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"Malapunta" di Morgan Perdinka****

E' con calma e rilassatezza che mi accingo a scrivervi di questo libro.
Se ne parla, nel web. Se siete amici di blog, avrete già letto altre righe, di altri amici di blog e forse vi avrete letto anche il libro o la sua autopsia ufficiale.
E allora diventa più strano, parlarvene, perché se uno vuole le notizie "normali", i contenuti del libro, ne trova. Sicuramente migliori di quante ve ne dirò io, qui, ora che è tardi e sono stanco e sono stufo di fare altro e voglio fare solo questo: prendere in mano il libro, rileggere qualche pagina, parlarne e poi, come faccio sempre, riporlo, là, sullo scaffale, vicino ai Vermi questa volta.

Pensavo, pochi secondi fa, mentre scrivevo il titolo e piazzavo, senza dubbio alcuno, le quattro stelline, se potrei mettere cinque stelline a un libro attuale, contemporaneo.
No, mi sono risposto.
Perché i libri da cinque stelline devono superare anche la prova del tempo, in almeno due sensi.
Nel senso del ricordo e in quello della rilettura. 
I miei libri da cinque stelle durano sia quando li penso, sia se - per caso - decido di rileggerli. Ecco perché devono essere un po' datati. Da questo punto di vista, però, Malapunta ha già superato la prova del ricordo.
Lo lessi a inizio agosto. Poco prima di entrare in isolamento marittimo, e ancora oggi, a distanza di tre mesi, lo ricordo perfettamente. Ricordo l'isola, la figura di Nico Marcalli, di Gabry, di Hasany, di Pietro e Serena... Tutto ancora vivido ed emotivamente caldo. Poi certe cose svaniscono, certo, dovrei rileggere, ma la trama complessiva, quella complessità che si percepisce ma non disturba, que giocare con elementi pericolosi come la virtualità, i multiversi e - soprattutto - la "fine del mondo", ecco, tutto questo lo ricordo molto bene.
Ed è piacevole, in un libro. Ti fa venire voglia di consigliarlo, di diffonderlo, di rendere partecipi altre persone, che esiste.

Un lettore di questo blog, Alessio, una volta mi chiese dei Vermi, gliene parlai e li acquistò. Li lesse. Gli piacquero. Poi mi chiese: ma ce l'avete un libro "strano" come questo? E in quella parola, in quello "strano", capii cosa intendeva, e sì, gli dissi che ce n'erano, di strani. Però quella volta Malapunta doveva ancora uscire. Ecco, ora che l'ho letto, ho dato un senso a quello "strano". Strano nel senso di non convenzionale, di non il solito libro. Di qualcosa di nuovo.

Sollevo anche un'altra questione, che spesso mi ha fatto sorridere. Mi chiedevano, all'inizio, ma chi ha scritto il libro? Morgan Perdinka? Ma esiste davvero? Ho cercato su google, non ho trovato i suoi libri! Ma dài, su, l'ha scritto Danilo Arona! E io, ad alcuni, a divertirmi spiegandogli che Perdinka, prima di suicidarsi, ha fatto ritirare tutti i suoi lavori, e quindi logico che non si potevano più acquistare.
Per non parlare di quelli che si bullavano dall'aver "scoperto" che sicuramente il libro è di Arona. Ah ah, credevate di fregarmi eh! si leggeva tra le righe.
Ma se voi aveste letto l'Estate di Montebuio appena prima di questo romanzo. E magari le Cronache di Bassavilla un anno fa, e magari i saggi di Danilo per la Tropea, roba interessante che forse avremo letto in quattro gatti, insomma... se mettete insieme tutto questo, beh, non vi state proprio a chiedere dove finisca Arona e dove comincia Perdinka... oddio, anzi, diciamo pure Qualcun Altro, perché non è che sappiamo chi è. Di certo non è Arona, ecco.
Perché sì, se nell'Estate di Montebuio si percepiva la scrittura altrui, dentro alle righe perdinkiane, qui, su Malapunta, l'effetto è diverso. Si percepisce una scrittura di Danilo che però no, non è la sua, soprattutto in certe parti. E allora sì, ti dici, certo, la tastiera del computer è quella, la sua, le dita anche, ma quel che le guida, ciò che costruisce le frasi, no, non è il solito lui. Il personaggio di Morgan è vivo, dietro queste pagine. Leggi Malapunta e ti viene in mente che la persona che hai conosciuto a Montebuio.

Poi?
Poi c'è la magia di quest'isola, a metà strada tra lo Stivale e la Corsica. Ah, che bello, pensare a quest'isola. Come fai a dubitare della sua esistenza, dopo aver letto il libro? Non vuoi, dubitarne. E non vuoi nemmeno andarci, a Malapunta. Vuoi che esista, punto. Ti basta. 

Poi certo. C'è la zona rossa, pericolosa. Parlare di fine del mondo, ora, a un passo dal 2012, è pericoloso. Pericoloso perché potrebbe spingere a catalogare questo libro come un libro sulla fine del mondo... suvvia, non diciamo cazzate. Siamo in altre zone, altri lidi, altra roccia. La fine del mondo, intesa come mutamento delle condizioni del pianeta, c'è, ma è solo un personaggio, e nemmeno uno dei maggiori. Arriva alla fine, come un comprimario, in modo non previsto, ad arrotondare gli angoli di una storia che ha già detto quel che aveva da dire, tenendovi incollati alle pagine. 

Qui, un protagonista, è di nuovo il tempo, la storia, le connessioni. Sì, è in questo che Perdinka è un mago: nel cucire l'incucibile, usando per ago i sogni e per filo il tempo. E così vi trovate a leggere, nelle stesse righe, delle fogne in Romania e dei druidi massacrati dai romani. Vi trovate immersi in un mare ostile, dove una sirena famelica si fa giustizia per qualcosa che forse è stato solo immaginato. Interconnessioni tra questo mondo e altri, tra i multiversi che forse la fisica nega, ma che i cultori del fantastico, o anche chi solo si è svegliato di notte, sudato, dopo aver visto cose, nei sogni, che non possono essere pura invenzione dell'inconscio, non negherebbero mai.

Insomma... è proprio un bel libro, Malapunta. Ti fa ripensare all'approccio al romanzo, al come puoi affrontare cose diverse, idee lontane, strutture complesse, e mescolarle rendendole friubili, popolari, lontane da un arroccarsi sgradevole. Scrivere per chi ti legge, per dirla schietta. Per il puro, limpido, piacere di raccontargli una storia che ancora non ha sentito. Spaventarlo, forse, inquietarlo, ma cambiarlo, non fargli girare le pagine senza avergli dato modo di attraversarne qualcuna. Non tutte, no. Ognuno avrà le sue.
Le mie erano parecchie. Tutta la prima parte, la disperazione di Nico, il suo costruirsi una morte. E poi la crudezza delle fogne rumene, il respiro storico dei druidi, della magia, dell'arte oramai perduta nella notte dei tempi. E quell'isola, sognata e reale, che imprigiona... un po' come tutto il libro...

10 commenti:

  1. Bella recensione, condivido. Anche io l'ho letto più o meno in quel periodo e ancora me lo ricordo. Come ricordo ancora L'estate di Montebuio che ho letto prima.

    E no, non è un romanzo sulla fine del mondo, ma è qualcosa di più complesso.

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  2. Bene questo sarà uno dei miei libri-colleziona-punti-miolionari_XII... preparati che a breve ti giro la mail con la lista...

    (prima di leggere questo sono in recupero via anobii dell'estate di montebuio)

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  3. @Daniele
    grazie. e anche per me, sia questo sia l'estate, freschissimi. Li abbiamo letti più o meno in contemporanea, mi sa. :)

    @Eddy
    Sì! fai così, fai bene. Prima Montebuio e poi Malapunta. Scelta consigliata, come direbbe un pc. :)
    Uno non influisce sull'altro, a livello di trama, ma leggerli entrambi e ravvicinati li migliora entrambi!

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  4. Come ben sai il libro mi è piaciuto, quindi non posso fare altro che dire che mi è piaciuta anche la tua recensione.
    E poi non dire che non ti tratto bene. LOL

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  5. L'abbiamo letto insieme e l'avevamo già detto, ricordi? :) E ti confermo che anch'io ho un ricordo vivissimo, dell'inizio come della fine.
    Da Nick ho detto che è un libro che meriterebbe palcoscenici materiali migliori, questa è roba da espositore! Peccato che così facendo verrebbe sicuramente annesso a ciò che si dice, cioè che si tratta di un "semplice" libro sulla fine del mondo, perso insieme ad altre "patinature" meno attraenti.
    Ripeto anche qui che non è stato il mio preferito di XII e non l'ho trovato neanche weirdissimo, ma devo dire che lo consiglio anche a chi non è avvezzo al genere, magari abbinandolo proprio a Montebuio.

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  6. Ecco guarda, tocchi proprio un altro punto chiave. ovvero quelli che magari ogni tanto ti capitano, che ancora pensano i libri per "genere". Tipo: "ah ma voi fate roba weird/horror" ah no, quella roba lì non mi piace, non è il mio genere. e io sono sempre combattuto tra il pensiero a) e b)
    a = "Ma bioparco! ma possibile che esistono ancora degli idioti che non perseguono l'idea di bel libro, senza farsi preconcetti di genere e minchiate varie? poveracci...
    b = un bel libro così non si merita di essere letto da occhi così avvilenti. Meglio così.
    :)

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  7. Io volevo mettere un bel B, dopo aver detto dell'espositore, ma non mi era sembrato molto "pubblicitario" per voi. :D
    I tizi che citi li ho ben presenti e mi domando come si fa a dire così quando i reparti novità in libreria sono pieno di vampiri, vampirelli, apocalissi varie, alchimie di ogni genere. E i suddetti li comprano, eh! Poi sono spesso anche divoratori di serie tv con fantasmi, soprannaturale e streghette. Boh!
    Io ho prestato Malarazza (che è molto piaciuto) alla mia compagna, non di certo appassionata d'horror, né di generi annessi, stessa cosa farò con Malapunta. Perché limitarsi così...

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  8. Mi hai incuriosita con la tua recensione, ci faccio un pensierino :)

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  9. Macchè, non è la mia recinzione, è proprio il libro, che è bello :)

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  10. Eheheh...bene allora...grazie per avermelo messo davanti agli occhi :D
    Poi ti dirò...

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