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"La fabbrica di cioccolato" di Roald Dahl***

Il 29 novembre andai e tornai in treno a Trieste per lavoro, ed è più o meno un'ora e mezza per due. Vi trovai, per pura ed estrema casualità, la Vale, seduta di fronte, e quindi, all'andata, iminziai ma non lessi quasi niente, di questo libro per sembrare fighi, perché appunto, vuoi parlando proprio di libri per sembrare fighi, vuoi perché la Valentina è comunque una bella quaglia e ci si chiacchiera volentieri.
Però, aggiungendoci che ho rubato una mezzora leggendo in un bar mentre mangiavo biscottini e capuccinavo davanti al mare, diciamo pure che la sera, mi mancavano più o meno una ventina di pagine.
Insomma.
E' corto e scorrevolissimo, il plurifamoso romanzo per ragazzi di Dahl, reso ancora più famoso dal recente film con figaccione pazzoide che però a fare i ruoli dei figaccioni pazzoidi è adattissimo.
Vi dico subito che è da un po' che voglio leggere Dahl.
Lo lessi, non ricordo cosa, da ragazzo, ma siccome a me la letteratura per ragazzi piace e trovo che sia estremamente difficile produrne di buona qualità, era un proposito che avevo, di rileggerlo.
Anche in questo caso, però, l'edizione mi stava sul cazzo. Fortemente.
Se vuoi volete un libro di Roald Dahl andate in libreria e vi buttate nel settore per ragazzi cercate l'ampio settore della collana Gli istrici, della Salani. Matilda, Le streghe, Il GGG, Gli Sporcelli... c'è un sacco di roba, di Dahl, in quella collana, per ragazzi, e prima o poi la leggerò, almeno in parte. O rileggerò. Tanto Elisabetta ce li ha tutti e glieli posso chiedere quando voglio. Tutti tranne questo.
(Tranne questo e i Gremlins, che non sono quei gremlins là, del film eh, e che vorrei recuperare, perché no)
E allora è da... diciamo da quando è uscita questa edizione, che i minchiofanti salanici hanno chiamato, Gli istrici d'oro (ahah), che sbircio ancora sugli scaffali per vedere se per sbaglio trovo la vecchia edizione, quella con la copertina fumettistica e non filmica, che costa, tra l'altro, 8.50euri, e non 12(!) come questa, in copertina cartonata, (cosa che non sopporto).

Insomma, avrete capito che se adesso ho questo libro alla fine ho ceduto.
Lo potevo comprare da internetsss, ma benché io faccia acquisti in rete senza tanti problemi, adesso, la mia pigrizia e idiozia mi impone di non comprare roba che potrei trovare in libreria, senza contare che a me piace cercare i libri in libreria, perché altrimenti non avrei scuse par passarci del tempo.
E con questo mi fregano, lo so. Sono un pirla, non serve che me lo diciate anche voi, pagare 3.5euri in più per una edizione che non preferivo...:)
(A suo vantaggio dico che l'unico riferimento burtondeppiano è nella copertina, dentro i disegni sono quelli dell'edizione precedente, di Quentin Blake, e ve ne metto qualcuno sotto)

Ma dovevamo parlare del libro, vero?
La storia la conoscete tutti. I vecchietti come me, si ricorderanno il vecchio film del 71 con il mitico Gene Wilder (il libro è del '64), che a ogni Natale ci propinavano, prima che venisse sostituito da quello con di Burton. A me i film sono piaciuti entrambi, per altro, anche se in nessuno dei due casi sono riusciti a catturare appieno quel lato inquietante che Dahl  si porta sempre dietro (sennò Hitchcock mica dirigeva le sue cose :). No, nemmeno il secondo, che poi cercava proprio di giocare su quell'ambiguità. O almeno non del tutto.
Nel libro, invece, al di là del mestiere di Dahl nel suo scrivere per ragazzi senza farli annoiare e mandandoli, spediti, fino all'ultima pagina, e soprattutto facendoli entrare subito nei rapport positivi e negativi con i relativi personaggi, dicevo, ci sono lati inquietanti, sia in Willy Wonka, sia negli Ompa Loompa.
E se all'inizio c'è una visione molto manichea (hahaa, volevo usare questa parola così, accazz) della situazione, con la famiglia del protagonista, povera da fare schifo, il protagonista Charlie Bucket, buono da fare schifo, e i primi 4 vincitori dei biglietti messi in palio da Willy Wonka, antipatici e viziati da fare schifo.
Ecco che poi subentra il vero protagonista della storia, Willy, appunto, che è una figura che cela dietro alla sua distrazione e noncuranza una sorta di crudeltà che va a colpire, ovviamente, i bambini cattivi e viziati.

Un'operetta morale, dunque? Una bella favola per insegnare ai ragazzini a non guardare troppa TV (siamo nel '64, non dimentichiamolo), a non mangiare troppi snack, a non fare troppo i capricciosi ecc ecc.?
Sì, certamente sì, ma non solo.
Gli Umpa Lumpa non sono mai rassicuranti, e Wonka, a parte il finale scontato, assume espressioni a tratti ambigue, molto lontane dai disegni allegri di cui sotto.
Insomma... diciamo che l'educare i lettori (e i loro genitori) va di pari passo con il metterli in guardia con il fatto che prima o poi arriva qualcuno che - se sgarri - non è come il tuo papà e la mamma che te le dà tutte vinte, ma ti scioglie nel cioccolato bollente come fossi burro in pentola, e non è mica detto che alla fine poi si rescuscita, eh!?

Certo, a pagare il prezzo di una rapidità di lettura ci sono alcuni buchi della trama.
I genitori dei bambini che scompaiono non si dice che fine facciano, e il gruppetto in gita alla fabbrica di Wonka si riduce senza che nelle pagine ve ne sia traccia. Non andrebbe bene, in un libro normale, e i bambini più sgai se lo chiedono, probabilmente. 
Però va detto che questo è un libro che si fonda sulla meraviglia e va contestualizzato.
Avanti, mettetevi nei panni di un bambino povero o anche normale degli anni '60, chiedete ai vostri genitori se mangiavano così spesso la cioccolata.
E immaginate l'idea di entra in una fabbrica di cioccolato, enorme, immensa, misteriosa.
E di ricevere cioccolata per tutta la vita, quanta ne riusciate a mangiare.
Vabbè, che stufa, direte voi, solo cioccolata...
Eh no!
Perché Dahl, una volta che siete dentro al libro e siete sull'orlo della noia vi fa due regali:
1) vi fa vincere perché siete stati egoisti. Sì, è il vero cuore della storia. Charlie è egoista. Invece di pensare alla sua famiglia povera da fare schifo decide, prima di tutto, di pensare una buona volta a se stesso. E vince. 
2) Dalla metà in poi, arriva nella storia una cosa che spesso in molti libri manca: la fantasia!
Ehgià, perché si ottiene la meraviglia con la fantasia, e non con la trama. L'ascensore che viaggia in tutte le direzioni e i luoghi della fabbrica che fa visitare sono meravigliosa fantasia. Magari non saranno cose che non potevate immaginare, certo, ma ripeto... contestualizzate. Nel '64 non era poi tutto così "immaginabile" come adesso. Insomma, concludo, perché mi sono dilungato troppo.
Un bel libro per ragazzi, ma anche per quegli adulti che hanno voglia ancora di meravigliarsi. :)




9 commenti:

  1. L'ho sfogliato parecchie volte in libreria, ma mai comperato, forse anche perché c'erano due film e ero un po' diffidente. A me sembra che i suoi libri per bambini siano un po' troppo per bambini, da leggere come leggeresti topolino.
    Fatti prestare "Storie impreviste", anche quello si legge in poco tempo, ma te lo ricordi poi per parecchio :)

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  2. Questo è il più bel libro per bambini di tutti i tempi:
    http://www.adelphi.it/libro/9788845923296

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  3. Mia figlia di otto anni l'ha divorato e dopo ha voluto che le comprassi il seguito: "Il grande ascensore di cristallo". Ormai è diventata una Dahl dipendente... e "Gli Istrici" cartonati fanno bella mostra nella sua libreria.

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  4. secondo me sono gli istrici classici, perché di copertina rigida io vedo sempre e solo questo :)
    comunque ora sei che le devi comprare il libro di cui sopra!
    :D

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  5. Ritiro tutto quanto detto sui cartonati degli istrici
    sono stato poco fa in libreria e li hanno rifatti tutti
    ci sono ancora le edizioni vecchi8-9euro
    ma ci sono anche tutte quelle cartonate
    12euri
    malefici...

    ah, marco, hocomprato il libro dei topi! ma siccome mi sono vietato di acquistare libri per il mio scaffale lo regalerò, se non piace, è colpa tua! :D

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  6. Prima leggilo tu, disgraziato!

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  7. NON POSSO!!! magari potessi!
    quindi prima lo regalo e poi me lo faccio prestare :D

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  8. e comunque la trovata dell'ascensore che va in tutte le direzioni è antecedente a Star Trek, notevole!

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