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"Oschi Loschi" - Racconti solidi come castelli di carte di AAVV**(*)

Voi umani non potete immaginare...
Le peregrinazione di questo libro, i viaggi, gli smarrimenti al largo dei bastioni di Orione e degli autogrill di Balthazar... non si contano più le volte che Flavio, il curatore di questa raccolta, ha tentato di spedirmi questo libro.
O per un indirizzo  sbagliato, o per alcune congiunzioni astrali che hanno fatto impazzire due postini che ancora vagano sul grande raccordo del loro anulare, avevo quasi dato per persa la possibilità di leggere questi racconti oschi.
Poi, alla fine, Flavio ha scelto il corriere galattico, di quelli che si teletrasportano nel bagno di casa tua mentre ti stai docciando e ti porgono il pacco, facendo apprezzamenti sconci.
Ebbene, nemmeno quello mi aveva beccato, all'inizio.
Poi però, il giorno successivo, ho teso un agguato e pensate, per non perdere il suono del campanello del teletrasporto, mi sono messo addirittura ad ascoltare i Sigur Ros!
Insomma.
Alla fine ho avuto la copia di questa AAVV, Oschi Loschi, che raccoglie i racconti di un manipolo di autori oschi e loschi, per l'appunto. Grazie Flavio.
Che poi, se vogliamo dirla tutta, non è che avevo detto subito sì, alla lettura del libro. Faccio un po' fatica a dire Sì, di questi tempi, perché leggo molto meno e con la scusa che è possibile inviare anche il pdf o l'epub, almeno ogni 2-3 giorni arriva qualcuno sulla mail che mi chiede se gli leggo questo o quello. Ogni tanto, vi dirò, danno pure un po' fastidio... Voglio dire... avete mai visto i copia incolla di comunicati stampa, su questo blog? E allora che cazzo mi chiedi se ti pubblico la notizia che è uscito il tuo libro? Vabbè... comunque, fatto sta che gli dico, a Flavio, Oh, guarda che chissà quando te lo leggo, questo libro, che è un brutto periodo e poi, pure, lo sai no, come sono, che se non mi piace una cosa io lo dico senza tanto menarla? E lui, gentilissimo, me lo vuole mandare lo stesso... E insomma, li ho letti, questi venti racconti brevi di altrettanti autori.

Che dire... Luci e ombre, suvvia,
Ci sono alcuni di quei difetti, inutile negarlo, che solitamente s'attaccano ai lavori di questo genere. Qualche inesperienza (le immarcescibili d eufoniche di troppo), qualche disomogeneità formale (trattino, virgolette altre cose...), qualche disomogeneità dovuta al fatto che i racconti non sono stati - come sempre accade - scritti per, questa raccolta, bensì messi insieme, per la raccolta.
Nulla di grave, quindi.
Anche sui brani, diciamo pure che un occhio smaliziato storcerà il naso più di qualche volta, per idee che purtroppo sa dove andranno a parare, o stili che devono ancora trovare la propria dimensione. 
E vabbè... insomma, è altrettanto vero che un occhio smaliziato, ma con una coscienza fatta di letture di giovani penne e underground letterario, riconosce almeno due aspetti positivi: una onestà narrativa dei racconti e un'idea di fondo interessante, perseguita con serietà e voglia di fare bene.
E' una cosa di cui ti accorgi, per dire, già nell'assenza quasi totale di refusi ed errori di battitura, anche se poi ci sono le ridondanze e qualche avverbio in -mente di troppo.

Insomma... Un lavoro sincero, ecco.
Molto piacevole, secondo me, la veste grafica e il tema dei quattro semi della briscola, anche se non riesce sempre a essere rispettata dai contenuti (non tutti i racconti di denari - valori non economici, si badi - hanno come elemento fondante il denaro e dintorni, per farvi capire) e piacevole anche, per chi ama la musica, l'idea di dare una colonna sonora alle varie sezioni, ai racconti, anche se diciamo pure che non è che vi leggete il libro con davanti youtube, e quindi è sufficiente l'idea di colonna sonora, più che una musica stessa.

Detto questo, magari vi dico qualcosa dei racconti, va, sennò che stiamo a parlare a fare.
Racconti brevi, per lo più. Carino il primo brano, del curatore, che apre la raccolta, anche se quel maiuscolo è proprio... brrr. E che diamine Flavio, e dovevi proprio? :D
Non ho amato tanto il secondo, sulla Milonga, ma sarà perché da quando faccio tanto mi pareva troppo didascalico, su una trama lieve, e magari anche il non metterci degli "a capo" non gli ha fatto troppo bene. Poi che altro, in questa sezione di Coppe, che ha a che fare col destino... Be', qualche spunto interessante in Due Bottoni, di Daniele Viola, ecco.
Poi c'è la sezione di spade, "colpi al cuore per placare la sete di vendetta", come dice la didascalia, che forse già rovina qualche racconto, svelandocene il finale. In ogni modo a me è piaciuto abbastana Greta strizza gli occhi, mentre ho digerito male, per la prevedibiltà, più che altro, Nero Latte, mentre, al di là che degli "a capo" è qualche limatura in più gli avrebbero fatto bene, mi è piaciuto molto Binario morto, che racconta di un ricordo, in prima persona, della solita avventura da adolescenti, però con una buona ambientazione e una discreta costruzione dei personaggi. Ah, e devo dire che mi è piaciuto anche il raccontino a sfondo calcistico, Un amore che brucia, che mescola noir e ironia in modo gradevole.
Poi c'è la sezione denari, di valori che non si custodiranno in cassaforte, e forse è la sezione dove ho più faticato, perché c'era qualcosa di troppo stucchevole e poetico, non sorretto da trame e linguaggi adatti. Mea culpa, okay, e salvo comunque alcune idee di Quello che rimase del cielo.
E infine la sezione Bastoni, di castighi divini di chi non se li cerca, dove ho particolarmente apprezzato i due racconti più musicali, Il circolo delle Quinte, di Donato Zoppo, forse il più originale della raccolta, anche se, zeppo di riferimenti, non può piacere a tutti; e anche 2958 KM (Estate 2004) che insomma, in forma pseudo diaristica ha un bel modo di raccontare la normalità.

Conclusioni?
Non posso dargli tre stellette piene, devo essere onesto. Se voi togliete la premessa e date un valore assoluto, alcune inesperienze si notano ancora, nel complesso. Ma tra i racconti ve ne sono di gradevoli, e quindi una terza stelletta in fieri, data anche per la serietà e la bontà dell'edizione (grafica e cura sono pregevoli) non si può non dare. 
Grazie, Flavio.
Ah, chiudo con un buono proposito per un futuro. Siccome alcuni racconti sì, ma molti no, direi che sarebbe bello che i racconti fossero oschi fino al midollo, ovvero calati in ambientazione non generica, ma proprio territoriale. Questo sì, mi piacerebbe. In fondo, la letteratura è un modo che abbiamo di conoscere il mondo, e io che quella zona non la conosco, ho sempre piacere di farlo con delle righe. :)
Alla prossima!


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