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"Il berretto di cuoio e altri racconti" di Mario Soldati***

Oh, ma sapete a che ora sono andato a dormire ieri? No, dico... sapete a che ora? 10 e mezza! (Sì, okay, il motivo è un puro immeritato e diabolico fastidio calcistico che dopo aver colmato il nervoso mangiando due pizze mi ha consigliato il sonno precoce) Risultato? Che alle tre ero già sveglio e alle sei già in giro e le edicole, bioparco, non erano ancora aperte e allora non ho ancora comprato il Sole 24 ore, con il libretto di racconti di Kenzaburo Oe, o come diavolo si scrive.
Ecco, così, se vi interessa, ora lo sapete.

Questo, invece, è il libretto della settimana scorsa, con tre racconti di Mario Soldati rubati a "I racconti del Maresciallo", della Sellerio.
Letto con piacere, sì, e se prima di questi non sapevo nemmeno chi fosse, Soldati Mario, ora so inquadrarlo meglio.
Tra l'altro, sul tubo, se volete, c'è la versione sceneggiato del racconto che dà il titolo a questa raccolta, ve li lascio: Il berretto di cuoio 1, 2, 3, 4. E' molto fedele al racconto di Soldati, e anche perché è lui che ha curato sia sceneggiatura che regia.
Comunque, non è dello sceneggiato, che volevo dirvi due parole, ma dei tre racconti.
Nel primo, forse il migliore dei tre, il Maresciallo ci racconto di come ha conosciuto il giovane Aduo, classe '35 of course, classico zimbello di paese, scherzato, borderline, che vive di fame e sigarette, con la madre e che viene travolto dalla meraviglia quando, per la costruzione dell'autostrada, vede arrivare le nuove macchine per la bitumazione. E il maresciallo, pensa di fare del bene, sì, a dirgli che se vuole c'è lavoro, anche per lui, ed ecco che trasforma un idiota, nel senso reale dell'aggettivo, in un infaticabile lavoratore, sfruttato, magari, dagli altri operai, ma come dire che è infelice?
Poi la vita è strana, si sa, e le cose prendono pieghe, e tutto ciò che comincia...
E così, più o meno, anche negli altri due racconti, anche se c'è una diversità di fondo dell'ultimo.
Nel secondo, I baci di dama, si rasenta l'ironia, la sorte grama di un pasticciere, che pensa alla moglie, finita a Roma per fare l'attrice ma negata e dirottata sulla più sicura attività di donna poco per bene, perché bella, certo, lo è. Ed è piacevole come l'autore, candidamente, si confessi cliente della Signora, la Dama, appunto, e voglia, una volta in città per motivi di lavoro (fa il regista, certo) andare a conoscere il Martinasso, questo pasticcere che ogni anno gli fa recapitare a casa una buonissima torta e che finge, certo, di non sapere molto della moglie.

Nell'ultimo racconto, La fine di Flok, invece, si è molto più sulla via del poliziesco, perché il racconto del Maresciallo è una prima persona che ci racconta un'indagine, e non certo una di quelle semplici. Entriamo dentro il modus operandi di un carabiniere di 50 anni fa, nel suo fiuto, nel modo semplice di indagare chiedendo, guardando, osservando, lontanissima dalla stucchevole modernità dei CSI, dove tutto è spettacolo. Boe attorno a cui gira il racconto, comunque, è Flok, un cagnone, "il solo personaggio simpatico", finito suo malgrado con un proprietario avaro e antipatico che si è sposato la vedova di un ex-criminale fascista morto. 

Vi dicevo, prima, che sono tre letture piacevoli. Il lasciare che siano racconti, narrazioni in discorso diretto o in prima persona, ne permette l'utilizzo di una lingua provinciale, semplice, umana, molto colloquiale, a tratti, ma sempre elegante, musicale. Riesce a rinchiudere dentro sè, questo modo di narrare, due cose: il suo tempo e l'aria di provincia.

Mi ha ricordato, per gli echi, due autori di questa stessa collana. Magari dirò un'eresia, non so, ma da un lato, quello poliziesco, quello che guarda all'umanità delle forze dell'ordine, mi ha ricordato Scerbanenco, dall'altro, quello relativo alla provincia, all'italia che non è città, ma paese, e non è modernità, ma tradizione, e non è lingua, ma dialetto, la Ginzburg.
Direi che è tutto, anche troppo. Nonostante la copertina brutta (io ci avrei messo una fotografia in bianco e nero dello sceneggiato Rai, decisamente affascinante, magari con Aduo :) scelta dei racconti azzeccata, gradevole e che fa del bene alla cultura. Per lo meno alla mia.
Buona domenica, carissimi... e oggi fa così freddo che se mi gira vado a correre al mare, se vedete che il blog non si aggiorna più, almeno sapete come sono morto :D



6 commenti:

  1. Tanti anni fa avevo letto "Le lettere da Capri" e mi era anche molto piaciuto.
    Non so a rileggerlo oggi, comunque non l'ho più.

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  2. Ultimamente ho letto "Storie di spettri" di Soldati e l'ho apprezzato tantissimo, quindi potrei fare tesoro del tuo post e leggere altro ancora.

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    1. con quel titolo già ispira anche me

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    2. Senta un po', fighissimo corridore a piedi scarpettanti un bagnasciuga: urge un caffé, max domani, altrimenti... morto secco in un barile e le acciughine a me!

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  3. Trovato stasera in edicola e comperato.
    Devo leggere più italiani, vediamo se questo va

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    1. secondo me ti piacerà, alla fine è leggero :)

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