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"Il diavolo" di Lev N. Tolstoj**

Comprato e letto, questo numero 52 dei racconti ventiquattroriani, altro che cotto e mangiato.
E così adesso mi sono fatto il gin tonic, ché sennò la tonica si sgasava, e con la cannuccia rosa e la fetta di lime sotto il naso, liquido questo racconto diabolico di Lev Tolstoj.
Ah, tra l'altro, la cosa bella di quando abbiamo messo le oche qui fuori dalla finestra della stanza PC, è che posso prendere la fettina di lime, e invece di buttarla nell'organico tirarla direttamente a loro, dalla finestra, che poi la fanno sparire...
Vabbè, ma non centra con Tolstoj...

Diciamo subito che non mi dispiaceva leggerlo, ché io coi russi ho un brutto rapporto, mi sa, e a parte Pelevin, non ho letto i classici (no, no, non penso che Pelevin sia un classico) e quelli che ci ho provato (dosto) ho smesso.
E quindi pensavo che un po' di Tolstoj mi avrebbe magari fatto venire voglia d'altro Tolstoj. 
No.
Non è che ho faticato, a leggerlo, ma non mi ha convinto e non mi è piaciuto, inutile che sostenga il contrario. Il diavolo, ovviamente, non è Satana e nemmeno Santana. Il Diavolo di questo racconto lungo è una donna, Stepanida, che dev'esser veramente una gran quaglia, tanto da far perdere la testa a Evgenij, retto e moralmente integerrimo, lui, che se la trombava prima di sposarsi, ma poi, preso dalla lealtà e dalla passione di un moglie che lo ama, se n'era dimenticato.
Sì, ovviamente, questo non si dice, e voi magari, fuorviati dal titolo, vi aspettate di veder comparire il maligno a ogni pagina, prima di capire che no, non arriverà, ma sarà il sesso desiderato e metter becco in questo matrimonio apparentemente riuscito.
Un desiderio che non riesce a controllare, in pensiero, e che porta il protagonista a una crisi interiore, che sempre meno riesce a gestire.

E cos'è che non mi è piaciuto? 
Era noiosetto, tanto per cominciare, la prosa è quella che è, okay, lentina è un pochetto verbosa, molto raccontata, ma quella è una tara con cui trattavo volentieri, essendo datato 1919. Più che altro è questo personaggio principale, di cui si vuole vivisezionare il carattere, che non riesce a portarmi in empatia. Non dico che mi sembri, alla fine, un po' sempliciotto e controverso, nei suoi pensieri, ma proprio non mi ha dato modo di appassianarmi, ai suoi tormenti, prima carnali e dopo carnali-plus, forse.
Così, nonostante sia piacevole seguire le sue vicende, non posso dire di averle trovate avvincenti. Lo schema è "A tromba B, poi sposa C, ma si accorge che vorrebbe ancora trombare B, se non, forse, qualcosa di più a livello emotivo".
E nonostante ciò, a livello di punti di vista, potrebbe essere quasi un lavoro curioso, considerata l'attenzione totale o quasi alla psiche del protagonista, nascondendo proprio l'amante voluta da Evgenij, che non sa come risolvere la questione. Si può uccidere per il timore di non saper resistere alle proprie pulsioni?

La risposta arriva con due finali. che son diversi, e che danno modo di vedere come un racconto possa mutare a seconda degli epiloghi, pur rimanendo uguale nel suo corpo centrale. Insomma, la cosa dei due finali mi è piaciuta, ma se devo essere sincero nemmeno quelli, mi sa, mi sono piaciuti troppo... perché sì, mi sembrava comunque una reazione spropositata, quella del protagonista, non giustificata (e forse così lo era) dai suoi comportamenti precedenti. Il gioco Tolstojano, credo, la sua sfida, fosse quella di ottenere due risultati: a) mostrare come da comportamenti e pensieri retti e da una volontà di ferro si arrivi a un epilogo tragico. b) mostrare come il diavolo sia una tentazione, e non un fatto.
La a), per me, non ha funzionato più di tanto. La b) okay, ne prendo atto, ma non è 'sta grande cosa.

Insomma... non che mi abbia entusiasmato, anche se, sì, ... è sempre bello quando si finisce per leggere di chi fa qualche avance extra coniungale,  e qui, questo, regge praticamente tutte le vicende :)
Prossima week, Alice Munro.se vi interessa... a me sì. :)

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