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"Queste oscure materie: La lama sottile" di Philip Pullman***

Questo è il libro più anziano, qui sul mio scaffale delle letture estive, e per parlarvene, non ho dubbi, dovrò ricorrere almeno un po' alla trama wikipedica.
Se ricordate ve ne parlai eoni fa, tipo prima di partire per le ferie agostane, e poi vi promisi, più o meno, che ve ne avrei parlato suddividendo la trilogia, anche se il libro che possiedo la racchiude, e anche se, tra il primo-secondo-terzo tomo ho infilato solo uno o due libri, leggendolo, quindi, praticamente senza soluzione di continuità.

Devo dire che gli ha giovato.
Anzi, se dovessi scegliere, tra tre letture separate e il librone unico, opterei per quest'ultimo, soprattutto perché - come qualcuno di voi forse mi disse all'epoca - i singoli episodi della trilogia assumono valore maggiore considerati nel suo complesso.
Potrei anche ribattere che i difetti, visibili in uno solo dei tre tomi, tendono a diventare più piccoli nel complesso dell'opera, che è, ora lo posso dire, un lavoro discreto, con idee pregevoli, che regala, a conti fatti, suggestioni piacevoli e una bella avventura fantasy

Comunque, andiamo per ordine, e vediamo di parlare solo del secondo episodio. La lama sottile, titolo molto, ma molto più azzeccato del primo (sì, okay, in inglese erano due, bla bla, ma ora non voglia fare il pedante e basta sapere che il titolo è ottimale per riassumere la vicenda).
Perché?
Perché l'oggetto magico attorno a cui si raccolgono i personaggi e buona parte delle vicende è un coltello, appunto, una lama sottile e misteriosa, che ha il potere, se usata sapientemente dal suo portatore, di aprire porte tra i mondi. Rimane centrale, quindi, l'idea dei multiversi, infiniti (però nel libro sembrano molti di meno), e a essa si aggiungono altre idee, alcune davvero pregevoli, altre un po' più banali, ma mai sgradevoli.
Diciamo subito che se il primo tomo era il libro di Lyra (e dei daimon, of course), questo è il libro di Will, Will Parry, ragazzo dodicenne del nostro mondo, della Oxford attuale (che non ha un daimon, per fortuna).
Ma qui, con la mescolanza di uomini del mondo di Lyra con uomini del mondo di Will, il discorso dei daimon (animali dalla quale Lyra e tutti quelli del suo mondo non possono essere separati e che cambiano forma fino alla pubertà, e poi si stabilizzano in una forma sintonizzata con quella del loro umano) cade in secondo piano, e i daimon diventano più "personaggi" e meno "zavorra". 

Dal punto di vista della trama, comunque, c'è una differenza di fondo, tra la Bussola d'Oro e la Lama Sottile.
Mentre il primo libro, se lo leggete e poi decidete di non proseguire, questo è decisamente un passaggio di transizione, un libro che muove le pedine, crea situazioni, fa vivere e morire personaggi, anche rilevanti, in modo da crearsi uno scacchiere per la terza parte della trilogia, che è quella che ritengo - per trama e sviluppo delle idee - più riuscita.
Siete avvertiti, quindi, se avete letto per caso la Bussola d'Oro e meditate di proseguire con questo, mette in preventivo di terminare la trilogia. Altrimenti rimanete a metà della storia.

Due brevi parole sui fatti, per chi magari non sa bene di cosa si sia parlato fin qui. Dunque... Lyra, la classica ragazzina preadoloscente con caratteristiche fuori dal comune che deciderà le sorti del mondo (anzi, dei mondi) scopre la "Polvere", una sorta di materia vitale di cui sono impregnate le cose e che, si saprà nel corso di questa puntata, ha una sua coscienza. 
Lyra scopre anche la presenza di un altro mondo, ed è proprio da qui che parte il libro. Will, padre scomparso, madre mezza matta, finisce è in una situazione tutt'altro che felice e per di più ci sono uomini che lo spiano e pedinano. Cercando di sfuggirgli, ne uccide uno, e da lì parte una fuga che lo porterà - per culo (una di quelle casualità che mi hanno fatto girare le palle) - a entrare a Cittagazze (un nome un po' meno ridicolo, no eh?), dove c'è già Lyra, lì da un po' di giorni, e alcuni bambini. Gli adulti se li sono mangiati gli spettri, entità che paiono invincibili e che risucchiano la vita di chiunque abbia superato la pubertà.
Bene.
Qui a Cittagazze Will viene in possesso, lottando, della lama sottile, e con essa scopre di poter aprire varchi tra i mondi. Bello, questo, sicuramente suggestivo. Da qui partono le avventure, che si sviluppano su diversi piani spaziali, anche perché i mondi sono tanti, milioni di milioni... no, okay, scherzo, però la fantasia qui può avere davvero briglia sciolta.
Nella Oxford di Will, Lyra conosce Mary, una scienziata che ha scoperto, per altre vie, la "Polvere" e che fuggirà a Cittagazze per poi venire a contatto con un popolo fantastico e suggestivo di strani esseri (molto riuscito, come idea). La signora Coulter, madre di Lyra, cattiva di turno, sembra di nuovo altrettanto cattiva, e lo è, anche se la sua figura, già qui, comincia a essere ambigua. Idem per Lord Asriel, padre di Lyra, accantonato, per ora, ma personaggio che lancia l'idea più interessante di tutta la trilogia, che non vi svelo, per non rovinarvi la lettura. E poi?
E poi c'è il padre di Will, che mica è un pinkopalla qualunque, ma è uno scienziato-ricercatore che ha viaggiato tra i mondi e che vi è rimasto, diventando uno sciamano. E poi ecco che ci sono, come nei migliori modern fantasy, sia figure misteriose e algide come le streghe (che il lettore tende a immaginare come delle gran fighe, anche se un po' freddine) e anche figure come gli angeli. Sì, proprio quelli, quelli della religione, perché come già nel primo tomo, di religione qui continua a essercene, ed è un aspetto interessante dell'opera, anche se non primario. Anzi, qui, l'aspetto religioso, e l'esistenza di Dio e degli angeli, viene considerato e circondato dalle vicende, anche se posso comprendere le posizioni di chi può vedere in questo libro una sorta di ateismo latente (o almeno a ciò equivale l'idea di divinità intesa come abitatore di uno dei tanti multiversi).

Continuano, comunque, alcune piccolezze che io non ho amato. Cose come la Cittagazze (già il nome era orrendo così) che viene abbreviata in Cigazze... ma dico io? Ma quanto è ridicola questa cosa? Oppure all'inizio, Lyra, che sta vivendo da giorni in un mondo simile al nostro, si è sfamata, ha dormito, ecc (la città è deserta) ma non ha imparato ad aprirsi una lattina di coca! Ma insomma... o è scema del tutto (e non lo è, visto il popo di cose che combina durante la trilogia) o all'autore serviva un gancio per far arrivare Will che (miracolo) la introduce nel mondo più moderno, spiegandole cose come questa, mentre la visione del traffico di Oxford (automobili treni e quant'altro) pare non la stupisca più di tanto.
Cioè, dài... prendete una ragazzina dodicenne che vive, diciamo nel 1600-1700. Ma forse anche prima. Buttiamola in una metropoli attuale, con tutta la modernità intorno. Ma davvero credete che il giorno dopo la ragazzina è in grado di girare in modo autonomo per la città andando pure a visitare un museo?
Ecco. Queste, ripeto, sono note che si notano solo se volete notarle, ma io, notoriamente, sono una pignainculo, e le noto :). 
A parte queste cose, però, devo dire che il romanzo è gradevole, la vicenda è viva, sempre, e le pagine corrono veloci. Ci sono le battaglie, i sotterfugi, i misteri e un sacco d'altra roba che vi fa andare avanti e avvince, e le piccole sciocchezze di cui sopra svaniscono, vengono inglobate nel resto della storia.
Il finale, come vi dicevo, è monco, non definitivo. Qualcuno morirà, voi ci rimarrete male, e resterete anche con il fiato sospeso per Lyra, che anche se simpatia, personalmente, me ne ha ispirata sempre poca, non mi è nemmeno antipatica, e quindi, dalla Lama sottile al Cannocchiale d'Ambra, sono rimasto col fiato sospeso.
A presto per chiudere la trilogia, cari.
Per ora, come vedete, questa puntata numero due, mi è piaciuta di più. :)

1 commento:

  1. n effetti non avevo riflettuto su parecchie cose che hai fatto notare in questo post e in quello precedente.
    Però a me i daimon non sono mai parsi "zavorra" nemmeno un po' :)
    Questo libro in effetti è più adulto rispetto al primo.
    Personalmente tutta la storia m'è piaciuta moltissimo, ma in effetti certe cose, presa dall'entusiasmo, mi erano sfuggite. (Il che non mi impedirà di rileggermelo col massimo piacere, naturalmente :) )

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