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"Tornare a casa" di Javier Cercas**

Posso dire che c'è troppa Spagna, dentro questi racconti? Si può?
No, non è poi per questo che non sono riuscito a farmelo piacere, chiaro. E anzi, questo non è certo un difetto... però io ammetto la mia ignoranza storica sui particolare del franchismo, o sulla guerra civile spagnola o sul tentato golpe, e quindi, molti dei riferimenti, anche ironici, perché no, non li ho colti o li ho colti male.
Non so...
Non questiono la scelta dell'autore, perché Javier Cercas mi pare avere uno stile suo, molto personale, e una leggerezza che potrebbe essere gustosa, in altri contesti. Questiono, casomai, la scelta di un lotto di sei racconti accomunati dal solido background storico e da una forte, fortissima componente autobiografica.

Vediamoli uno alla volta, rapidamente.
Sono sei.
La canzone di Tijuana ci parla di un viaggio di Cercas in Mexico e del muro della vergogna americomessicano. E poi di Tijuana, un buon posto per vivere e per morire. Godibile, forse ora un po' anacronistico, perché mi paiono cambiate leggermente, le cose, ma in ogni caso attuale. Qui non conta sapere di storia, perché la cronaca spiega, ma tutto è molto figlio di chi scrive. Il vostro viaggio a Tijuana, però, non potrebbe mai essere così, a meno che non siate scrittori/artisti un po' conosciuti.
La tragedia e il tempo, invece, brevissimo, ci racconta il ricordo personale di come l'autore ha vissuto il tentato golpe dell'1981, recuperando il concetto (citato) della tragedia+empo = commedia.
La banda dei cinque, si riferisce ai lettori di un esordiante, che poi non diventano più cinque quando si comincia a pubblicare ed è un modo di raccontare l'idea di essere letti, sempre secondo il punto di vista di Cercas.
Tornare a casa, che dà il titolo all'intera raccolta, è invece forse il racconto più riuscito, meno ironico e più denso. Racconta il suo paese, Cercas, da cui è fuggito, e racconta l'Estremadura e gli estremegni, che in spagna sono un po' la zona reietta, deserta, sfigata... i servi dei servi, per dirla come dice lui. E racconta i segni lasciati in chi emigra, se ne va, e poi, forse, nell'istante in cui va, non potrà mai più tornare a casa veramente. Ecco, questo mi è piaciuto.
Compassione per gli scrittori, invece, è il pezzo in cui si scatena l'ironia. Mi ha ricordato, anche se forse in senso lato, Sedaris. Cercas ci racconta di come lui, autore con poca fama, ha odiato gente come Vargas llosa, gente che ha ben più fama e tipo entra nei Musei quando sono chiusi o cose simili. Si ghigna, in questo, anche se poi, alla fine, ci lascia molto dell'autore ma poco, a noi lettori.
E infine, brevissimo, I Vitini, altra storia di coincidenze vissute dall'autore, sempre con forte background politico-militar-storico spagnolo.
In conclusione, se mettete in conto che l'ho letto domenica sera, in poco più di un'ora, sono tutti racconti al alta leggibilità, che però ho la vaga impressione - ma forse sono cattivo io - che fingano di nascondere una profondità, nel loro tono leggero, che poi o non hanno proprio o l'hanno rubata.
Rubata come, direte voi. 
Citazioni. Ce ne sono tante e di belle, però anche se il modo in cui vengono poste è pregevole e non c'è nulla di copiato, dopo un po', almeno a me è accaduto, vi viene da pensare: oH, ma la vuoi dire una cosa tua, o dobbiamo andare avanti dicendoci quel che ha detto tizio o caio?!
Certo, una cattiveria, ma l'ho pensata, anche se quel che dice tizio o caio era molto bello.
Tutto qua, quindi: libro leggibile e poco impegnativo, ma racconti che forse non rendono giustizia a un autore che avrei voluto vedere più slegato dai fatti suoi.

2 commenti:

  1. Dopo «Soldati di Salamina» sono apparsi almeno un altro paio di romanzi di Cercas, ma nulla che fosse all'altezza. Ho il forte dubbio che si tratti di uno scrittore da un solo libro.

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  2. In effetti, in molti dei racconti, non fa che citare Salamina, e il resto niente, ed è anche l'unico titolo che mi pareva di aver già sentito, di quelli riportati in bibliografia, anche se non mi ero fissato mai questo nome.
    Comunque non mi ha fatto voglia di leggermi nemmeno Salamina, per ora. Non è che lo boccio, eh, ma insomma, per ora può aspettare.

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