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"L'esorcista" di William Peter Blatty****

Si parlava, qualche ora fa, davanti a un caffè, con Frank, per la consegna del suo libro dato in geLotteria, del fatto che egli ami di più quando recensisco un libro - o un argomento fisso - piuttosto quando salto del più o del meno, tipo come adesso, che vi sto parlando di me e Frank che beviamo un caffè, piuttosto che dell'Esorcista, il libro di Blatty, che è il più antico, qui sul mio scaffale, ormai risalente a una lettura settembrina o ttobrina.
Bene.
Mi spiace per lui, e anche per gli altri che mi rinfacciano sempre di parlare dei cazzi miei per metà post, prima di dire le cose interessanti sul libro in questione, ma io aggiornando il blog mi rilasso e il parere altrui vale quanto un diamante gigante conservato nello stomaco di uno zaratan.

Quindi partiamo con due cose.
Io sono sempre contento quando un editore decide di ristampare un libro che oramai non si trova più nelle librerie, soprattutto se l'opera di ristampa è onorevole e - benché commercialmente oculata - non furbetta. Qui, in questa ristampa della Fazi, fatta sull'onda del restyling del film, ma parecchi anni dopo, siamo un po' a metà strada. E' una buona edizione, ma gli atteggiamenti furbetti (copertina in primis, prefazione subito dopo, frasi nelle alette e prezzo a 19euri) ci sono, perché insomma, è pur sempre un libro del '71. Comunque, va detto che l'edizione è ben fatta e la (breve) prefazione è interessante, quindi - post lettura - sono stato abbastanza ripagato dal fastidio di aver cercato per un anno intero o quasi una edizione che non facesse riferimento al film del 2000, come questa.

La seconda cosa, invece, viene da una chiacchierata a cena con David, sulla paura.
Cose che fanno paura. Libri che fanno paura, per la precisione. Spesso studio questa cosa, su me stesso, cercando di capire come cose che a molti paura a me non ne facciano e viceversa. Così, al di là del discorso che voglio leggere buona parte dei 100libri PSF per innalzare il mio quoziente di fighezza letteraria, sono proprio curioso di vedere se anche a me, come a Girola, per esempio, l'Esorcista fa paura, o comunque, alla mia età, inquieta, che è lo stesso. 
Il film, per altro, lo vidi, nel 2000, proprio, con i minuti aggiunti. E sì, ci fu una scena che mi spaventò, o meglio, che mi raccapricciò, ma era un qualcosa di molto umano e poco legato al diabolico, a Pazuzu o al soprannaturale in generale. Ma ve lo dico dopo. Ora parliamo del libro e parliamo di un libro che ha molto di più, da dire, sia narrativamente, sia come contenuti, di quanto forse il film non faccia pensare
Come arancia meccanica, anche qui, il film ha davvero rubato molto spazio al libro. Sono le immagini del vomito verde sparato in faccia al prete, della Linda Blair che impersona Regan che fa le scale al contrario e del volto segnato dalle bruciature della posseduta stessa ad arrivare in testa, sparate da anni di prequel/sequel/parodie e controparodie. Bene, nulla di male, per carità... it's the media world, però ci vuole qualcuno che vi dica che il libro va letto, e va letto non tanto, o non solo, come un horror che fa paura, ma come un romanzo che mescola, travestito dietro la comoda etichetta di horror, religione ed educazione genitoriale, fede e coraggio, amore e buona narrativa.

Insomma... un libro coi controcazzi, e che risente davvero molto, ma molto poco della sua data di nascita (1971). Ma dove sta la sua forza? Perché fa paura? Perché arricchisce, la sua lettura?
Ci sarebbero tante cose da dire, e non ve le dirò tutto, perché tra un po' mi romperò i ciglioni, ma vedo di riassumere. 
Tanto per cominciare Blatty scrive bene, pulito, semplice ma con stile, asciutto e accattivante. E c'è cultura, nelle sue parole. Si percepisce che l'autore ne sa, di quel che ti racconta, e non solo finge di saperne. Non eccede nelle informazioni, no, ma ti lascia con la sensazione che se volesse potrebbe farlo.
Anche la trama, forse con un leggero cedimento per una prima metà un po' più lenta (ma con particolari importanti, eh) e un finale che arriva veloce, è sufficientemente ben pesata e le 400 pagine di libro volano via leggiadre... cioè... inquietanti, ma veloci, mettiamola così.

Poi c'è la paura. Da dove viene? Ve lo dico io, da dove. E' una sorta di magia e consiste nel far sì che un qualcosa come una possessione demoniaca, di per sè sterile, una volta confinata e isolata, possa diventare qualcosa che spaventa, una prova, un orrore attivo, e non passivo, che in qualche modo ti viene a cercare o fa sì che sia tu, lettore/spettatore a volerlo andare a cercare, a volerlo affrontare.
Non è banale. 
E' fin troppo facile spaventare con un mostro che ti rincorre, o il demonio che può comparirti davanti quando più gli aggrada, ma spaventarti con una bambina, una preadolescente, che non può fare altro che farti pena e soffrire, o almeno così pare, be'... è difficile. Maledettamente difficile, e qui ci si riesce ben più che egregiamente.

Poi c'è la questione della fede, della religione. E' un libro sulla prima, non sulla seconda. Perché va oltre l'idea di cattolicesimo, di preti, di demone e anticristo. Sì, certo, usa due preti come eroi e un demone per antieroe, e non ci trovo nulla di male, ma è un vestito, un vestito soltanto. Qui si mette in discussione la capacità di credere, e poco importa che la scelta è caduta sull'iconografia cattolica. Con le dovute modifiche si potrebbe ribaltare il tutto ficcandoci uno sciamano o un demiurgo o un pellerossa... La fede non cambia, come strumento per il combattimento, per superare le proprie debolezze (e non la forza altrui, ben si badi).
Regan è uno strumento.
Un catalizzatore che si pone nel mezzo della guerra - personale - tra il vecchio sacerdote, Merril, e il demone, rabbioso e pronto alla vendetta. Prendiamo, per un momento, Pazuzu. Solo lui. E' o non è un eroe? I suoi mezzi sono, ne più ne meno, i mezzi del suo nemico. Non ha poteri soprannaturali per dominare, ma ha forza, costanza, rabbia, e si scontra contro un nemico grande, molto più grande di lui. Dietro a Merril c'è Karras, e l'istituzione intera, secolare. Eppure combatte ad armi pari... Vuole vincerla, a suo modo, lealmente. 

E dentro questa guerra privata c'è il rapporto madre-figlia, deteriorato, perché Blatty calca fin troppo la mano, su questo, dal lavoro della madre, dal suo successo, dalla sua cecità, e poi c'è l'attrazione sessuale che la madre esercita sul bel Karras, cosa anche qui calcata, ma forse nella misura giusta, perché alla fine i sue sacerdoti, la madre Chris e il demone stesso, sono personaggi ben delineati, e le loro azioni e reazioni riescono a essere coerenti. Forse certo, il gesto finale potrebbe essere dubitabile, ma alla fine ci sta, è una soluzione buona che evita molte altre problematiche e quindi va bene.
E poi, due personaggi che ho trovato molto belli.
Kinderman, il poliziotto, il segugio, l'uomo che non crede ma crede, a suo modo, anche più di Karras. e il signor Dennings, che è un comprimario, pedina sacrificabile nella logica della battaglia, ma personaggio bello, molto umano, e con un mix di debolezze e qualità che ne lasciano un bel ritratto.

Basta, come vi dicevo, mi sono stufato e il post è un sacco lungo, anche se ci sarebbe moooolto di più da dire, ma potete farlo voi nei commenti. Domanda: perché non gli metti cinque stelle? Voi direte, ma quasi quasi anche gliele metterei, però alla fine, quel voler a tutti i costi calcare la mano sul rapporto madre e figlia, sul padre assente, su un rapporto familiare deteriorato, benché immerso nel successo e nella ricchezza, non l'ho digerito del tutto. E' come se Blatty avesse in mano un mazzo pieno di tris fatti e si ostinasse a calarne di quelli con il jolly. Non gli serviva usare il jolly... poteva chiudere di prima mano.

Leggetelo, voi amanti del genere e anche chi non lo ama. 
Ah, dimenticavo di dirvi ciò che mi ha fatto cagare in mano, quando vidi il film. 
Regan e i medici.
Regan non poteva difendersi, e il nemico peggiore che puoi incontrare, quando non puoi difenderti, è un medico. Qualunque medico. Ecco, quando cercavano di curare Regan, massacrandola di analisi, io mi sono cagato sotto. Il resto no. :)
Alla prossima!

8 commenti:

  1. Iiih mamma mia, i medici, che paura! Specie i patologi che ti interrogano agli esami, quelli sono i peggio di tutti!!! ^^

    Simone

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  2. Cosa conti di fare? Leggerai anche Gemini Killer, che presenta alcuni degli stessi personaggi?

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    1. sì, quello è la riserva, infatti, ma prima vengono ancora altri libri dei 100PSF ;)

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    2. Non mi costa nulla ri-confermarti che le tue recensioni mi piacciono perché ci metti dentro molto di te stesso - non sei asettico, insomma - e le leggo volentieri perché mi allargano i pensieri, ma non prendermi troppo alla lettera quando dico che delle noci mangio i gusci e dei gherigli le coccole ;)

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    3. E io ti confermo che solo ora noto l'ora sbagliata ma non ho idea di come cambiare :( il fuso orario è corretto... boh...

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  3. Piaciuto moltissimo anche a me, perché c'è una naturalezza, nello stile di Blatty, che ti fa star male per la profondità della storia. E Kinderman è un grandissimo personaggio. :)

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  4. Piaciuto, riletto e ripiaciuto e confermato che la cosa più angosciante la trovavo nella posizione della madre di Regan, a dover far fare quegli esami a una figlia di cui non comprendeva lo stato. Che fosse possessione, un problema mentale, malattia, il dover mandare con quell'incognita la figlia a far fare "analisi" o sottoporsi a una cura ancestrale come l'esorcismo, rappresenta il più forte atto di fede della storia.

    Letto anche Gemini Killer, e visto pure il film, però non lo ricordo bene, aspetto una tua rece che mi rinverdisca dentro.

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  5. "no cioè, tu sei fuori. solo 4 stellette? hai dato 3 stellette a certe
    robe, dio mio, e a blatty NON dai le cinque stellette? ma vergognati
    profondamente.
    grandissimo libro, che va alla pari col film. l'unica cosa del film
    che non mi è piaciuta è la caratterizzazione di kinderman: nel film
    sembra praticamente jack frost (quello brutto del telefilm, non quello
    dei - buoni- libri), mentre nel libro ha una personalità ben più
    complessa.
    nel complesso però trovo che friedkin abbia azzeccato in pieno forma e
    sostanza del libro di blatty.
    è stata l'unica volta in cui ho visto prima il film e poi letto il
    libro, ma questo non ha tolto assolutamente nulla alla potenza
    (potenza? yes, proprio) della narrazione di blatty, che ho trovato
    invece un po' affievolita e raffazzonata in gemini killer (che rimane
    pur sempre un discreto lavoro).
    metti 5 stelle, stronzone, di corsa e silenzio!"


    n.b. metti 5 stellette o vengo a gambizzarti :D

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