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Conventi, bordelli, amleti e ofelie

Mettiamola così: si va a periodi.
Siamo come la Luna o i colori dei tramonti, e capita che si passi da un periodo all'altro in modo repentino, oppure perché ti capita qualcosa, e via... sei un altra persona e ti va bene così.

E allora oggi, in questo sabato pomeriggio, ascoltando quel vecchio, glorioso disco dei Presidents of the United States of America, quello con lump e peaches, e cercando di tenere ferma questa gamba senza muscolo e soffrendo per questo pollice male in arnese che la barra spaziatrice continua a pungolare, dicevo, in questa situazione di calma imposta, che mette fine alle mie follie e iracondie dei giorni scorsi, che mi hanno portato a minacciare di morte più persone con la convinzione di mettere in atto i miei propositi e lo strano sapore dello scoprire che ne sarei capace, ecco, abbandonando questo periodo di tumulti primaverili, vi scrivo un post di cazzi miei, con un animo più tranquillo e meno folle.

Certo, prendo lo spunto da questa raccolta che m'è arrivata ieri, che non ha un gran titolo, né una gran copertina, ma che tuttavia, cosa che apprezzo, è stato un progetto che - nel mondo della piccola editoria - ho visto trattare con serietà e correttezza, che non è proprio così scontato.
Comunque vi racconto una storia, a voi, a Frank, a me, e anche per ricordare qualche bel tempo con Gabriel, Brave e Silente, e perché no, per salutare Ilaria, e fare l'in bocca al lupo al papi, che fa sempre bene. 
Quindi siete avvertiti, è un post così, di affari miei e riflessioni senza guinzaglio, di quelli che non dovrebbero nemmeno stare su questo blog, che di solito parla di libri. 
Se non vi interessa, fermatevi qui.

Cominciamo dal presente. Al presente c'è Frank, che lo vedete sempre qui nel blog, che mi commenta, che risponde, se la prende, mi difende, mi bacchetta, mi dà le dritte... insomma. Frank è Frank. E' per colpa sua che ho rimesso mani al racconto che trovate pubblicato ne La forza delle parole. Facciamo un passo indietro... io non ho interesse a scrivere per i concorsi e a scrivere per pubblicare. Ho uno scaffale pieno, qui di fianco, di "antologie con dentro un mio racconto" raccattate ai tempi in cui. Molte non le ho nemmeno comprate, vuoi per pigrizia, vuoi per disinteresse o spese postali. Comprare un libro che non ti interessa leggere non ha senso, a volte.
Però magari Frank questo non lo sa, o forse - com'è giusto che sia per un amico - non gli interessa. Lui mi stimola, mi stuzzica, mi erudisce e ogni tanto è anche un rompipalle, soprattutto quando vuole il mio bene. 
E allora capita che lui sia un giurato in un concorso e tipo che si svolga qualcosa si simile:
- perché non partecipi anche tu!
- no Frank, non faccio i concorsi..
- ma perché, su, guarda che è una pubblicazione seria.
- ma no, ti dico, non faccio i concorsi perché non mi serve
- ...
- non mi serve perché di solito li vinco
- ah, ma cosa credi che sia facile, su su, non credere di farcela
- se ti dico di sì... o comunque, non vinco, di solito, ma arrivo secondo, comunque arrivo
- questo lo credi tu! Scommettiamo...
- no...
- come no!
- senti... no
- 50euro
- ma no, che non ho tempo per scrivere..
- ma per un racconto!
- ma poi io scrivo fantastico, quello è un concorso per roba diversa
- su su... 50euro...
- e vabbè scommettiamo.
E così Frank prende un tovagliolo  e sigliamo il nostro accordo. non ci credete? Eccolo qui, l'ho conservato, perché le cose belle vanno conservate.
Ecco, sento già le voci. Ehi ma c'è un conflitto di interessi...  ma non si fa e bla bla bla... Ecco, no. Forse voi non ci conoscete. Potrei giudicarvi in modo pulito anche se dalla sporcizia del mio giudizio dipendesse il mio aldilà, e tendo a circondarmi di persone corrette con la mia stessa idea di moralità e piacere per il giusto.
Poi certo, potrei rubarvi la donna o distruggervi l'auto, se lo ritenessi facente parte del mio criterio di giustizia, ma questi sono altri discorsi...

Comunque, passano i mesi, e come tutte le cose io mi dimentico di tutto le cose. Arriva gennaio, Siamo a bere un caffé e Frank mi fa: Allora hai partecipato? E io - ma questo lui non lo sa - non avevo fatto ancora assolutamente nulla. 
E mancavano tre giorni, credo.
Il mio essere attore mi ha aiutato a dire: Sì... sì... è già tutto pronto, devo solo pagare la tassa di lettura...
E Frank, che è un maledetto, mi mette in mano i soldi per.
Fregato.
Io.
E questo era il presente.

Così tiro fuori in fretta e furia il racconto che già, mesi prima, avevo pensato di tirare fuori. Io, di roba un po' mainstream, un po' lagnalagna e un po' poetica, non ne ho molta. 
Nelle mie storie c'è la meraviglia, e la meraviglia te la devi andare a cercare in un mondo che non è il nostro, anche se vi abita accanto. Comunque un racconto da rivedere ce lo avevo.
Ophelia.
Sì, Brave, Silente e il Vampiro se lo ricordano.
Erano i tempi delle gare per scrittori. Ma non gare qualunque, bensì gare che ti toglievano il sonno, la salute, la vita sociale... Inutile che ve ne parli. L'idea che rende meglio è quella di guerra. Guerrieri. 
Gente pronta a spaccarsi il culo ma che, sotto sotto, si rispetta e che alla fine della guerra, vinta o persa che sia, riconosce i propri limiti e i meriti altrui, o viceversa. 
Ebbene... quell'anno, si era rimasti in quattro, e vuole il caso che, poco prima della finale, dell'ultimo racconto, ci fosse la cena, dicembrina credo, e che tutti e quattro ci si vedesse. C'è questa gloriosa foto... che ci immortala. Bei tempi.
Il tema era Shakespeare, l'Hamlet. Il racconto era a tema libero. La consegna era tirare fuori quello che si ha dentro. E allora, ho preso la mia prof di inglese, e mi sono fatto raccontare qualcosa dell'amleto, i personaggi migliori, qualche dritta, e poi mi sono letto l'amleto, a pezzi, qua e là. E Ophelia, effettivamente, era una figura coraggiosa. Ed era, quell'anno, quello in cui avevo passato l'estate a fare la radioterapia col papi, e non era da molto, soprattutto, che al lavoro - lavoro in una scuola - era mancata Ilaria, la prof di storia, filosofia, psicopeda e un sacco d'altro che aveva più o meno, la mia età adesso.
Al ritorno da quella cena, nessuno dei quattro, credo, avesse scritto una sola riga, e io, per strada, ricordo che avevo questa idea, di tirar fuori un racconto su Ilaria, e mio padre, e questa cosa di Ophelia e Amleto, che hanno avuto due modi diversi di affrontare le cose. 
E poi avevo in testa il quadro di Millais, così inquietante, e anche quella frase, in cui Amleto manda Ophelia al nunnery (convento ora, bordello all'epoca). Insomma... prendevo appunti mentre guidavo, cose così, da invasato. Il giorno dopo, credo fosse un lunedì, nacque questo racconto.
Ovviamente parliamo del 2008 e io, quando ci ho rimesso mano, quest'anno, per poco non mi suicidavo da quanto male era scritto. 
Ovviamente l'ho rivisto, ricorretto, e alla fine, soprattutto, ho cambiato il finale.
Non è venuto male, e benché io, dopo il pari merito che non vedeva vincitori e quindi tutti sconfitti e che, bene o male, scontenti (il peggior modo per fare incazzare un guerriero è, ricordatevelo, dirgli che non ha né vinto né perso) lo odiavo un po'.

Ophelia, ovviamente, è diventata Ilaria. 
Ma non l'Ophelia amletiana, ma una prof di inglese, che affronta il suo cancro a là ophelia, mentre un altro prof di storia dell'arte lo affronta a là Hamlet...
Non ho avuto questa grande amicizia, con Ilaria.
Ricordo poche cose. La sua cuffietta antistupro, la sua cassetta degli zeppelin incastrata nella Uno rossa, le nostre chiacchierate di alternative rock, durante quella trasferta triestina, a parlare di quando i Nirvana avevano suonato a sagra, sconosciuti, poco prima di nevermind, o di Patton che faceva i reading in italiano a Feletto Umberto o di quel disco, bellissimo, per lei, e anche per me, ovvero Peeping Tom. Ricordo ancora quando scaturita e disperata aveva scambiato, in piena depressione post-parto, l'orario preliminare di 4 ore settimanali, con quello definitivo di una trentina, accusandomi di averla presa in giro e poi piangendo come fontana per il suo epic fail. 
E benché, comunque, avessi ben poca amicizia, con Ilaria, avevo sempre avuto voglia di lasciarle un saluto. Penso che le ultime parole che ci siamo scambiati siano state "domani non vengo, questa tosse non mi passa" e io che rispondevo "okay, rimando le lezioni ma vedi di curarti".
Insomma... quel racconto alla fine è quello che ha - per fortuna con ampio margine - vinto la selezione del Pubblica con noi, ed è finito in questa raccolta.

Bene... è tutto. 
Che non vi venga in mente di comprare la raccolta, eh, che nel caso ve la piglio io, ché la pago di meno. (Ramberti non si arrabbierà, vero?)
Per quanto mi riguarda, lunedì regalerò una copia alla mia prof di inglese, che poi era molto più amica di me, di Ilaria, sono contento Frank mi abbia obbligato a scrivere di nuovo, in questo 2012 e forse, dalla prossima settimana, ricomincerò.

8 commenti:

  1. Guarda questi retroscena sono ben più interessanti di qualsiasi racconto. Ho solo un dubbio: sul tovagliolo c'è scritto " I sottoscritti gentiluomini", chi sarebbero i gentiluomini?
    Tu e Frank ? :)
    Hahaaaah ahhh ahhhh Lol :D

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  2. uff. non ho mai scritto un post totalmente serio sul tuo blog. sappi che questa è un'eccezione e che dopo tornerò a infestarti con le solite cazzate.
    me lo ricordo il tuo racconto, così come quello di simone o il Leone di alfredo. e hai ragione, nessuno di noi aveva scritto una sola riga per la finale quando si tenne quella cena.
    ne uscirono fuori quattro racconti che personalmente ho odiato, tutti.
    il mio, da quel che ricordo, l'ho cancellato o forse il file è rimasto in uno dei tanti backup infilati nella chiavetta o nell'hard disk esterno, ma non ci tengo per nulla a controllare.
    quel tema garzonesco ebbe l'effetto imprevisto di farci tirar sì fuori l'emotività, ma totalmente incontrollata, buttare quei racconti sul forum fu come presentarci nudi in pubblica piazza alla mercè di chiunque. almeno fu quella la - spiacevole - sensazione che ne ricavai.
    mi fa piacere che frank ti abbia passato quei 50 euro. mi farebbe piacere leggerti ad aprile per quella cosa che sai.
    apprezzo che tu abbia deciso di rimetter mano proprio a quel racconto, io non sarei mai capace di farlo col mio.
    lo odio davvero, senza riserve.
    coincidenza: questa settimana mi è arrivata la copia di una raccolta dove c'è un mio racconto, scritto proprio durante quella guerra del 2008 di cui hai parlato.
    a parte questo, è stata una cosa strana visto quello che ho combinato nell'ultimo anno e la voglia piano piano sta tornando, la Fiò aveva ragione. un po' come frank con te, insomma.
    quindi ricomincia, ricomincia. non è male.

    p.s. bei tempi, quelli. mi hai fatto venire un po' di nostalgia.

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  3. Caro Raffaele, potrei inchiodarti con una battuta dietro l'altra alle tue pene, potrei complimentarmi per il post più-tutto-tuo che hai mai scritto, potrei... commosso per l'amore che sai donare agli altri, io, comunque, non riavrò i 50 euri spesi bene.
    Mandi, amì che tu ses bon di jessi braf e onest, furlan, insomme!

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  4. Ma non è giusto che io mi ci impegnavo tanto e non vincevo niente mai, e nemmeno mi pubblicavano. E poi arrivi tu e racimoli un po' di roba scartata vecchia e hai fatto! :((((

    Simone

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  5. Convengo che la copertina poteva essere anche un'altra, ma quella strada a selci, quel cippo in primavera verso... ecco spiegato perché Gelo titola "Conventi" l'inizo del suo post (se non vi è chiaro chiedeteglielo). E poi, l'immagine di Ophelia, del pre-raffaelita Millais, a pag. 24, a lato del testo vincitore, chiedetegli perché il cadavere della ragazza galleggia supino, contrariamente a quanto scrisse Plinio: " I cadaveri degli uomini galleggiano supini, quelli delle donne proni, come se la natura volesse rispettare il pudore della morte".
    Disattendete il suo invito a non acquistare la "raccolta", o meglio, fatevela acquistare direttamente da lui, lasciando a suo carico solo le spese postali per spedirvela, visto che è un amico.

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  6. Quella foto... bei tempi. Un milione di anni fa.

    Sì, penso che tu abbia ragione, torniamo a scrivere :)

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  7. fortuna che non hai mandato quello sul signore degli anelli :-)

    ciaooooooo

    Val.

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  8. Sono la fiera autrice di quella foto. E sì, erano veramente bei tempi. Talmente belli che forse ci hanno fregato un pezzetto d'anima. E non mi risulta che l'anima ricresca. Comunque l'ho sacrificata volentieri. Tra un po', magari, chissà. Bel post, Gelo. (ciao Val:)
    Claire

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