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"Zombie story" di Max Brooks***

Se vi state chiedendo se Max è parente di Mel vi dico subito che è il figlio e così non ne parliamo più, okay?
Di lui lessi già, qualche anno fa, il divetentissimo Manuale per sopravvivere agli zombi che non trovate su questo blog perché il blog non esisteva, e ho letto di recente l'ebook girolesco (Scene selezionate della Pandemia Gialla), molto piaciuto, che si ispira al lavoro più conosciuto di Brooks, ovvero World War Z, di cui faranno pure un film con il bradpitt, pare, (o così c'è scritto nell'aletta cartonata gigante e io mi fido).
Ecco perché, in attesa, prima o poi, di leggermi anche il lavoro principe brooksiano, io era molto happy quando ho saputo che mi sarebbe arrivato - viascheletri - questo agile volumetto, come si suol dire, che è veramente agile.
Una bella edizione, 104 pagine, quattro racconti, tutti piacevoli e di cui uno, il secondo, che illumina sul libro famoso di cui sopra, ovvero è un'intervista.

Come ben sapete, e se non sapete ve lo dico io, l'approccio brooksiano del Manuale agli zombi, e anche del suo libro, è scientifico. Gli zombi sono un essere generato da un morbo - incurabile - e come tale destinato a una evoluzione di "vita nella morte" ovvero, agisce ma marcisce. Se ci pensate bene, scoprirete che la figura zombesca è estremamente interessante, in quanto coacervo di elementi fantastici e reali, mostruosi e umani, inscindibili, a tal punto da poter essere un filone molto, molto personale e di ampi sviluppi.
C'è chi ha una paura folle, degli zombi, e per dire, io la condivido in parte, quando viene intesa come paura umana ed emotiva. Ve la spiego in quattro parole.
Se l'essere zombi è un morbo incurabile, immaginate il caso di trovarsi di fronte una persona amata che lo ha contratto. Ecco... i sentimenti sono contrastanti. Paura, perché è una cosa che ti uccide per mangiarti il cervello, orrore, perché è l'orrore per la morte e la corruzione della carne; compassione, perché è un essere incolpevole e incosciente; amore, perché non è che quando una persona amata si ammala smettiamo di amarla; dubbio, perché chi ci dice che il morbo sia incurabile? Certezza,  perché siamo certi che la cosa davanti a noi sta marcendo e più il tempo passa più la speranza svanisce. E poi, insomma... sparare o spaccare la testa a qualcuno con la faccia di uno che conosci, non è proprio la cosa più facile del mondo.
Insomma, ci sono diversi aspetti interessanti, non vi pare?

E come le sviluppano, queste cose, i racconti di Max Brooks.
Il primo racconto, bello, prende in considerazione una invasione dei non morti, in un mondo dove esistono anche i vampiri. Bene, se è così, voi direte, che mondo ci aspetta? Un mondo dove i non morti pullulano, vero, ma dove i vampiri potrebbero essere così sciocchi, perché ricordiamoci che sono uomini, in questo caso, da non accorgersi che se i vivi finiscono anche i morti finiscono, nel senso di estinzione per mancanza di cibo, siano essi zombi o vampiri.
Quindi okay, lo scenario di fondo, una guerra vampiri vs zombi, è poco originale, ma lo svolgimento è ottimo. Perché ovviamente alcuni illuminati tra i vampiri saranno costretti a schierarsi, in modo più o meno palese, con gli umani, a difenderli, come un qualunque essere difenderebbe il proprio cibo da altri predatori. Ed è di questa guerra che ci racconta, Brooks, in La parata degli estinti.
Un racconto a sfondo ecologico, se vogliamo, che parla di ecosistemi e di come difenderli.

Il secondo brano è un perfetto spin off dichiarato di World War Z, ovvero, la ricostruzione della grande muraglia cinese dal punto di vista di chi ci ha lavorato. E' un bel racconto, vuoi per l'idea di fondo, vuoi per l'esecuzione, a metà strada tra l'intervista e il monologo narrativo, e in ogni caso basata su un'idea buona (cosa serve contro gli zombi, un muro, il muro più grande? quello cinese. Ma è rotto! E allora ricostruiamolo e in tempo record)

Il terzo racconto è strano, ma bello. Lo cominci e dici, "machemmerdaè", ma poi fidatevi, andate avanti, e vedrete che Steve e Fred vi piacerà.

Ed è gradevole anche l'ultimo, di racconto, l'atto conclusivo, che anzi, è forse l'idea più forte, pensata per una società che ha oramai visto molti dei suoi membri sopraffatti dagli zombi. Anzi, viene proprio da quella paura di cui vi dicevo, da quel coraggio che ci vuole per ammazzare qualcuno che è un tuo caro, una volta zombizzato.

E' tutto, dai. Molto molto gradevole, questo volumetto.
E se 11 euri è vero che non sono pochi, è anche vero che qui, in fin dei conti, sono ben spesi.
Al prossimo Brooks, che probabilmente sarà proprio World War Z.

6 commenti:

  1. Ho molto amato WORD WAR Z in più come sai sono un appassionato del genere zombie. Leggerò quindi volentieri questa piccola antologia.
    Bella recensione, gelo, nonostante qualche erroruccio in fase di battitura.

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    1. c'è addirittura il disclaimer, da qualche parte, sugli errori di battitura e che scrivo accazz, e tu te ne accorgi adesso :D

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  2. Sai com'è, si vede che si era nascosto bene, il disclaimer. :P

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  3. Perdonami darling, ma il manuale era una vera cagata!

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  4. a me era piaciuto molto, e a parte le ripetizioni, manualistiche, lho trovato assai spassoso. ;) Certo, va inteso come manuale, e non come libro, perché per esempio un manuale di giardinaggio è altrettanto cagata. :)

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    1. Diciamo che è stata una questione di aspettative.
      Pensavo di trovarmio davanti qualcosa di meglio.
      Ti dovesse capitare tra le mani "garrett - ucciderò ancora billy the kid" che è poi un fumetto western con zombi, in appendice ci sono suggerimenti decisamente migliori, nel taglio e nelle "pretese" rispetto a quelli suggeriti dal manuale.
      Nonostante codesto libello non mi sia piaciuto, non ho comunque escluso l'autore da una lettura futura.

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