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"La lezione del canarino" di Raffaele La Capria****

Non l'ho letto subito, questo. Ho letto prima Doyle, così, perché mi era capitato in mano la mattina e gironzolavo per il parco senza voglia di andare al lavoro. Poi, l'altro ieri, dopo aver finito con il terzo raccontino di Arturo Conan, mi sono attaccato subito a questo e... BELLO!
Sì, non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi da questo Raffaele La Capria. Non lo conoscevo, non sapevo chi fosse, ed era un nome che non mi diceva niente.
Vi dirò di più, leggendo un titolo unico, avevo pensato che dentro ci fosse un solo, unico racconto, ed era quello il motivo per cui non l'avevo nemmeno aperto. E' un periodo in cui non mi avanza tempo se non per le follie e le necessità fisiologiche e leggere un racconto lungo da 75-80 pagine era impegnativo.

Poi però, sorpresa delle sorprese, cosa scopro?
Tanto per cominciare, qui dentro, ci sono non uno, non due, non dieci, bensì 18 racconti brevi, di stampo autobiografico, che formano una sorta di diario, un insieme di ricordi il cui tema di fondo è l'umanità, l'amore per la natura e un qualcosa che potrebbe descriversi come la tendenza dell'uomo a essere migliore, anziché peggiore.
E gli animali, soprattutto, sono il filo conduttore che lega le varie esperienze di La Capria, spesso bambino, che porta a spasso i pensieri cercando - con una narrazione pacata, leggera, semplice e spontanea - di far riflettere, a volte facendo male, nella sua visione da puro spettatore di crudeltà umane così piccole, eppure così grandi.

E così ecco che siete di quelli che soffrono tanto, quando leggete delle crudeltà umano contro gli animali, qui soffrirete. No, non ci sono brutali descrizioni fisiche, non ci sono dettagli che vi fanno arricciare la pelle. Ma già con i primissimi brani, vi sarà chiaro il taglio dato dall'autore.
In La farfalla, si racconta dell'indignazione della platea nel momento in cui Peter Brook ne bruciò una in pubblico per far rendere conto la platea di cosa e come sia il napalm vietnamita, in la civettina è l'ignoranza poco condannabile delle tradizioni contadine che viene mostrata, attraverso la crocifissione di una civetta alla porta di casa. Per non parlare dell'immagine del Gufo reale, assolutamente un qualcosa che tocca il cuore, forse tanto e più di una barbarie dovuta a macellazione, perché la libertà - si sa - è bene a volte più prezioso della vita.
E quindi, non serve continui, ecco che si arriva - inaspettatamente, direi - all'ultimo brano, che dà il titolo alla raccolta, e che ci dice il perché scrivere, e il come bisognerebbe farlo.
Un pezzo, non vogliatemene, ve lo devo proprio copiare, anche se è alla fine, ma non credo di rovinarvi niente.
La lezione del canarino, dicevo, è quella che ha insegnato le cose di scrittura all'autore.
Vi lascio questo estratto:
Fu un canarino, un canarino che imprevedibilmente sì posò sulla mia spalla mentre attraversavo i giardini della Villa Comunale, a Napoli, fu un canarino a farmi intuire quanto poteva essere difficile il mestiere di scrivere.
Quando il canarino si posò sulla mia spalla io ero un ragazzina che frequentava la prima ginnasiale e l'unica mia esperienza di scrittura era il tema in classe, come ho scritto ne La neve del Vesuvio nel capitolo intitolato "Le parole". Nel momento in cui il canarino si posò sulla mia spalla io rimasi immobile per lo stupore, e così restai per non turbarlo col minimo movimento. Ma il mio cuore battè forte per l'emozione, e dovette sentirlo anche il canarino perché se ne volò via.
La mia storia di scrittore comincia subito dopo, quando tornato a casa volli raccontare a mia madre quel che m'era accaduto e quel che avevo provato. E appena dissi: «Mamma, oggi un canarino si è posato sulla mia spallai» mi accorsi che con quella frase non avevo detto nulla di ciò che m'era accaduto, proprio nulla di quel che avevo provato. Come si fa a far sentire ad un altro il battito del cuore, la sorpresa e la meraviglia di quel momento? Come si fa a trasmettere con le parole quello che m'è accaduto quando il canarino s'è posato sulla mia spalla? Non è questo un fatto insolito e straordinario? E dove le trovo le parole insolite e straordinarie per dirlo? 

E più ci pensavo e più mi sembrava impossibile che una cosa così semplice e così emozionante, fosse così difficile da comunicare.
Bello, vero?
La curiosità è che in queste 5-6 pagine di lezione, che sono una summa degli episodi precedenti (anche più impegnative, se vogliamo), La Capria cita alcuni degli autori che sono comparsi nella collana dei Racconti d'Autore (Joyce, la Mansfield) e altri molto conosciuti, in una sorta di lezione calviniana del tutto piacevole.
Certo, non è necessario forse aver letto tutti i mini racconti estratti da Guappo e altri animali, per arrivare alla lezione del canarino e intenderla bene. E' una altra lezione, quella che La Capria ci lascia: si chiama Sensibilità, con la S maiuscola, sì. Perché ti rendi conto, leggendo di come i bambini giocano crudeli a far volare i gabbiani come aquiloni, con un amo in gola, o di come un bambino potrebbe invece decidere che lo zoo, che quella bellezza ineffabile rinchiusa (e non dite che se vi è capitato di vedere tigri o leoni non l'avete avuto sulla punta del cervello, quel pensiero, quella sensazione di qualcosa di profondamente sbagliato) merita solo di non essere vista, né ammirata, né condivisi; ecco, è questione di sensibilità.
Da dove viene non lo so... certo è che La Capria, soprattutto nella sua personalissima e toccante apologia a Guappo, il suo cane, te la tira fuori.
Bene, è tutto.
Anzi no. Vi dico alcune cose per chiudere.

Cosa A, Raffaele La Capria è del '22, è vivente e vi invito a fare un clic sul suo sito perché le prime parole che leggi, dove si presenta, e lo fa in modo - a mio avviso - bello e semplice, riuscendo a sembrare umile pur senza esserlo. E poi a me non dispiace chi ti spiega i suoi libri senza farsi troppe menate.

Cosa B, siccome l'ha citata nella lezione, e anche nel sito, vi lascio quattro versi di Pessoa che spiegano cos'è scrivere e poetare:
Il poeta è un fingitore
che finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

Cosa C, potete leggere questo elzeviro di La Capria e capire, in poche righe, cosa vuol dire essere profondamente superficiale" (Machado). Quando sono arrivato alla fine, ho pensato, Ehi, non nello scrivere, ma nel vivere, è esattamente così quello che io voglio essere!

Cosa D. No, basta, ho fatto un post lunghissimo, scusate. Ma mi andava così.
Alla prossima! :)

1 commento:

  1. Cazzo. La Capria. Scrittore e sceneggiatore cinematografico (Cristo si è fermato a Eboli, per esempio). ;-)

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