modo in cui i personaggi vengono descritti, che rapisce. Sono tutti così... umani, che forse è la qualità migliore.
Bene, inutile che chiacchieri ancora, anche perché, senza il libro in mano e senza rileggermi qualche frase, non mi sento a mio agio. Poi magari provo a cercarlo ancora, ma nel caso, se l'avete, non siate pigne e regalatelo a me. :)

Edit!
Allora, Gloria è stata così gentile da inviarmelo, e io sono riuscito a finire il racconto e... era bellissimo. Il secondo mi è piaciuto più del primo, ed è un modo davvero particolare di dipingere gli stati d'animo, soprattutto, direi, quelli femminili. Quindi sono venuto qui, adesso, e gli ho aggiunto la quarta stellina! Meritatissima. (e l'immagine non è più piccolina)

5 commenti:

  1. A me questi due racconti sono piaciuti molto! Sono di un'autrice che non conoscevo e mi è venuta una gran voglia di leggere qualche suo romanzo.
    A proposito: su ebay dovresti trovare chi ti vende il volumetto. Non credo che te lo regalino, però. Mica si chiama e-present? :)

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    1. eh eh
      sì, dai, forse anche io la raccolta da cui provengono la leggerei, però prima devo finire
      e comunque, ho già trovato una benefattrice ;)
      anche se non dispero, magari l'ho ficcato chissà dove e lo ritrovo

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  2. Caro lui, nel senso tu, Gelo di uno Stellato, forse lo sai già, ma mi va di dirtelo lo stesso, qui e pubblicamente così poi non riuscirai a esimerti dal farci legggere i tuoi giudizi/recensioni (ricordo a tutti che Raffaele Serafini pubblica i suoi post letterari con distacco e personalità) settimanalmente, e a iniziare da giovedì 14 Maggio con il Corsera potrai acquistare a un prezzo più che ragionevole... Conrad, Poe, London, e via dicendo e per ciascuno un libro e un racconto (fronte a lato in lingua inglese, che tanto fa lo stesso, perché non s'è mai visto che aprendo un cartaceo fino in fondo non te li trovi agli occhi entrambi).
    Mandi

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    1. sperando che sia giovedì 14 giugno, sarà fatto, col primo numero, che almeno è la volta buona che riprendo 'sto inglese va. :D

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  3. Ho scoperto Alice Munro grazie al volume Einaudi che contiene anche i due racconti di cui parli nel post. L'ho scoperta da poco ma me ne sono innamorato subito, che è bellissima la cura, l'attenzione, il tatto, che mette nelle sue storie, nelle donne che racconta, nelle situazioni che descrive.
    Quando ho provato a parlarne da me mi son trovato presto senza parole, che Alice Munro non è il tipo di scrittrice che leggo di solito. E sbaglio, che invece dovrei leggerne di più.

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