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"Arancia meccanica" di Anthony Burgess*****

Difficile difficile difficile!
E' molto difficile parlarvi di questo libro, quasi impossibile.
Sì dovrebbe leggere, sì.
Allora proviamo a partire dall'inizio. L'inizio, erano i 100 libri per sembrare fighi, trovate tutto nelle gelofigate. Riassumendo, uno dei 100libri PSF era imprescindibilmente "Arancia Meccanica".
Per il film.
Sì.
Il film.
Che l'abbiate visto o meno, il film domina il libro.
Ed è un vero, grande, grandissimo peccato.
Anzi no, è un bene, per il film, ma anche un peccato.
Perché io ho capito una cosa. Kubrick sarà stato anche un grande, grandissimo. Ma bioparco, con un libro simile, va detto che è stato anche un furbo, furbissimo! Perché forse, magari, Stanley avrebbe saputo cavar sangue da una rapa, non lo nego, ma questo libro è - in nuce - geniale, e se a metterci mani è uno con controcazzi, non tanto a livello di sceneggiatura (quasi identica alla trama libresca) quanto di soluzioni linguistiche, attoriali, fotografiche e perché no, cromatiche e musicali, be'... ecco che il film si mangia il libro, anzi, se lo divora e lo caga. Tanto è che se adesso ti metti a chiedere in giro di chi è "Arancia meccanica" è difficile, molto difficile che ti rispondano Burgess.
Tanto lo vedete già nella copertina, vero?
C'è lì, l'Alex kubrickiano, piacione e pure in una brutta immagine (una bella foto del film no eh?), che poco significa, e anche se questo libro è stato il mio regalo compleannoso dei colleghi lavoranti, so che era quasi impossibile trovare una edizione che non portasse traccia del film.
Lo so perché ho provato con L'esorcista di Blatty. Ve lo dico perché ho fatto i salti mortali per trovare in libreria, in cartaceo, una copia diversa da quella ristampata dopo il restyling del film.
Niente. Solo la copia con in copertina la scena del film. Quello nuovo.
Vabbè.

Qui però, va detto, film e libri sono così legati che è un bene che siano fusi. Anzi, l'intervista a fine libro, al regista, è gradevole perché dà la risposta al finale diverso tra le due opere.
- Come mai signor Kubrick non ha girato l'ultimo capitolo del libro e l'ha fatto finire prima.
- Be'... semplicemente non sapevo nemmeno esistesse, quell'ultimo capitolo!
Ecco. E vi dico subito il perché di quelle 4 stelline... è proprio la presenza di quest'ultimo capitolo, che praticamente sputtana molto di quello che è stato fatto prima, in un libro quasi perfetto. E forse si può togliere il quasi. Non vi dico altro, se lo leggete mi saprete dire.
Torniamo al motivo per cui è difficile parlare di "A clockwork orange".
Perché c'è un sacco di bla bla bla, in giro. E' inevitabile, perché è un libro di fantapolitica che ha tanti di quei livelli di lettura che puoi studiarlo per giorni senza aver finito di sviscerarli. E la cosa bella, nonostante questo, è che potete ignorarli tutti e godervi, grandemente, il libro senza troppi scazzi e seghe mentali
La trama è snella, pesata bene, con una narrazione di Alex che all'inizio ti mette in difficoltà, essendo la lingua utilizzata una invenzione non immediatamente assimilabile, ma che verso la fine, quando le pagine sono poche, ti fa pensare di volerne ancora. Non vuoi smettere di dire "quaglia" e "soma" e "cinebrivido", vuoi continuare a rovellarti il cardine, perché è una  trucca di quelle belle, questo modo di parlare, e il tuo planetario, dopo un po', ci va d'accordo. Un libro da glutare d'un fiato, insomma.

E non so, è soggettivo, l'amore per questa lingua dei soma (drughi, nel film) ma io proprio ero così dentro e così in empatia con il mondo di Alex che le ultime pagine han dovuto prendermi a calci, per farmi uscire dal libro. E di sicuro, se mi dite che dopo venti righe odiavate Burgess e gli avreste cavato gli occhi a morsi, vi posso anche credere.
Anzi, facciamo così...
Ve le riporto qui, le prime venti righe, così poi parliamo meglio:
— Allora che si fa, eh?
C'ero io, cioè Alex, e i miei tre soma, cioè Pete, Georgie, e Bamba, Bamba perché era davvero bamba, e si stava al Korova Milkbar a rovellarci il cardine su come passare la serata, una sera buia fredda bastarda d'inverno, ma asciutta. Il Korova era un sosto di quelli col latte corretto e forse, O fratelli, vi siete scordati di com'erano questi sosti, con le cose che cambiano allampo oggigiorno e tutti che le scordano svelti, e i giornali che nessuno nemmeno li legge. Non avevano la licenza per i liquori, ma non c'era ancora una legge contro l'aggiunta di quelle trucche nuove che si sbattevano dentro il vecchio mommo, così lo potevi glutare con la sintemesc o la drenacrom o il vellocet o un paio d'altre robette che ti davano un quindici minuti tranquilli tranquilli di cinebrivido stando ad ammirare Zio e Tutti gli Angeli e i Santi nella tua scarpa sinistra con le luci che ti scoppiavano dappertutto dentro il planetario. O potevi glutare il latte coi coltelli dentro, come si diceva, e questo ti rendeva sviccio e pronto per un po' di porco diciannove, ed è proprio quel che si glutava la sera in cui sto cominciando questa storia.
Si aveva le tasche piene di denghi e così non c'era proprio una gran necessità, dal punto di vista caccia alla vecchia maria, di festare qualche vecchio poldo in un vicolo e locchiarlo nuotar nel sangue mentre noi si faceva la conta dell'incasso e lo si divideva per quattro, né di fare gli ultraviolenti con qualche tremante semprocchia in un negozio e poi alzare il tacco col budellame della cassa. Ma, come dicono, il denaro non è tutto.
E allora? Che vi sembra?
Da cinebrivido, vero? E non solo. Apre le porte a due altre considerazioni. Una in cui non mi avventuro, ma mi devo fidare: la traduzione. ho leggiucchiato qua e là di alcune scelte traduttive, e anche del confronto tra le loro diverse strade film-libro. Lo so già, Marco mi bacchetterà, che un libro simile andrebbe letto in lingua, però penso anche che poi - se lo avessi fatto - vorrei leggerlo anche in italiano. Certe soluzioni, infatti, e qui, in queste venti righe ne trovate già una decina, sono così azzeccate da appiccicarti addosso.
Perché tradurre è un mestiere che ha una grande dignità, e insomma, qui se ne ha molte prove.
Lo sa bene la mia donzella che vacanzava con me in quel week end in cui ho letto il libro. Continuavo a chiamarla quaglia, o semprocchia, quando mi imbizzarrivo, e le dicevo che potevamo andare a glutare del mommo, se non voleva che la festassi per benino e via di questo passo.
Che poi, già il delirio traduttivo del titolo - non che Burgess ci abbia messo delle certezze - è già parecchio interessante.
La seconda porte che una simile lingua apre, invece, la discuto.
Non è una novità, creare uno slang come questo, vuoi prendendolo dall'onomatopea, vuoi dalle assonanze, vuoi da trasformazioni come horrorshow - korosho et similia. Non è una novità ma tenete presente che:
a) siamo nel 1962, e non l'altro ieri. Mettete in mano un cellulare e nelle orecchie un ipod ed ecco che il libro è modernissimo, senza quasi cambiargli una virgola.
b) pur nella non credibilità di un quindicenne che parla e agisce in quel modo, l'antieroe Alex non esce mai di strada, è coerente (tranne nell'ultimo capitolo) con il suo personaggio e il mondo che lo circondo, che appunto, è credibile fino a un certo punto.
Insomma... siamo in piendo effetto "era cent'anni avanti" perché Burgess, qui, lo era.

Poi, c'è di bello, se vogliamo scendere un po' nel bla bla bla di tanti, che questo ovviamente è un libro sull'io, sulla sua modificazione, sulla natura umana e benché lo si voglia far passare - ogni tanto - come mito del buon selvaggio rovesciato, io trovo che per buona parte non ci sia questo giudizio di valore, nè tanto meno questo incolpare o cercare fonti. C'è un mostrare, piuttosto. Che poi nel film è diventato un amplificare.
Per dire, in certe parti c'è anche la mente kubrickiana che non si sviscera dal personale.
La famosa scena dello scrittore picchiato e della moglie violentata, mentre nel libro non tocca mai, o comunque non in modo diverso dal barbone, o dalla vecchia, o dalla quaglia, la pietas del lettore, con lo spettatore lo fa. Sappiamo che c'è dell'autobiografico, in quella scena, ed ecco che lì, nel film, prendiamo parte, e da lì diventiamo un po' contro Alex.
Alex è cattivo, pensiamo.
Nel libro questo non succede.
Alex è, pensiamo.
E lo scrittore ci sta sul cazzo e non proviamo tanta pena.
E ci sta sul cazzo il poliziotto, il suo tutore, e certo, i genitori di Alex, e molto del suo contorno, ma non pensiamo mai, Alex ha torto, Alex è cattivo.
E nemmeno Alex non ha torto, eh.
Insomma, ci sarebbe molto da discutere e secondo me pure troppo.
Io ho la netta sensazione che sia stato il film ad amplificare alcune letture burgessiane che, altrimenti, non sarebbero mai emerse, seppur consapevoli. Insomma... Burgess voleva raccontarci una storia, diversa e anticonvenzionale, per l'epoca, ma pur sempre e solo una storia.
Bene.
Sentite.
Troppe, troppe parole.
Riassumiamo,
"The clockwork orange" è un libro che:
- va letto se siete appasionati di narrativa, lingua e cultura
- va letto se siete appassionati di cinema
- andrebbe letto sia in lingua che in traduzione
- è molto fruibile, veloce e poco palloso
- non solo è un libro per se
- richiede un piccolo investimento iniziale in adeguamento alla lingua.

E' tutto.
Al prossimo libroPSF!

Edit: Dopo essermi beccato dell'incapate sul faccialibro, e considerato che un capitolo si può anche fare a meno di leggere, ho aggiunto la stellina che si merita.


17 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. A me scritto così mi fa girare le palle, però è fico. Ma tu, come editore o selezionatore o curatore, ti metteresti mai a leggere tutto un libro che ti arriva scritto da uno sconosciuto in questo modo.

    Cioè ora questa è una cosa "strana" ma che a suo tempo ha funzionato, ma non è nemmeno tanto "strano" nel senso che essendo vecchio di 40 anni è roba vecchia e che comunque già in qualche modo ti senti di averla vista e sai cosa aspettarti.

    Ma se un autore oggi scrivesse in un modo "strano" analogo, cioè moderno e in grado di essere davvero avanti 100 anni come fu per questo libro, qualcuno oggi lo apprezzerebbe?

    Secondo me sinceramente no, un libro scritto così (di fantascienza, per giunta!) non avrebbe spazio almeno non in questa nostra editoria.

    Anche per questo un po' ho lasciato perdere (un po' per questo, un altro bel po' perché ero semplicemente scarso): la sensazione che non ci sia più dall'altro lato della barricata un pubblico o un editore che se trova Arancia Meccanica (o similia) se ne rende per lo meno conto.

    Ciao e buon anno!

    Simone

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  3. un grandissimo libro da cui è stato tratto un altrettanto grandissimo film.
    contrariamente a te, però, dico che è il libro che si mangia e caga il film, burgess era davvero in stato di grazia quando l'ha scritto.
    che ne so, ci sono casi in cui il film supera il libro (mi viene in mente trainspotting) ma non a clockwork orange, i'm sorry.
    ah, l'esorcista di blatty ce l'ho senza linda blair in copertina, ho una rara copia del 1971 della arnoldo mondadori editore, pagata mezzo rene.

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  4. @Simone
    ma scusa, hai fatto un discorso che non c'entra una ceppa? :) E mi sa che che non hai letto il libro, mi sa. comunque non c'entra niente la cosa "strana"
    non è strano, è un linguaggio ben preciso. Non mi pare di aver dato l'idea che burgess scrivesse a casaccio, ogni termine è pensato e costruito, quindi di strano non ha proprio niente eh, anzi.. quindi inventare un linguaggio non mi pare roba casuale ;)

    @vampiro
    dovresti provare a leggerlo senza le immagini. prendi solo alex, per esempio, la descrizione fisica, intendo. vai a cercarla nel libro e scopri che non c'è nulla dell'immaginario kubrickiano (ciglia, cappello, tuta bianca ecc ecc) e quindi in realta non hai capito una ceppa, rileggi, per favore, io ho detto che il Mondo ritiene che Arancia sia il film, mentre è il libro. in questo senso il film si è divorato il libro, non in quello che dici tu,. ovvero come al solito stiamo dicendo lo stesso! :D

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  5. Oh se 2 su 2 commentatori non capiscono una ceppa magari sarai tu che ti esprimi non al meglio, no? ^^

    Quello che voglio dire è che per me oggi un libro scritto in uno stile che si distanzia tanto da quello comune non passerebbe un filtro editoriale. E' facile dare 3-4-5 stelline al libro pubblicato e copertinato e con tanto di film famoso fatto sopra, ma a chiedere un giudizio da "zero" secondo me direbbero tutti che una cosa scritta così non potrebbe funzionare.

    Poi stavo chiedendo un'opinione a te (cioè se la pensi così oppure no) perché deve c'entrarci con qualche piripacchiolo di qualcuno?! ^^

    Simone

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  6. vero vero, che io mi esprima male è sacrosanto e infatti è scritto pure nel disclaimer ^^
    riguardo al resto, non so.
    bisognerebbe valutare assieme ai contenuti.
    nel senso che se adesso uno ti piazza un libro con contenuti come questi, che più o meno penso valgano ben oltre la metà del valore del libro, beh, anche se ci aggiunge un linguaggio di questo tipo, l'unica difficoltà è iniziare, ovvero, più o meno, le prime venti righe.
    Ma appunto, come dici tu, il test su me stesso l'ho già fatto.
    nel senso, se le cose da leggere "per lavoro" sono obbligato a farlo e a volte vorrei tanto, ma tanto smettere, figuriamoci questo, che mica me lo ordina il mendico di leggerlo. L'avrei mollato di brutto e subito. Ormai da anni sono passato alla fase in cui lasciare a mezzo un libro è segno di sanità di lettore.
    Quindi penso che un equivalente avrebbe comunque possibilità-
    Se leggi queste venti righe non è che pensi che sia un linguaggio scelto a caso. Poi, come dico, non è niente di nuovo, sennò gente come Celine o altri non sapremmo nemmeno chi sono.
    Quindi, ripeto, se il linguaggio vale, diciamo, 3-4/10 del valore, c'è tutto il resto che davvero apprezzabile, a prescindere dal linguaggio.

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  7. Io non ho letto il libro - e non ho intenzione di leggerlo - ma anni fa comprai la videocassetta del film perché tutti ne parlavano bene, dicevano che era un capolavoro.

    Così una sera inizio a vederlo e lo spengo dopo una ventina di minuti. Disgustato e annoiato, anche.

    Ora, puoi dire quello che ti pare, ma se a me il protagonista di una storia, film o libro non importa, mi sta sulle palle e vorrei vederlo morto nel peggiore dei modi, quella storia non mi prende e non mi metto a perdere tempo a vedere la sua storia.

    Dell'autore non ho comunque letto nulla e non so se alla fine leggerei altro che non sia questo libro.

    Mi sa che anche io ho scritto un commento che a te non piace, mi dispiace, ma non ho resistito, dovevo dire la mia su quel film :)

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  8. ma a me il film non è piaciuto più di troppo eh,
    ho apprezzato molto le soluzioni, e certe cose, certe scene sono galattiche.
    che ne so, alex che va a tempo di musica classica mentre picchia a sangue lo scrittore la metto in pari solo alla scena della notte deimorti dementi con la colonna sonora dei queen dentro il pub.
    un accostamento perfetto, nel modo che è stato reso. ma ripeto
    lo stesso effetto che ha fatto a te lo ha fatto anche a me
    odiare alex e annoiarmi
    ma ho continuato solo dopo che mi sono reso conto che quello era solo l'effetto superficiale che mi voleva imporre.
    Cioè, tu sei normale, per capirci: tutto di quel film, all'inizio, mira a farti odiare il protagonista.
    Se lo ami a problemi di sociopatia e vuoi che il mondo muoia, a partire da tua madre in poi.
    Comunque libro e film, a livello di empatia per il protagonista e noia, viaggiano su binari differenti.
    Non leggerlo mai... odieresti anche il libro. Alex è ancora più fico. :)

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  9. Il capitolo aggiuntivo, per cui gli hai tolto la stellina, venne imposto a Burgess per poter pubblicare in America. Una delle solite merdate statunitensi.

    Le differenze ci sono e sono sostanziali tra libro e film: intanto i drughi nel libro sono più giovani, poco più che adolescenti. Alex nel film sembra un giovanotto maggiorenne.

    Concordo con Vampiro: è meglio il libro, anche se il film è bellissimo. Il libro è un pugno e ti dice che non si può obbligare nessuno a essere buono, che non la cambi con la forza la natura di un uomo. Puoi seppellirla, ficcarla sotto il tappeto, ma prima o poi dovrai farci i conti.
    Di Burgess ho letto tutto ciò che ho trovato e ti consiglio, se lo trovi, "1984 &1985". La prima parte è un saggio sul libro di Orwell e la seconda un riadattamento più moderno.

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  10. simpaticone, quindi concordi anche con me, che sono molto dispiaciuto dal fattoche il libro sia superato in popolarità dal film.
    Grazie per il consiglio, mi stavo giusto chiedendo cosa potessi cercare di burgess, più avanti.

    Ah, ti ho accontentato, e mi sono accontentato. In fin dei conti, anche se il giudizio è sull'edizione, non la si può biasimare per dato cose in più. Lo si può anche saltare l'ultimo capitolo, e inoltre è spiegata la questione dell'imposizione USA, alla fine.

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  11. Ecco il Gelo che preferisco!
    No, il fatto che il film abbia avuto tutto questo successo non mi ha disturbato, anzi: grazie al film ho cercato il libro e conosciuto Burgess. Quindi devo ringraziare Kubrick. Semmai è l'ennesima prova che la gente è pigra e, anche quando conquistata da un film, non si sforza di andare oltre.
    Ho avuto lo stesso percorso con Fight Club e Palahniuk, Non è un paese per vecchi e McCarthy, Revolutionary Road e Yates, etc. etc. A me capita molto spesso di cercare un libro di un film che mi è piaciuto, soprattutto se non conosco l'autore.

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  12. io in due dei casi che hai detto sono stato fortunato
    ho letto fight club e non è un paese per vecchi prima del film e i film non li ho visti
    oddio, FC ci ho provato ma mi sono addormentato
    comunque anche nel mio caso mccharty lho scoperto grazie al film, quindi vero, a volte fanno un gran servizio alla letteratura.
    poi, ripeto, il film non mi avrà preso granchè, ma non significa che non apprezzi le soluzioni di kubrick, creare un immaginario come quello del personaggio di alex non è cosa da tutti, e non a quel modo, comunque. :)

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  13. Ok Gelo grazie per la "spiegazione"!

    Io 'sto libro non l'ho letto, ma il discorso libro VS film non lo considero più di tanto. Cioè almeno per Kubrick mi pare evidente che nei suoi film riporti sempre le proprie tematiche, e che tutto l'immaginario visivo correlato con questa storia nasce dalle immagini del film. Insomma il libro può essere bellissimo e tutto il resto ma Kubrick ovviamente avrà rielaborato la storia a suo piacimento.

    Per dire a leggere i commenti pare che il discorso del libro sia che non puoi "costringere" la natura di una persona in un certo modo. E questa cosa per quanto poetica purtroppo non la condivido molto, perché la storia ci ha dimostrato che molti uomini adattano la propria natura alla situazione in cui si trovano.

    Al contrario nel film io ci vedo una critica sociale e politica che oltre a essere una costante dei film di Kubrick (per cui non ho nemmeno bisogno di scoprire se sul libro c'è o meno, perché non ci sarà essendo farina del sacco di Kubrick) al contrario dell'idea romantica del libro è altamente condivisibile.

    Lo stato condanna un ragazzo per aver ucciso una persona, e poi ne manda 100 mila a crepare in guerra oppure usa la violenza per i propri scopi. Kubrick ripete 'sta cosa in più di un film, o almeno così mi è sembrato ^^.

    Simone

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  14. sì, sì
    indubbiamente è molto più forte la critica sociale kubrickiana, e intenzionale, tra l'altro
    ma anche questa è una lettura parziale
    essendoci molti altri aspetti, e non proprio secondari.
    Uno per tutti, le lettura e il concetto di bellezza, esplicitato da alex con l'amore della musica classica che diventerà poi, nel libro, il suo tallone d'achille, visto che si percepisce chiaramente sia le leva che lo porta al cambiamento, dopo la cura Ludovico.
    Comunque alla fine è proprio vero, è difficile riuscire a scindere libro da film, andrebbero invertiti, ma purtroppo non mi era possibile :(
    (non sapevo nemmeno esistesse il libro, ai tempi in cui vidi il film!)

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  15. Il "cinema" è stato (è) definito la "settima arte": quella che le riunisce tutte nascondendo ciò che non si vede - Gelo, volpone stimatissimo, cinque meno uno = quattro.
    Mandi.

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  16. ...
    secondo me questo libro andrebbe letto in russo
    ...
    (t'ho fregato,eh?)

    In realtà un linguaggio di questo tipo è più facile da tradurre di un dialetto o uno slang naturale, perché suona "strano" anche in inglese, per cui sei libero di inventare le parole come meglio credi nella traduzione.

    Mi stupiscono un po' le cinque stellette, comunque.

    Parlando di romanzi scritti in uno stile che si distanzia da quello comune, cito i miei preferiti:

    http://www.amazon.com/Riddley-Walker-Expanded-Russell-Hoban/dp/0253212340

    Riddley Walker di Russell Hoban, morto il mese scorso senza che in Italia se ne accorgesse nessuno. E' scritto nell'inglese regredito di una società postapocalittica tornata all'età del ferro, con mutamenti fonetici regolari, slittamenti di significato, parole nuove e il cui significato viene reinterpretato per assonanza una volta che si è dimenticato quello originario, etc.
    E' probabilmente troppo difficile per chi non sa l'inglese bene, ma è sorprendentemente comprensibile una volta che ci fai l'abitudine, e il romanzo in poco più di duecento pagine va alla radice di così tante cose: la memoria, il bisogno di crearsi miti, la religione, la scienza come mezzo per controllare la natura, il ruolo degli istinti nel modellare i destini individuali e in ultima analisi la storia
    Finisce abbastanza regolarmente nelle classifiche dei migliori libri degli ultimi x anni, ma è sempre rimasto al livello di libro di culto. Lo stesso Burgess, come ricorda la pagina di Amazon che linko, disse:
    "This is what literature is meant to be."

    L'altro è
    http://www.amazon.com/Random-Acts-Senseless-Violence-Womack/dp/0802134246/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1326130429&sr=1-1

    Random Acts of Senseless Violence di Jack Womack, una storia di disgregazione personale e sociale in forma di diario. Anche questo romanzo fenomenale.

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  17. interessantissimo Riddley-
    davvero.
    Grazie

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