Etichette: , , , ,

"La giada cinese" di Raymond Chandler***

A pezzi. 
Più o meno come vi sto scrivendo questo post. Perché è a pezzi che ho letto il libro settimanale della serie Racconti d'autore.
Non certo per colpa del libro, eh, sono io che sono preso sempre da millanta cose e appunto, finisco per leggere a singhiozzo anche questo 39° volume (dopo il 40, ovvero lo Svevo di oggi, finiranno? mi chiedevo, e invece no, n° 41 - racconti di Harold chieracostui Brodkay) che di per sè è breve e scorrevolissimo e in un paio d'ore, volendo, si legge.
E infatti, tipo ieri mattina, che verso l'una l'ho terminato, pensate che, nella mia mente, per le dieci e mezza dovevo aver finito (mi mancavano 20pagine), e invece...
Lo sanno benissimo quei due beoni di Cybsix e Silente, visto che in parte è merito della loro splendida, meravigliosa, liberale città, Vicenza, che ha molto a cura i propri senzatetto tanto da non dargli una casa, però vietandogli, contemporaneamente, di sdraiarsi sulle panchine, e quindi, di riflesso, impedendo a me di distendermi a leggere nel loro "splendido" Parco Querini, con il solerte custode che non toglie i preservativi e le cartacce da sotto le panchine, ma si premura di venirti a dire che no, non puoi leggere da disteso, devi stare seduto... 
Seeeeee, tua nonna!  Me ne sono dovuto andare altrove. Non ho, lo confesso, la dirittura morale dei detective chandleriani e finisco per pensare, in una giustizia personale e privata, che un torto ripara un altro torto, quindi magari basti un piccolo atto vandalico per far spendere al Comune qualche centinaia d'euro e tutto sarà sanato. :)
Ma torniamo al libro.
Ero contento, anche se purtroppo so già di beccarmi decine di rimbrotti da Frank, per l'ignoranza che mostrerò in questo post, dicevo, ero contento fosse Chandler, il protagonista della serie racconti di questa settimana, perché dopo aver letto Il lungo addio, che mi piacque, ero curioso di vedere come poteva cavarsela un investigatore privato dei suoi sul breve.
Desiderio esaudito a metà, a dire il vero.
Ora vado a spaccar due legni e poi vi dico perché...
Eccomi qua.
A proposito, ascoltavo Wrong,  nel remix di Trentemoller, mentre fracassavo la legna... ma vi rendete conto quanto bella è Wrong e come gli è uscita bene, ai Depeche? Tipo un frutto succoso su un albero antico. Una delizia. Ma tornando a La giada cinese, di Chandler (ve lo potete leggere quasi tutto, mi sembra, a quel link), vi dico subito che è un racconto unico, delle solite 75 paginette, rubato alla raccolta feltrinelliana Blues di Bay city e altri racconti, datato 1937, e quindi già un po' avanti, direi, nella produzione dell'autore (il grande sonno è del '39, il primo racconto pubblicato del '33).
Ma perché, dicevo, sono soddisfatto a metà. Perché questo racconto è molto più vicino a un romanzo breve, e lo stile di Chandler, secondo me, ha bisogno di un minimo di respiro, un minimo di divagazione, soprattutto per dialoghi e qualche descrizione, che in un testo breve non trovano ragione, soprattutto se si vuol confezionare una sorta di giallo non-giallo che avvinca e non annoi.
Ecco perché Dalmas, fumatore di pipa e gran bevitore come Marlowe e ovviamente suo antesignano o quasi, forse ce lo si gode meglio quando parla o straparla, magari menando il can per l'aia ai personaggi con cui viene a contatto, siano esse donne, donnine, donnacce, furtanti, truffatori, poliziotti burberi o spaccaossa dal grilletto facile. Qui invece si bada al sodo, a un'indagine che non si distrae dall'oggetto - una collana preziosissima di giada rubata - e in un crescendo rapido e serrato che fa piovere cadaveri e deviazioni fino alla soluzione, improvvisa, e alla piccola camera di decompressione, non priva di sorprese, che Raymond si riserva per le ultime pagine.
Insomma, forse sarà un'idea solo mia, ma un investigatore a là Dalmas, pre-marloweniano, me lo vedo chiacchierone, che spara più parole che proiettili, e magari ci lascia qualche momento in più di divertimento (leggi donne + alcol) anche se non sempre in tema con l'indagine.

Detto questo, quindi, e premesso che non so se vi sono racconti di Chandler più brevi che magari avrebbero potuto prendere il posto della Giada cinese, vi dico che è comunque una buona lettura. Tra i pregi il tirarti subito dentro, quasi prendendoti per la manica, perché l'antipatia tra Dalmas, il nostro protagonista, e Lindley Paul, il suo cliente iniziale, è subito così palese che fa da meccanismo di coinvolgimento (e che, non ti metti a guardare con curiosità due che si prendono per i denti?). Poi la storia si sviluppa, nella prima persona di John Dalmas che utilizza sapientemente i suoi blackout (ne prende e più volte) per nascondere indizi al lettore, lasciarlo - non riuscendoci troppo, devo dire - ignaro di chi sia il vero colpevole, o certo, colpevoli, direi, che è molto meglio. 
Come finisce? Che Dalmas oltre a fare da catalizzatore, rischiando la pellaccia per far sì che il caso - in qualche modo - si risolva, e usando la verità solo per darla al lettore, e non alla polizia, con lo scopo per nulla nascosto di accusare una classe sociale ricca e marcia della L.A. di quegli anni. Non è un caso, per altro, che tra le donne coinvolte sia proprio l'ultima a comparire, alcolizzata e splendida e ricca, a lasciare il segno, con una doppia anima che fa fastidio/pena contemporaneamente.

Bene, stop.
Mi faccio un caffè e poi torno a tagliar legna ascoltando i depeche, che poi devo anche tirar fuori gli acrilici e alienarmi un po'. Alla prossima, ciccipucci!

Vi lascio con il meraviglioso cartello del parco vicentino, emblema della merda di epoca liberticida in cui viviamo, e con la canzone, splendiderrima per rabbia e gridato, dei Ministri, che tra l'altro ho una gran voglia di andare a vedere. Qualcuno di voi sa se suonano da qualche parte? In un ostello nella steppa, speriamo...
Buona domenica!

3 commenti:

  1. E invece no e mi fai contento, perché leggi attento e non ti perdi in chiacchiere (arrivi al sodo, insomma, che poi non è un occhio che si apre in due per le incornate al burro di qualche bue, come invece... lasciamo perdere).
    Se ti interessa un Chandler, non poliziesco, ma promettente altro che poi, ahimè, non fece... pag.115 - Parola di Chandler - Coconino Press
    " 3 Febbraio 1951 - Lettera a Carl Brandt - ti allego un racconto, "Una coppia di scrittori", col quale mi sono divertito molto, anche se mi rendo conto che non ha nessun valore commerciale (NdFS: sigh!) - per ns mutuo dispiacere, senza dubbio. Leggendolo l'altra notte, tuttavia, mi è parso che sia uno scritto piuttosto originale, tutto sommato - f.to R.C.)"
    Gelissimo, mi onoro di averti come amico e a giorni... sì, sei sempre il primo.
    Ciao

    RispondiElimina
  2. Raffaele, ché le avevo detto?
    Tutti a rincorrersi le scarpe per non lasciare peste!
    Ecco perché lei è arrivato primo mostrando le sue tracce solo a chi le ha viste.
    Buinegnot e avanti in marce.

    RispondiElimina
  3. Gelo Stellato stavolta vieni tu sul mio blog misteri angie ginev, a ritirare il tuo premio "Blog affidabile "
    Angie...

    RispondiElimina