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"L'ingenuo" di Voltaire**

Ho finito di leggere questo racconto lungo di Voltaire della solita collana del Sole domenicale circa... cinque, forse sette minuti fa.
Sono passato attraverso una fase, a pagina 48, del tipo, si okay, che paio di coglioni, adesso leggo le ultime due pagine e stop.
Poi ho provato a continuare, da dov'ero arrivato, e sono arrivato fino a pagina 79, cioè l'ultima.
Sì, alla fine il pensiero non è cambiato molto, e proprio per questo, essendo pure, oggi, una giornata in cui mi girano fortemente i ciglioni, per vari mulini a vento che hanno avuto il sopravvento (i giochi di parole di me semiubriaco mi stupefanno assai) e in cui l'unica cosa simpatica è stata quella di essere stato riconosciuto per Gesù, bene, insomma, dicevo che essendo una giornata così, lo voglio liquidare in poche righe, questo scritto di Voltaire.

Cominciamo con: Voltaire, l'Ingenuo, 1767.
Non so perché, ma il riflesso del pubblicare uno scritto del 1767 è stato questo: maccazzo! ma questo libro è gratis, in rete, come tutte le cose i cui diritti d'autore e relativi traduttori sono scaduti?!
Poi certo, se non fosse stato qui non mi sarebbe certo passato per la mente di andarmelo a cercare, e quindi, se non altro, pubblicare Voltaire nella collana dei racconti ha avuto il pregio di avermi fatto leggere Voltaire, non lo metto in dubbio, però resta il fatto di ritenere questa scelta, dentro di me, un cagata.

Preferivo leggere altro. 
Non che sia una brutta idea, illuminare un illuminista riproponendone uno scritto, ma vuoi per la lontananza dal tono degli altri scritti della collana, vuoi per il fatto che il racconto è un romanzo breve che andrebbe considerato in modo meno narrativo e decisamente più politico/satirico, resta che non la trovo azzeccata, come scelta.
La lettura non è faticosa, e se presa nel giusto modo è gradevole. 
Dovete contestualizzare, per leggere delle vicende di questo Urone - ovvero un indiano canadese - che sbarca in Europa, conosce gli inglesi e poi sbarca in Frnacia, nella bassa bretagna trovando... l'amore!
Ma non è una storia d'amore, quelle dell'urone con la bella signorina Yves. E' un'avventura che mette in luce le contraddizioni della francia bigotta, corrotta, ecclesiasticante, falsa ecc ecc attraverso le avventure e i comportamente da buon selvaggio di Ercole (così lo chiameranno, e più per una grossa dotazione, che per muscoli ipersviluppati) che finisce in galera con un giansenista per accusa di un balivo che è tutt'altro che ingenuo e "buono". Non vi sto a tediare con le vicissitudini dell'Ingenuo, che causano sia riso, sia consapevolezza, nella prima metà di racconto. Consepevolezza di cosa? Che l'Europa pseudocattolica, dià a metà XVIII secolo era già parecchio corrotta e pessima, agli occhi della natura.

Tutto bene? No, ma non per colpa di Voltaire, che tra l'altro io nemmeno sapevo fosse uno pseudonimo e lo scopro adesso. Non è bene perché si apprezza fortemente questo racconto solo se ci si rende conto dell'epoca in cui è stato scritto. E il fatto che, a parte qualche logico anacronismo, il racconto sia ancora sufficientemente attuale, depone a favore dell'autore, che all'epoca deve essere stato ritenuto uno coi controcazzi, a livello di critica della società. 
Molto bella, infatti, per dirne una, la parte in cui la bella Signorina Yves scopre due cose fondamentali che cambieranno le vicende della sua vita:
a) tiràn mas dos tetas que dos caretas
b) dandola puoi ottenere tutto, soprattutto ai preti, ma non ti devi fare troppi problemi.
Insomma... funzionava più o meno come adesso anche nel 1767, tanto per capirci.
Detto questo però, non mi sento di dare tre stelline. No.
Mi sono stufato di leggere, in certe parti, perché alla fine non avevo tutta questa voglia di scavare e cogliere gli intenti satirici di Voltaire, né le sue critiche alla società, a Parigi, al Re e a tutta la corte, e così mi limitavo ad annoiarmi, sorridendo giusto a qualche battuta volgarotta, tipo quella in cui l'Ingenuo viene battezzato Ercole per un santo che oltre a 12 miracoli ne aveva fatto un tredicesimo: "aver cambiato cinquanta fanciulle in cinquanta donne, in una sola notte". 
Che ridere, eh?
Insomma... concludo dicendovi che se lo prendete per quello che è, ovvero un pamphlet di importanza storico satirica, leggere l'ingenuo è Bene, ma se ricercate la parte narrativa, valorizzata dalla forma racconto, allora no, lasciate stare ché questo è noioso.

Ah, una cosa positiva: per scrivervi queste righe mi sono riascoltato un disco del '67, ovvero Disraeli gears, che è molto bello e moderno, più o meno quanto Voltaire, essendo però meno noioso... anzi, godetevene anche voi:

12 commenti:

  1. È la seconda volta oggi che mi fanno ascoltare i Cream. Complimenti!

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    1. quale pezzo quale pezzo! io ho voglia di ascoltare in loop white room, oggi :)

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  2. eppure continuiamo a vivere nel "migliore dei mondi possibili"

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    1. sì, vero, lì ci ha azzecca sempre, il maledetto :)

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  3. Perdonalo, gigi, presto ci darà conto delle sue buone azioni.

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  4. Il mantra di Candide era assolutamente centrato.
    Aiutami Frank: non mi viene più il nome del filosofo bersagliato.
    Ahi la memoria...

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  5. Povero Voltaire, in questa mattina innevata dell'anno 2012.
    Dopo centinaia di anni ancora letto e criticato. Direi che la sua fama resta semore all'altezza.
    Di recente mi sono intestardita nel leggere i saggi di Montaigne. Due tomi alti 10 cm (l'uno) che farebbero correre Tolkien a piangere in un angolo tutto tremante.
    Cerco di leggerli da quest'estate (ed io sono molto veloce a leggere), ma non ce la faccio. Provo la stessa gelonoia. Che palle!
    E si che adoro la letteratura, mi sforzo di immergermi nel contesto storico, certo di superare il linguaggio un po' antico. Però a volte...davvero diventa difficile non leggere, ma godere degli scritti che pur sono dei pezzi di storia e letteratura.
    Ma non abbandono. I classici vanno letti e amati per quello che sono.
    Un po' come un'impossibile storia d'amore.

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    1. ma la mia critica, più che altro, è alla scelta del pezzo/autore, che non è certo quel che si dice un "racconto" ed è meno in linea con altre cose, di questa collana. Non è tanto la forma racconto che si celebra qui, con Voltaire, ma altri aspetti letterari/sociali/filosofica, piuttosto diversi. Insomma... se volessi pigliarlo con un atteggiamento "studioso" forse giudicherei in modo diverso, ma da lettore mi sono annoiato :)
      pur non per colpa dell'autore.
      Che poi, certe critiche anticattoliche sono così attuali che ti chiedi se l'abbiano ritoccato per ripubblicarlo :D :D

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    2. tutto è possibile nel nostro paese, compreso far passare un libro per un saggio.

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  6. INgenuo, Candido o Zadig... che palle
    E poi, nella mia vecchia versione "Giunti" della collana "Acquerelli" che orrore!

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    1. Cazzo! La collana acquerelli! Io ci ho un rimbaud, e ti assicuro che faticavo così tanto a leggerlo che me lo sono ricomprato in altra edizione... ed era rimbaud, voglio dire :)
      E' il pastello, che li deprime... secondo me.
      Li annacquarella! :D

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  7. O forse la merdosa (anche se profumosa) carta grigia.
    Ricordo anche un pinocchio la cui copertina rasentava l'osceno!
    Mi sa però che se ne sono accorti.
    La loro edizione di Franghestone è davvero carina. Sto tascabile con copertina rigida.
    Ah, se ti interessa mi sono fatto il blog pure io, certo, non sono ancora a questi altissimi livelli, ma c'è anche la mia recensione di "Maledette Zanzare" che oramai copio-incollo everywhere and anywhere.
    T'è: buttaci un occhio, http://tuttobenenellamiatesta.blogspot.com/

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