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"Sarrasine" di Honoré de Balzac***

Era questa la novella del Sole 24 ore di domenica, e per la prima volta, credo, mi sono portato avanti, leggendola a poche ore dopo l'acquisto.
Dev'essere perché era più breve, questo lungo racconto di Honoré de Balzac, rispetto agli altri, e perché era scritto anche con un carattere più grandicello.
Insomma, ho pensato, me lo tolgo subito dalle palle, 'sto francese ottocentesco crepato poco più che cinquantenne che però ha avuto l'ardire di scrivere l'opera multiopere più copiosa (la commedia umana) e soprattutto di farsi intitolare un cratere su Mercurio...
Che poi, come al solito, anche di Balzac ero digiuno, non avendolo mai affrontato se no, forse, per qualche riga su qualche antologia scolastica di cui ricordo solo che la trovai noiosa, eoni fa.

E devo dire che mi è piaciuto, sì. Non mi ha entusiasmato da spellarmi le mani, ma è stata comunque una novella che ho letto con piacere e che, in scena, ha liberato un paio di "Ooohh" niente male, nella sua seconda parte.
Perché se è vero che la prima metà è preparatoria, fatta di descrizioni, di un clima tenue, che abbozza un mistero che sa più di pettegolezzo, che di avventura, la seconda parte, narrata dall'io narrante e riguardante la figura di un vecchio decrepito - più morto che vivo - che veleggia tra le pagine iniziali, è avvincente e colpisce in profondità.
C'è Parigi, all'inizio, con i suoi vizi e la sua arte, i suoi eccessi e la sua vita di corte e di nobili, e poi c'è Roma, nel racconto della vita di un giovane irruente scultore - dotato sì di qualità, ma anche di eccessi e slanci ben oltre quel che si conviene - che si invaghisce di una primadonna dell'opera, la Zambinella...
S'invaghisce... più che altro parte proprio in fissa, in un misto d'innamoramento e di idealizzazione che fonde arte e amore, e lo porta a fare cazzate, diremmo oggigiorno.

La storia è tutta lì, certo. C'è poco altro a livello di trama. Scopriremo, alla fine, che cosa lega il misterioso vecchio decrepito con la storia del giovane scultore innamorato della cantante... E scopriremo, non senza un velo di malinconia, come la passione e l'arte, a volte, non sfocino in qualcosa di grande, ma soffochino in un angolo, lasciando, appunto, un vecchio mummio e (forse nemmeno tanto) misterioso.
Personalmente, la prima parte l'ho trovata un po' lenta. Lo so... lo so... è una descrizione funzionale a quel che si vuole ottenere dopo, ma magari, un paio di pagine prima, nel vivo della vicenda, si poteva entrare.
Molto bello, invece, il modo con cui la passione e la fissazione per la bellezza è stata resa. Ci si sente davvero come se potessimo percepire l'estasi dell'artista.
Insomma... non mi dilungo troppo. Una bella novella, sì, leggibile anche se magari, prima, a sentire il nome di Balzac si potrebbe pensare che è verbosa. Non lo è, e sono contento di averla letta dài.

Ah, tra l'altro lo trovate anche in ebook, ma per 40 pagine scarse, 3.99euri mi paiono troppi, meglio, a questo punto, i 5euri e mezzo del cartaceo feltrinellico, ma meglio ancora era fare come ho fatto io: 50centesimi in più domentica scorsa e via. La prossima domenica tocca a Jhumpa Lahiri, che non ho la più pallida idea di chi o cosa sia :)

6 commenti:

  1. Personalmente ho trovato "Sarrasine" una lettura abbastanza piacevole: prosa gradevole ed elegante, soprattutto nella prima parte (che non mi è parsa troppo lunga) e trama piuttosto gustosa nella sua essenzialità.
    Condivido le tre stelle a questo lavoro di Balzac, tutto sommato ci stanno.

    L'Anonima Maiuscola

    :-)

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  2. orpo
    aver un'Anonima Maiuscola che commenta balzac è un onore...
    anzi, un honorè! :)
    Sì, comunque anche io l'ho letto con piacere e la prima parte era un po' lagnosa e legnosa :)

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  3. Oh, ma è un onore più grande per me! :-P

    Tornando a Balzac, mi permetto di rilevare che l'accusa di lagnosità è comprensibile (anche se non la condivido), mentre quella di legnosità mi sembra poco azzeccata.
    Secondo me "Sarrasine" è un buon esempio di scrittura rotonda, ampia, avvolgente, molto esplicativa (o "lagnosa", per dirla con parole tue). Insomma, non vedo traccia di legnosità!

    Piccola annotazione finale: hai dato tre (meritate, s'intende) stelle a Balzac e solo due alla Gordimer? Mmm...

    L'Anonima Maiuscola

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  4. E che ci devo fare, la gordimer non mi è piaciuta, ogni tanto sono allergico all'eccesso di problematiche ficcate dentro nei racconti...
    e la guerra
    e il nazismo
    e limmigrazione
    e la povertà
    e...
    e vaffanculova! :)))
    in effetti, è vero che non è brutta, la gordimer, anzi... però le stelle son le mie ;)

    per la legnosità è vero, ma avevo gusto di assonare :D

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  5. Libertà di stellare a piacere, ci mancherebbe!
    Ciao! :-)

    L'Anonima Maiuscola

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  6. Sarrasine ancora mi manca, ma Balzac lo adoro. Potessi usufruire di una macchina del tempo sarebbe uno dei primi cui farei visita. Lui, Bill Hicks e pochi altri. Dai, scrive come avesse genio liquido al posto dell'inchiostro.

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