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"Il monaco nero e altri racconti" di Anton Čechov****

Ero rimasto un po' indietro, con questi raccontini del Sole 24 ore, e questo Monaco nero, di Anton Čechov, l'ho finito, mi pare, a inizio questa settimana, dopo l'uscita del numero successivo. 
Avevo letto, da qualche parte sul Sole, che i racconti di Čechov erano i preferiti del curatore, e sinceramente, dopo averli letti - facendo per la prima volta la conoscenza di questo autore (sì, okay, fucilatemi) - è un'opinione condivisibile. 
Soprattutto il primo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, è un gran pezzo, davvero. Potrei addirittura azzardare che non ha difetti. Non da meno, anche se diciamo che l'obiettivo era più basso, il secondo racconto - Dell'amore - e ottima di nuovo la prima parte del terzo, che forse, vagamente, non mi ha stregato fino alla fine.

Nel complesso, comunque, davvero, ma davvero delle ottime letture, che farebbero un gran bene a chi, gente miope e bizzarra, non apprezza a prescindere la forma narrativa breve.
Non credo, in effetti, che un brano come Il monaco nero avrebbe un altro impatto, se allungato (o accorciato). C'è un equilibrio, in questa novella, invidiabile, perché se la si va a scomporre (ambiente, personaggi, trama, stile, ecc) non gli si riesce a trovare una pecca che sia una. Aggiungeteci poi, che nel raccontare, il buon russo, pare avere anche qualcosa da dire (okay, certo, da non sottovalutare la componente autobiografica, certo) e ottenete qualche passaggio che, quasi subito, vi viene voglia di rileggere.
Vediamo... ah ecco qua, sentite parlare Kovrin, per esempio, che vede questo Monaco, illusione della sua pazzia con cui conversa brillantemente, e viene poi curato:
Ero impazzito, ero megalomane, ma in compenso ero allegro, attivo, addirittura felice, ero interessante e originale. Adesso sono diventato più ragionevole e più posato, ma in compenso sono come tutti gli altri: sono una mediocrità, la vita mi è noiosa... Oh, come avete agito crudelmente con me! Avevo allucinazioni, ma a chi davano fastidio? Vi domando: a chi davano fastidio?
Ecco, questo per dire dei pensieri, che il racconto vi può istigare.

Oppure, nel racconto secondo, che indaga sull'amore, prendendo simpaticamente come spunto una storia d'amore bizzarra, tra anime differenti eppur attratte, ecco come usa la prima persona:
A Mosca, quando ero ancora studente, avevo un'amica, una cara signora: ogni volta che io la tenevo tra le braccia pensava a quanto io le avrei elargito al mese e a quanto mettevano la carne di manzo al chilo quel periodo. Così facciamo anche noi; quando amiamo non smettiamo di porci delle domande: se questo sia onesto o meno, intelligente o sciocco, a che cosa porti questo amore e così via. Se sia bene o no, non lo so, ma che questo disturbi, non soddisfi, irriti, questo lo so.
E benché siano in sostanza apparentemente banali, inserite nella storia, nell'ambiente, nello stile pulitissimo e pieno di sfumature, si arriva alla fine del racconto soddisfatti, ammirati, grati dell'idea che ci siano cose da leggere di questo tipo, da caminetto e poltrona...
Un ottimo assaggio, insomma, dove per altro, siamo ben lontani dalla verbosità che ogni tanto si teme quando si legge un cognome russo... anzi, qui la storia c'è, e la trama, benchè funzionale al contenuto, non è scarna o pretestuosa. 
Insomma, diciamo pure che un libro di racconto di Checov, là sotto, nello scaffale dei libri dimenticati, ce l'ho sempre avuto. Adesso so che prima o poi, lo leggerò.

4 commenti:

  1. Bene, anzi, molto bene e contrariamente a prima, caro Gelo.
    Mandi.

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  2. Toglimi una curiosità. Se non riesci a trovargli una pecca, se invece gli trovi tutti questi pregi, perché quattro stelle invece di cinque?

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  3. perché le stelle sono il mio giudizio, e il mio giudizio è anche figlio dei miei gusti
    inoltre le stelle sono su "questo libro" e non su Checov in generale, e per dire, la copertina fa cagare. :)
    inoltre sempre per questa terza cosa, il racconto del monaco nero è senz'altro da 5 stelle, mentre gli altri due, sono da quattro, perchè uno era un lavoro meno ambizioso, e l'altro, l'ultimo, a un certo punto mi ha "mollato" nel senso che ho perso il filo e lho dovuto riprendere.
    quindi, in media, per questo librettino quattro stelle. :)

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