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"Jordi Anfruns, sociologo sessuale" di Manuel Vàsquez Montalbàn***

Ormai, se non dico due parole sul minilibro di racconti del Sole 24 ore, non mi sento la coscienza a posto. 
Sullo scaffale qui a fianco ho un sacco di libri di cui vi devo parlare, tra cui, tanto per dire, un paio dei 100libriPSF, che mi sono piaciuti molto e che rimebrerò e risfoglierò molto volentieri.
Però è anche vero che domenica comprerò il libricino di racconti della Gordimer e sono riuscito a leggermi questo di domenica scorsa di Montalbàn. Le copertine continuano a sembrarmi bruttine, o più che brutte, poco adatte e sempliciotte, anche se qui non siamo a livelli di quella di Maupassant. Comunque per 50centesimi non pretendo certo che la copertina sia bella, ci mancherebbe.
Manuel Vàsquez Montalbàn... che era costui?
Uno il cui nome gira e gira parecchio nelle "pagine" delle librerie. Ed è uno di quelli che io, di solito, non leggo. E' una categoria quasi compatta, di scrittori che di solito hanno un vasto pubblico, tendente alla fedeltà, che pubblicano molti libri, tendenti a essere simili, e che sono comunque dignitosi e leggibili, a volte molto bravi.
Credo si chiami mainstream, questa cosa.
Tra di essi, per farvi capire, mi vengono in mente Pennac, piuttosto che la Yoshimoto, o la Allende, o insomma, ci siamo capiti, gente di quella che scrivono più in grande il nome, che il titolo del libro (cash cows, vi direi se fossimo al corso di marketing).
Di Montalbàn che dire? Che è morto, per esempio, nel 2003, e che il commissario Montalbano si chiama così proprio per l'omaggio che gli ha fatto Camilleri. E che era un socialista, antifranchista ed è finito pure in gattabuia, per questo. Insomma, uno scrittore con una vita, fuori dalle sue pagine

Io, vi dico subito, non avevo la pià pallida idea di cosa scrivesse, prima di affrontare questi due racconti, quello che dà il titolo al librettino, e "Appuntamento mortale all'Up and Down", più breve, messo non so perché, all'inizio, invece che per secondo. Mah...
Dicevo comunque che ero ignorante, su Montalbàn, mentre adesso, qualcosina di più so, e ve la dico.
Pepe Carvalho, è la cosa di più, ovvero l'investigatore privato, ironico e amante della cucina e dei piatti strani, o ipercalorici, o anche al limite del commestibile, protagonista dei suoi due racconti e dei suoi romanzi, mi dicono dalla regia. C'è persino il premio Carvalho, in Spagna, per i libri polizieschi.
Insomma, Pepe è molto amato, pare. 
Ci sarebbe da ragionare, su questi detective post-marlowe e sulla loro evoluzione e diversificazione con criteri psicografici piuttosto interessanti.
Anche qui abbiamo un detective che non le manda a dire, che pesta i piedi alla polizia, che quando vuole sa il fatto suo, che si caccia più spesso nei guai di quanto non riesca a togliersene. Però, per contro, non è un solitario (ha un segretario/ex carcerato che cucina pe lui a ogni ora e un'amante passeggiatrice che non lo aspetta a casa ma che sta in pena per lui e gli medica le ferite quando si fa sparare addosso) e non è uno troppo simpatico o a buon mercato, di quelli dal cuore d'oro che si pagano con una lacrima.
Insomma: schema classico con variazioni.

Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto?
Diciamo che è una lettura agevole, discretamente avvincente, e che non si può non sorridere quando Pepe parla delle pietanze rigorosamente anti-bacio che Biscuter gli prepara. Il noir è a basso livello, nel senso che dopo aver piazzato l'omicidio, senza troppe descrizioni, si ragiona più sullo spessore dei personaggi che brulicano nel guazzabuglio da cui Carvalho, con abilità o mescolando le acque accazz, farà emergere il colpevole. In sottofondo, durante entrambi i racconti, non solo c'è una Barcellona moderna e ovviamente non certo di retta morale, ma c'è anche il fastidio per l'autorità e le forze dell'ordine in generale, così come quello per la classe agiata vuota e cieca. Un po' prevedibili, come posizioni e ironia, ma non tanto da essere banale.
Per il resto, il giallo con azione, ché di questo si tratta, è a metà strada tra l'avvincere il lettore raccontandogli la storia, e affabularlo descrivendogli Pepe. 
Insomma, per rispondere alla domanda, diciamo che non mi è dispiaciuto, no, però non mi ha fatto gridare al miracolo, né mi ha spinto a mettermi in lista di lettura qualche altra sua opera. Pepe è simpatico, certo, ma questo suo essere macchietta, avvicinarsi al fumetto (c'è? esiste? verrebbe molto bene, secondo me). no mi ha lasciato sempre soddisfatto. C'erano dei passaggi che quasi quasi mi parevano un po' superficiali, che avrei tollerato bene in un fumetto, appunto, ma dalla realtà li trovavo un po' lontani, leggermente inverosimili.

Piacevole, quindi, ma non meraviglioso.
Questo almeno, il mio giudizio, che forse cambierebbe in un'opera più lunga, perché in effetti Pepe Carvalho dà l'impressione di aver bisogno di spazio (in questo mi ha ricordato Adamsberg, della Vargas, che in un racconto sarebbe sacrificato e sotto potenziale).
E' tutto, cari.
Al prossimo giro di cosa volete che vi parli? 
Dell'epub di Marolla, di Malapunta o di classico moderno?

2 commenti:

  1. Cacchio, sono preso indietro coi domenicali del sole... quel minch... di Flautobert mi ha fatto passare la voglia.

    Non è vero. Poi questo sembra anche carino.

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  2. MAupassant è meglio!
    leggi quelli che son fighissimi! :)

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