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"L'assassinio di via Belpoggio" di Italo Svevo***

Leggo poco, praticamente pochissimo, in questi giorni, ma non ho rinunciato, alla fine, a leggere i raccontini domenicali soleventiquattroriani di Svevo.
E vi chiedo - vale la pena - di leggervi l'ultimo racconto dei quattro proposti dalla collana Racconti d'autore.
Dove lo leggete?
Il racconto si intitola Giacomo, è stato pubblicato postumo solo nel '49 e io lo trovo delizioso.
Ci perdete tipo 15-20 minuti, non di più.
Ha un incipit davvero bello e significativo, qualcosa che in punta di piedi, quasi con poesia, ti dice perché esistono gli scrittori, o perché, più o meno, l'uomo ha senso finché si racconta.
Ve lo lascio, l'incipit, così vi incuriosite.

Nelle mie lunghe peregrinazioni a piedi traverso le campagne del Friuli io ho l’abitudine d’accompagnarmi a chi incontro e di provocarne le confidenze. Io vengo detto chiaccherone ma pure sembra che la mia parola non sia tale da impedire l’altrui perché da ogni mia gita riporto a casa comunicazioni importanti che illuminano di vivida luce il paesaggio per cui passo.

Bello, vero? E' la prima cosa che ho letto, già domenica mattina scorsa, prima di decidermi a cominciare il librettino dall'inizio, ovvero dal racconto che dà il titolo alla raccolta: "L'assassinio di via Belpoggio", che certo, essendo roba vecchia, potete leggere sempre sullo stesso sito.
Anzi... ora mi è venuta curiosità di trovare gli altri due. Vediamo...
Sì, ci sono, eccovi Lo specifico del dottor Menghi e anche il brevissimo e allegorico La madre.
Certo, la domanda del pigninculo nasce: perché mai avrei dovuto comprare questo librettino se i racconti sono tutti fuori di diritti e liberamente leggibili on line?
La risposta è che il librettino è bello, costa solo 50cent e se non ci fosse stato probabilmente non avresti mai saputo dell'esistenza di Giacomo e - forse - non l'avresti saputo mai, caro pigninculo, a meno che, ovvio, tu non sia capitato su questo blog.
Operazione Svevo, quindi, ampiamente promossa, anche perché, nel complesso, questi racconti non sono solo un tuffo nel linguaggio compassato ed elegante dell'autore alabardato, che dimostra anche più anni di quelli che ha, ma sono anche un piccolo spaccato che mi ha fatto pensare, a fine lettura, che Svevo "era uno un po' fuori", e non molto lontano da echi di natura fantastica.

Vi dicevo quindi che prima di leggere Giacomo ho letto dell'assassino e vi dico che m'è piaciuto. si parte post facto, con l'assassino che ci racconta di aver appena assassinato e via via ci svela le sue debolezze, le su infamità, la sua ansia, il suo fuggire da un qualcosa che è sì l'essere colpevole d'assassinio, ma che è soprattutto una fuga da una vita malvissuta, travolta da un gesto sconsiderato di cui - è ovvio - non è capace. 
Impossibile non leggervi echi dostoevskiani, in questo assassinio, ma per echi intendo solo a livello di trama costruita sui rimorsi e la coscienza di un assassino, niente di più.
E' un buon racconto, sì, vivo e alla fine, molto quadrato, molto soddisfacente, per un lettore che non vuole ricercare molto di più, oltre a quello che c'è scritto sulle righe. Poi certo, fra le righe, oltre la coscienza del non-assassino - un borderline che ha fatto la cazzata di accoltellare un povero ingenuo per fottergli i soldi e poi non sa gestire lo stress che ne consegue - c'è dell'altro. Ci sono, per dire, una serie di personaggi comprimari che sembrano quasi voler mostrare, al protagonista narrante, come la vita possa essere dignitosa e sana, perché no gaia, pur nella miseria o nella scarsità dei mezzi. C'è, non stucchevole, il valore del lavoro come nobilità dell'uomo, e c'è questo percorso che si fa, assieme al protagonista, per vederlo mutare in vittima, piuttosto che carnefice, portando la somma dei colpevoli, a fine scritto, limitata per x tendente a 0.
Più lungo e più ambizioso il racconto numero due, che però è particolare, che comincia con un simposio medico in cui viene letto un testamento morale, più o meno, di un medico che in vita ha scoperto l'annina, una sorta di elisir che riducendo gli stress emotivi dell'essere umano ne prolunga la vita. Invenzione distrutta, che si è portata nella tomba, ma che decide, per voce di un collega, di raccontare con dovizia di particolari. E' molto bello, inizialmente, perché l'idea, benché classica, ha una narrazione che ti fa sprofondare nella storia, in questo medico che ha scoperto qualcosa di grosso ma che intuiamo non sia poi stato tutto un successo. Fila bene fino a un certo punto, perché poi, a tratti, confesso d'essermi vagamente annoiato e di essere rimasto un po' pensieroso sull'ultima parte. Prima di Giacomo, il racconto che mi ha quasi stregato, c'è anche l'allegoria di La madre, una storia di pulcini e della loro visione del mondo, che può e deve essere letta come allegoria umana. Non mi ha impressionato, lo confesso, e in fin dei conti è piacevole da leggere ma non lascia poi moltissimo, anche se a livello di eleganza narrativa, anche questo è molto buono.
Conclusione?
Una lettura eterogenea, il che è bene, che mi ha fatto assaggiare Svevo in modo non pesante, il che è altrettanto bene, e con quel raccontino là, Giacomo, che proprio mi è piaciuto tanto (anche se non ho capito il finale :)

Bene, è tutto, per oggi.
Anzi no, due cose.
La prima è che ho aperto una pagina facebook, che prima di tre giorni fa non sapevo nemmeno come si faceva. E voi direte, ma una pagina facebook per il blog di gelo? macchè! farò anche quella, ma più avanti. Ho aperto la pagina faccialibrica per la mia splendida, meraviglierrima, gaudiodontica 500 lilla. Suvvia... piacete, piacete e fate piacere!
Seconda cosa: a qualcuno interessa il doppio cd di blade runner in blu ray nuovo di pacca che ho comprato per errore? sono disposto a scambiarlo con un libro! Fatevi avanti!

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