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"L'animale d'allevamento" di Kenzaburō Ōe***

Sì, okay, ci ho messo troppo a trovare la 'ō', con quello stramaledetto trattino sopra, per poi accorgermi dopo tre secondi che dovevo andarmi a pigliare anche la 'Ō' maiuscola... Succede, ma non è per questo che circa a metà racconto, il mio giudizio veleggiava pacifico verso le due stelline.
Poi qualcosa è cambiato, e la parte finale, focalizzata sul vero cuore del racconto, ovvero la crescita del protagonista, io narrante, si è preso in mano la storia e assieme a una sorta di fatalismo, di malinconia e di esotica rassegnazione, mi ha permesso d'apprezzarlo molto di più.
Niente di trascendente, sembra all'inizio, questo racconto singolo di Kenzaburō Ōe, premio Nobel - tra l'altro - nell'anno dei dischi bellibellibelli, e che comunque, visto che è stato scritto nel '58 e l'autore è del '35, si può anche considerare parte della sua produzione giovanile.

Siamo in Giappone, c'è la guerra, e in un villaggio vicino al quale viene abbattuto un aereo americano, viene catturato un prigioniero. Un negro, certo, ma non immaginate il modello che vedete in copertina (ancora una volta bruttina e fuorviante, se mi permettete) bensì un soldato americano un po' brizzolato, non certo con anelli e mani liscie da impiegato, che viene incatenato e trattato come dice il titolo, come un animale d'allevamento.

Ben presto, la storia, interamente narrata da un bambino, diventa appunto dei bambini e ci racconta altre cose. Ci racconta della differenza tra città e villaggio, tra bambini e adulti, tra un mondo che non spaventa ancora chi non è in grado di coglierne la barbarie, ma vi vede un immenso, fantastico gioco, del quale ecco arrivare - giocattolo inatteso - il "prigioniero negro", elemento che focalizza le attenzioni, destabilizza gli equilibri dei più piccoli mentre gli adulti, com'è loro regalato dal nemico tempo, non sanno fare altro che dimenticarsene.
Molto belle, in questo senso, le descrizioni di alcuni momenti, come la scoperta della sessualità dirompente del prigioniero, della sua mansuetudine, del suo essere al tempo stesso nemico e mistero insondabile, da rispettare, o quelle dei bambini del villaggio. Aspettate, ve ne trovo un passaggio...
Ah, ecco! Un momento di vita tra i due fratelli:
 Mio fratello scosse il capo, lo sguardo grave. io aprii di poco l'anta di legno e salii fin sul davanzale della finestra per urinare. la nebbia mi avvolse completamente come una cosa viva e mi si insinuò veloce nelle narici. la mia urina cadde in distanza, si sparse sulle pietre, poi colpì la finestra sporgente del piano terra, e, rimbalzando, bagnò calda i miei piedi e le mie cosce coperte di pelle d'oca. Mio fratello premette la testa contro il mio fianco, come un cucciolo di animale, e osservò con attenzione.
Rimanemmo per un po' di tempo in quella posizione. piccoli sbadigli riempirono le nostre gole sottili e, ogni volta, immotivate e trasparenti lacrime ci scorrevano lungo le guance.
Ecco, queste parti sono davvero dense, pennellate perfette, secondo me. Ce n'era un'altra, che mi piaceva molto. Quando il prigioniero mangia per la prima volta, filtrata dal nostro protagonista. Avrei sonno, ma ve la cerco su, mi pareva meritasse. Trovata! è lunga, ma meglio, così provo finereader nel PC nuovo...
Ma, in modo del tutto inaspettato, il soldato negro stese il braccio incredibilmente lungo, afferrò con le grosse dita pelose la bottiglia, la avvicinò a sé e la odorò. Quindi la bottiglia dalla larga imboccatura si inclinò, le grosse labbra gommose del soldato negro si aprirono, una fila di denti grandi, bianchi, ben allineati come il congegno interno di una macchina si scoprì e il latte si riversò in quella bocca grande, rosata, scintillante. La gola del soldato negro emise un rumore simile a quando acqua mescolata a bolle entra in uno scarico; poi, dall'estremità delle labbra, gonfie come la polpa di un frutto troppo maturo stretta da un filo, il latte denso traboccò, scivolò lungo la gola scoperta, bagnò la camicia aperta e il petto e si condensò come grasso tremolante sulla pelle dura, bruna, rilucente. Con le labbra secche per l'emozione, scoprii che il latte di capra era un liquido meraviglioso.
Io questi passaggi li trovo molto riusciti, anche se nella prima parte devo riconoscere che erano un po' nascosti da una prosa rapida, ma non sempre incalzante, e non graffiava al primo colpo. 
Vi dicevo che comunque con la seconda metà il racconto acquista ritmo, equilibrando il brano nel suo complesso, e insomma, alla fine pensi che ne sia valsa la pena, di farti raccontare il giappone del dopoguerra da questo bambino, che proprio l'ingresso dell'animale d'allevamento contribuirà a non essere più tale.
Dài, è tutto. Questa è l'uscita numero 37, e domenica prossima c'è Thomas Hardy, altro nome che scoprirà con quella lettura. Ciao cari... alla prossima!


8 commenti:

  1. Come sarebbe questo è tutto?
    Copioincollo in friulano e... certo, fatevi tradurre il testo da Gelo che scrive anche in italiano!

    Cjale che oramai a Udin, tal circondari regional e vie ator in su e in iù pal Stivalon... ritard a vore? no sta inventati scusis, eh, parcè ti han viodut fin di jarsere fur di cjase a Lestizze imbranat cun chei de Rai che tu ti fasevis intervistà e dopo dilunc la Pontebane che rive in cà... trafic blocat, polizie stradal, lampegiants multicolorats che turbinavin vie pe gnot e... ma saveiso che uè a l'è dut un atu sintut, atu viodut... Concorso Fara Edizioni - Raffaele Serafini: 1° classificato distanzia gli altri autori di diverse lunghezze...
    No ti dis nancje mandi, parcé tu ses un ritardatari plen di scusis!

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  2. Figherrimo e fotografico:
    http://narrabilando.blogspot.com/2012/02/vincitori-e-selezionati-pubblica-con.html
    Complimenti Gelo!

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  3. Amo molto Oe Kenzaburo e ci fu un momento nel quale lessi praticamente tutto ciò che aveva scritto. Ti consiglio caldamente, nel caso non l'avessi già letto, «Insegnaci a superare la nostra pazzia» che temo sia esaurito ma forse almeno in biblioteca si trova ancora. Adesso ho parte «La vergine eterna» autofregatomi in fase di chiusura. Conto di leggerlo non appena fermatomi.

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    1. sì, ho letto in giro che quel libro è un must per questo autore, e pare molto bello in generale. In effetti, anche ripensandoci, ha una scrittura che non entra subito, ma dopo. per dire, solo riscrivendo quei due passaggi là, nel post, mi sono accorto che erano più belli di ciò che pensavo quando li avevo letto, che comunque li avevo trovati belli già.

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  4. grazie per la recensione. praticamnete non esiste in erte un piano dell'opera, perciò le tue recensioni sono utlizzime. sandro

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    1. Ma guarda, ti ringrazio, anche perché mi ero accorto anche io di questa cosa e quindi sono ripassato a metter il tag 24 proprio averli tutti, e me ne sono perso pure uno, che non so qual è, che comunque ho recensito. Lieto d'esserti stato utile :)

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